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Vitamina D: come e quando

Gli studi scientifici su questa vitamina sono sempre più numerosi poiché una sua carenza sembrerebbe essere alla base di numerose patologie



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La vitamina D è fondamentale per garantire il corretto assorbimento del calcio a livello intestinale nonché per favorire la mineralizzazione delle ossa e dei denti. Questa vitamina è anche chiamata “vitamina del sole” perché la sua sintesi è favorita dall’esposizione solare, mentre è scarsamente presente negli alimenti.

Gli studi scientifici su questa vitamina sono numerosissimi poiché la sua carenza sembra essere responsabile di numerose patologie, dalla depressione, alla psoriasi all’obesità.


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Proprio perché la vitamina D è coinvolta nella mineralizzazione ossea e sembra intervenire nella patogenesi di numerose patologie, vi è un grande interesse circa l’opportunità di assumere integratori a base di questa vitamina, moltissimi dei quali sono di libera vendita e acquistabili sotto forma di integratore alimentare anche al supermercato.

La dicitura riportata sulle confezioni di molti integratori però non include semplicemente “vitamina D”.

La vitamina D che si produce a partire dalla pelle o che si assume con l’alimentazione, infatti, in maniera più specifica è chiamata colecalciferolo e costituisce la base di partenza per l’ottenimento di altri metaboliti che agiscono su svariate vie metaboliche dell’organismo umano.

Il colecalciferolo a livello del fegato viene trasformato in 25-idrossi vitamina D, spesso anche chiamato calcifediolo. Tale metabolita a livello renale subisce la trasformazione in calcitriolo, un prodotto che funziona a tutti gli effetti come un ormone.

Proprio calcifediolo e calcitriolo circolano nel sangue e permettono il corretto assorbimento del calcio a livello intestinale: se tali metaboliti attivi mancano, il calcio viene assorbito in maniera insufficiente.

Vista l’importanza di questi metaboliti attivi che lavorano anche in sinergia con il paratormone prodotto dalla tiroide, sono molti i prodotti in commercio che li contengono, per assicurare un apporto adeguato di vitamina D.

L’utilizzo di calcitriolo e calcifediolo è raccomandato soprattutto in caso di insufficienza renale o epatica, perché in questo caso la sintesi dei metaboliti può risultare compromessa.

Più in generale, la carenza di vitamina D si realizza nelle persone che si espongono scarsamente alla luce del sole, una condizione molto frequente nelle persone anziane che, anche a causa di altre patologie concomitanti, possono trascorrere la maggior parte del loro tempo in casa.

Ecco perché tutti dovrebbero esporsi costantemente al sole, passeggiare all’aria aperta durante tutto l’anno, sempre proteggendosi con creme solari con adeguato fattore di protezione.

La vitamina D, infine, è scarsamente presente negli alimenti: se ne trovano modiche quantità nei pesci grassi come aringhe, sgombri, salmone, sardine, mentre è abbondante nell’olio di fegato di merluzzo.  

In alcuni paesi viene normalmente aggiunto al latte e agli alimenti per l'infanzia. Quando con l’alimentazione e l’esposizione al sole non si raggiungono livelli ematici accettabili, si ricorre all’integrazione alla dose, normalmente di 400-600 unità.

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