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Tutti i limiti del lipofilling

Se il grasso trapiantato col lipofilling è soggetto a riassorbimento, la novità sono le cellule staminali moltiplicate in laboratorio



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Aumentare il volume di viso e corpo, riempire laddove il tempo e le intemperie hanno scavato, in una parola ottenere il ringiovanimento cutaneo e un corpo scultoreo: un traguardo nient’affatto impossibile da tagliare, ma anzi raggiungibile a partire dal grasso corporeo, ma non attraverso il lipofilling ovvero il riempimento con il grasso.

Il segreto sta nell’utilizzare le cellule adipose come fonte da cui prelevare cellule staminali mesenchimali da mettere in coltura, per ottenere cellule nuove capaci di proliferare nella sede di impianto e lì fungere da filler e volumizzanti.


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Riempire le rughe d’espressione, donare alla pelle la texture densa e luminosa smarrita nel corso degli anni: è qualcosa di possibile, ma non andando a riempire i solchi, impiantando protesi o materiali estranei, ma partendo dalle cellule multipotenti reperibili nel tessuto adiposo, mettendole in coltura per poi impiantarle laddove è necessario, per ottenere l’aumento di volume o la correzione delle rughe.

Sono più di 30 anni che è stato intuito come il grasso corporeo potesse rappresentare uno strumento per migliorare l’estetica: il grasso però, anche se si preleva una porzione molto ricca in cellule, non ha caratteristiche standardizzabili e omogenee.

L’isolamento dal grasso corporeo delle cellule mesenchimali e la loro successiva espansione in laboratorio permette invece di ottenere una popolazione cellulare omogenea, che una volta iniettata nel sito d’azione è in grado di riprodursi e di impiantarsi in maniera stabile.

Proprio uno studio scientifico pubblicato sulla rivista The Lancet ha evidenziato tutti i limiti del lipofilling e al contrario ha sottolineato la bontà di utilizzo delle cellule staminali del grasso espanso, una tecnica che consente, variando semplicemente quantità e proporzioni, di apportare interessanti novità in termini di risultati, affidabilità e anche risparmio economico nel settore del soft tissue augmentation e del body shaping.

L’utilizzo delle sole cellule staminali del grasso amplificate nel numero, permette di ottenere un importante ringiovanimento cutaneo, mentre per gli interventi di aumento di volume, le cellule staminali del grasso possono essere miscelate con il grasso della paziente che funge da vero e proprio supporto, per poi essere progressivamente soppiantato dalle cellule adipose nuove, ottenute dalla trasformazione delle staminali in adipociti, anziché andare incontro a necrosi o comunque perdere la funzionalità per cui era stato utilizzato.

A questo proposito, durante il congresso SIES Valet di Bologna il dottor Robero Viel, specialista in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed Estetica a Dubai e Londra ha spiegato, «la procedura prevede un piccolo prelievo di grasso (circa 20-30 cc) nello studio del medico che spedisce il campione ad una cell factory dove vengono isolate, moltiplicate per un periodo di 12 giorni in coltura e crioconservate a -196° per qualsiasi utilizzo futuro. Per il riempimento di rughe profonde sono necessari circa 10 milioni di cellule, per l’aumento di una taglia di volume del seno (circa 250 cc) ne servono almeno 300 milioni. Queste quantità si ottengono solo dopo la coltura in ‘cell factory’. È possibile ottenere 100 milioni di cellule staminali mesenchimali da soli 20 millilitri di grasso, mentre per la stessa quantità, se non si procedesse alla coltura cellulare, ne servirebbero 20 litri. Si è notato, inoltre, che le staminali espanse esprimono una significativa funzione rigenerativa dei tessuti circostanti, perché quando sono iniettate nel tessuto, producono fattori di crescita e citochine propedeutiche alla rigenerazione tissutale».

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