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Gambe, tempo di check up

Gonfiori, capillari e varici. Il 40% delle donne italiane ha problemi di circolazione. Ecco le soluzioni per risolverli



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di Ida Macchi

Collant coprenti, leggings o jeans: d’inverno, le gambe sono ben nascoste. Così, se fai parte di quel 40% di donne italiane che hanno problemi di cattiva circolazione, gonfiori e inestetismi passano momentaneamente in secondo piano. Un errore, perché è proprio questo il periodo giusto per fare un check a capillari e vene, e magari mettere in nota i trattamenti per esibire gambe perfette quando torneranno sotto i riflettori.


Ecco allora quali sono i principali disturbi venosi e le soluzioni più adatte per risolverli, suggerite da Carlo Spartera, professore emerito di chirurgia vascolare all’Università dell’Aquila e responsabile
del reparto di chirurgia vascolare della Casa di cura Villa Valeria di Roma.


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Gambe pesanti e caviglie gonfie


Ti capita la sera, soprattutto se durante il giorno sei stata a lungo in piedi o inchiodata per ore alla scrivania. Disturbi che scompaiono con il riposo. 


Perché succede - Il gonfiore potrebbe dipendere dall’insufficienza venosa, un rallentamento del ritorno del sangue verso il cuore che, di conseguenza, ristagna nelle estremità. È più facile che ti capiti se soffri di stipsi, perché l’intestino pigro provoca non solo gonfiore addominale ma ostacola anche il flusso venoso degli arti inferiori. Anche la ritenzione idrica (dovuta a leggeri squilibri ormonali, oppure perché prendi la pillola anticoncezionale, o non bevi abbastanza) rende più difficoltosa la circolazione.


Come intervenire - Sicuramente facendo attività fisica, meglio se in piscina, così abbini il benefico
massaggio dell’acqua: nuoto, aquagym o aquabike, un’ora due volte a settimana. Quando non hai molto tempo, cammina almeno 20 minuti al giorno, a passo veloce, oppure salta per dieci minuti con la corda o, ancora, pedala 30 minuti (anche sulla cyclette regolata su un percorso in pianura).


Se sei irriducibilmente pigra, fai almeno 3-4 piani di scale a piedi: sali con passo deciso e respira profondamente, senza sostenerti alla ringhiera e tenendo schiena e testa diritte. Quando sei a casa, ogni tanto cammina a piedi nudi: un paio di minuti sulle punte ed altri due sui talloni.
Così, massaggi la suola plantare (il cuore periferico) e faciliti il ritorno del sangue venoso. No invece a tacchi alti e stivali perché lo rallentano.


Per evitare la ritenzione, al risveglio bevi due bicchieri d’acqua oligominerale e, se non basta, ricorri a un rimedio omeopatico a base di erbe amare dall’azione drenante, come tarassaco e cardo mariano. Metti spesso in tavola agrumi, peperoni, broccoletti, rucola e kiwi: sono ricchi di vitamina C, che rende più elastici i vasi sanguigni. Se stai a lungo in piedi, indossa calze a compressione graduata (40 denari) e ricorri a integratori a base di escina, rusco, ippocastano, centella o meliloto: ti forniscono bioflavonoidi che rinforzano le pareti delle vene. Metti in nota una visita dall’angiologo, se l’edema non si risolve. Il controllo è ancor più tassativo se hai genitori con gli stessi problemi, perché sono ereditari.

Reticoli rossi o bluastri


Oltre ai disturbi dell’insufficienza venosa, magari complicati anche dalla presenza di formicolii e senso di calore, sulle gambe ti sono comparsi dei reticoli rossi o bluastri. Chiamate teleangectasie, sono legate alla rottura di capillari superficiali.


Perché succede - Tra i principali imputati c’è una particolare fragilità costituzionale delle venuzze, la cellulite che infiamma i tessuti, o un malfunzionamento delle valvole della piccola o della grande safena, le due vene superficiali delle gambe.


