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Urine: l’importanza del pH

L’acidità evidenzia eventuali squilibri interni, che provocano cistiti e dermatiti. Ecco come fare l’autotest



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È semplicissimo e sicuro l’autotest, arrivato da poco in farmacia, per la misurazione del pH urinario. Basta prendere una strisciolina reattiva, metterla a contatto con qualche goccia di pipì e confrontare il colore ottenuto con la scala cromatica della confezione, corrispondente a un pH preciso.

La prima volta dovrai fare tre misurazioni al giorno, a distanza di due ore e mezza dai pasti principali (le prime urine del mattino sono sempre concentrate e molto acide). Poi basterà una sola rilevazione a metà mattina.

Perché è importante controllare il pH? Perché se è troppo acido è la spia di un equilibrio interno alterato, che abbassa le difese immunitarie e spiana la strada a infezioni recidivanti.

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LE CAUSE DELL’ACIDITÀ

Molti processi metabolici, trasformando gli alimenti e l’ossigeno in energia, producono scorie acide che vengono smaltite, grazie al drenaggio linfatico, dai nostri organi emuntori: fegato, reni, pelle e polmoni. Quando le scorie diventano troppe, si accumulano nell’organismo provocando la cosiddetta acidosi tissutale, di cui il pH urinario è la spia», spiega Paola Eid, ginecologo omeopata, direttore scientifico del centro Meid di Milano.

Ma le urine troppo acide sono anche il segnale di un ecosistema intestinale alterato, che favorisce le vaginiti e le cistiti recidivanti. «Molte donne, che hanno continui attacchi di cistite o di Candida albicans si curano con cicli di antimicotici e antibiotici per bocca», prosegue la Eid. «Così, però, distruggono anche la flora batterica “buona”, antagonista della candida. Di conseguenza questo lievito, che si replica in un ambiente acido (pH 4-4,5), ricco di zuccheri, continua a proliferare indisturbato colonizzando dapprima la mucosa intestinale poi quella vaginale. Continuamente “bombardato” da antimicotici per bocca, si chiude su se stesso formando delle spore impenetrabili, resistenti ai comuni trattamenti.  Lo stesso discorso vale per i germi della cistite: più si usano gli antibiotici, più diventano resistenti, in un circolo vizioso senza fine. Per debellare le infezioni intime, quindi, occorre cambiare strategia: bisogna fare il test del pH urinario e, se risulta inferiore a 5,5, intervenire per riequilibrarlo con una serie di misure dietetiche e alcuni integratori». In questo modo ci si potrà liberare anche di altri disturbi spesso associati all’acidosi, come stanchezza, cefalea, alito pesante.


CIBI RIEQUILIBRANTI

La prima misura consiste nel ridurre drasticamente le bevande alcoliche e gli zuccheri raffinati (alimenti ricchi di glucosio, fruttosio e saccarosio) che, fermentando, incrementano le scorie acide. Da limitare anche la carne rossa, da consumare 2-3 volte alla settimana (per evitare fastidiosi fenomeni di putrefazione all’interno dell’intestino), il caffè, le bevande gassate a base di cola e i cosiddetti energy drink: contengono tutte sostanze acidificanti.

«Buona abitudine è iniziare la giornata con succhi vegetali preparati con l’estrattore: finocchio, carote, sedano sono verdure altamente basificanti, insieme a quelle a foglia verde ricche di clorofilla, come gli spinaci, l’indivia e la cicoria», prosegue Eid. «Sì ai cereali integrali e ai legumi: questi ultimi vanno tenuti in ammollo fino a quando germogliano e ridotti in purea dopo la cottura perché altrimenti fermentano e producono acido fitico. Da consumare con moderazione le crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiore e cavolini di Bruxelles)».

Vi sono poi dei cibi che hanno un pH acido in partenza ma basico in arrivo, perché vengono alcalinizzati a livello dell’intestino tenue. «È il caso degli agrumi (una spremuta di limone al mattino in acqua tiepida) o del succo concentrato di melograno, un toccasana per riequilibrare il pH».

I FITOTERAPICI GIUSTI

Ovviamente, la dieta da sola non basta per dire addio a vaginiti e cistiti. Utile è associare un idrogel a base di silicio, da prendere alla mattina per 15 giorni: realizza, infatti, una pulizia profonda ma delicata delle mucose intestinali, salvaguardando i lattobacilli utili a mantenere in buona salute il microbiota (l’insieme dei microrganismi).

E in caso di recidive? «Contro gli attacchi di cistite o vaginite acuta funzionano le capsule a base di ibisco e di cranberry», suggerisce la ginecologa. «Grazie al loro contenuto di proantocianidine, questi fitoestratti hanno un’azione antibiotica e antimicotica, impedendo l’adesione dei germi (in particolare dell’Escherichia coli, responsabile dell’80% delle infezioni) all’epitelio del tratto genito-urinario. Cinque giorni di terapia e addio disturbi».

OK A PROBIOTICI E MAGNESIO

Se bruciori e irritazioni intime sono il tuo tormentone ricorrente, dovresti cercare di “bonificare” il microbiota con un cocktail di probiotici particolarmente attivi contro la candida e contro i germi responsabili degli attacchi di cistite acuta.

«Gli studi clinici evidenziano che esistono dei ceppi più efficaci di altri nel riequilibrare la flora batterica intestinale», spiega la dottoressa Paola Eid. «Oltre ai correttivi dietetici, è bene assumere per uno-due mesi delle capsule di probiotici liofilizzati a base di Lactobacillus Rhamnosus, L. Paracasei, L. Acidophilus e Bifidobacterium Longum. Ogni capsula dovrebbe contenere almeno 15 miliardi di fermenti vivi, pronti a ricolonizzare la mucosa dell’intestino».

Bisogna tenere presente che nel processo di liofilizzazione una piccola parte di fermenti va persa. Nonostante l’alta concentrazione, dichiarata sulla confezione, non tutti arrivano vivi all’intestino. Per avere questa sicurezza bisognerebbe farsi preparare i probiotici freschi dal farmacista, su formulazione del ginecologo, e conservarli in frigorifero. Solo rispettando la catena del freddo restano vitali.

Utile è anche associare ai probiotici del magnesio (bustine, capsule o fiale da 200 mg, da prendere due volte al dì), il “minerale delle donne” che, grazie alla sua azione fortemente alcalinizzante, aiuta a riequilibrare il pH urinario. 

IL RISCHIO DERMATITI

>Il pH molto acido favorisce anche l’eritrasma. «Si tratta di una forte infiammazione della zona perianogenitale, che colpisce soprattutto l’inguine o la radice delle cosce. È caratterizzato da grosse chiazze arrossate che danno bruciore», spiega il dottor Antonio Cristaudo, responsabile della dermatologia allergologica e professionale dell’istituto ermatologico San Gallicano di Roma. «Urine e  feci acide aprono la strada, infatti, alla proliferazione dello stafilococco aureo e di altri batteri che aggrediscono la cute». 

>Oltre alle terapie antibiotiche locali, anche in questo caso è importante correggere la dieta (pochi zuccheri, niente alcol e caffè, molte verdure crude), fare attività fisica (aiuta a ossigenere i tessuti e a eliminare le scorie metaboliche) e assumere i probiotici.
«Per l’eritrasma, non esistono studi che dimostrino la superiorità di un ceppo rispetto a un altro altro», prosegue Cristaudo. «Per questa ragione, consiglio un mix di lattobacilli ed enterobacilli da prendere per due mesi, fino a quando il pH urinario si riequilibra».

Articolo pubblicato sul n. 6 di Starbene in edicola dal 26/01/2016

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