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Universitari bocciati per lo stile di vita

Una recente indagine ha evidenziato come lo stile di vita degli universitari necessiterebbe di un po’ più di qualche aggiustamento



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Uno stile di vita scorretto non è affatto una prerogativa dei giovani poiché abitudini comportamentali poco sane possono essere adottate a qualsiasi età: tuttavia i comportamenti a rischio tendono ad essere più frequenti nel periodo della vita nel quale si esce dal contesto primario, ovvero scuola e famiglia, e si passa all’ambiente universitario o al mondo del lavoro.

Questo passaggio per molti ragazzi coincide con l’allontanamento da casa e con l’inizio di un percorso che richiede decisioni autonome ed espone a nuove dinamiche relazionali.


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I ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha condotto un’indagine sugli stili di vita e i comportamenti per quanto riguarda l’alimentazione, l’abitudine al fumo, il consumo di alcol e droghe, la salute riproduttiva, l’attitudine verso l’apprendimento e le tecnologie, la salute percepita e lo stato di benessere generale degli studenti universitari italiani.

L’indagine è stata eseguita analizzando i dati forniti da dieci università italiane su 8516 studenti di età compresa fra gli 18 e i 30 anni, il 67% dei quali costituito da donne e il rimanente 33% da uomini.

I risultati hanno dimostrato come solo quattro su dieci seguissero le raccomandazioni nazionali per il consumo di frutta e due su dieci quelle relative all’assunzione di verdure. Ben tre studenti su dieci poi sono risultati essere sedentari, mentre davvero in tanti cedono alle lusinghe di Bacco e Tabacco.

Dall’indagine infatti è emerso che il 24% del campione fuma, il 42,2% beve birra, vino o liquori almeno settimanalmente, il 40% ha fumato almeno uno spinello e il 2% utilizza abitualmente droghe (soprattutto cocaina), tutti comportamenti risultati più comuni fra la popolazione maschile.

Il 5 e il 3% del campione ha anche ammesso, rispettivamente, di aver guidato sotto l’effetto di alcol o di sostanze stupefacenti.

L’attenzione sulla salute riproduttiva si è rivelata piuttosto bassa: il 30,9% delle donne non si è mai sottoposta ad un controllo ginecologico, ma il 2,5% del campione ha contratto una malattia sessualmente trasmessa (principalmente Herpes genitale e clamidia) mentre il 2,5% delle ragazze ha ammesso di aver fatto ricorso alla pillola del giorno dopo.

L’indagine ha anche evidenziato una bassa copertura vaccinale per malattie quali rosolia, morbillo e parotite, tutte patologie che, se contratte in età adulta, possono minare la salute riproduttiva.

È bene sottolineare, come afferma il professor Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità che «indagini come questa costituiscono un prezioso strumento per poter programmare la prevenzione primaria soprattutto in vista dell’aumento dell’aspettativa di vita. Questi dati ci impongono di prestare una maggiore attenzione in tutte le politiche, e non solo in quelle sanitarie, all’educazione agli stili di vita salutari. Il vantaggio è doppio, individuale e collettivo: essere anziani con un buon tempo da spendere, e poter affrontare una spesa sanitaria maggiormente sostenibile».

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