Come intervenire - Rivolgiti all’angiologo che, attraverso un ecodoppler (vedi di seguito), valuterà se le due safene sono in salute. Se è così, puoi cancellare le teleangectasie con le sclero mousse o la terapia laser, trattamenti ambulatoriali della durata di 20 minuti. Nel primo caso, viene iniettata nelle venuzze una soluzione formata da microbolle di una sostanza (sodio tetradecilsolfato o polidodecanolo) che le cauterizza. Generalmente sono necessarie 4-5 sedute (80-100 € l’una). Il laser, invece, sfrutta l’energia termica, sotto forma di spot luminoso, per coagulare i capillari superficiali. Sono necessarie 1-2 sedute (150-200 € l’una).


Se gli inestetismi sono legati a una sofferenza delle valvole della safena, su consiglio dello specialista, puoi ricorrere alla Endo Venous Laser Ablation (Evla), trattamento ambulatoriale mininvasivo che dura mezz’ora. Il chirurgo introduce nella vena una sonda a fibre ottiche e, sotto guida ecografica, la fa progredire sino al tratto malato, dove emette il fascio di luce laser che lo chiude. Puoi tornare a casa dopo due ore, devi portare una bendatura per un giorno, ma non devi esporre le gambe al sole per il mese successivo: per evitare la formazione di cicatrici scure. Puoi effettuare l’Evla a carico del Ssn o in privato (a partire da 200 €).

Vene dilatate e in rilievo


Sulle gambe ti sono comparse delle varici, vene in cui il sangue circola “controcorrente”


Perché succede - La loro presenza può essere la spia di una sofferenza delle valvole di una delle due safene nel 70% dei casi è compromessa la grande e nel 30% la piccola. 


Come intervenire - Visita angiologica e ecodoppler sono il primo step per definire lo stato di salute delle due vene: se le valvole tengono e le vene varicose sono lievi, puoi evitare che peggiorino indossando calze elastiche (70 denari).


Se vuoi eliminarle definitivamente, puoi ricorrere alla microflebectomia, trattamento chirurgico mininvasivo effettuato in anestesia locale. Provvede a sfilare i segmenti di varici malati con un apposito uncinetto, inserito attraverso minincisioni che lasciano piccole cicatrici, ma che non richiedono punti di sutura. Puoi camminare dopo qualche ora, ma non devi esporti al sole per almeno due mesi.


I costi: paghi un ticket con il Ssn, 300-500 € privatamente. Se le valvole della safena non tengono, invece, occorre un intervento più radicale come l’Evla (che cauterizza tutta la safena o il tratto dall’inguine al ginocchio) o, in alternativa, la safenectomia chirurgica: in anestesia locoregionale, il chirurgo provvede a sfilare la safena malata, attraverso microincisioni di un centimetro. L’intervento dura circa un’ora, può essere effettuato con il Ssn, mentre nel privato costa 2000 € per gamba. Puoi camminare dopo 4-5 ore, ma è necessario un bendaggio compressivo da tenere per 2 giorni. Dopo, è sufficiente una calza elastica a compressione 2 (70 denari, la prescrive il medico), da indossare per un mese. Niente sole, per i due mesi successivi.

Da fare: l’ecodoppler venoso


L’ecodoppler è l’esame in grado di svelare lo stato di salute delle vene delle tue gambe, sia quelle che scorrono superficialmente sia quelle profonde come la grande e la piccola safena. Sfrutta una metodica simile a quella dell’ecografia e verifica qual è la tenuta delle valvole che garantiscono al sangue di circolare bene e di non ristagnare nelle estremità. Può quindi scoprire se hanno perso la loro tenuta e non sono più continenti. L’esame non richiede preparazione, è indolore e può essere effettuato sia con il Ssn sia privatamente (70-120 €).

Articolo pubblicato sul n. 5 di Starbene in edicola dal 19/01/2016

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