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Trigemino: più di un semplice mal di testa

Questa dolorosa nevralgia può presentarsi a ogni età. Ecco quali sono le soluzioni più efficaci



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di Valentino Maimone

Un dolore improvviso e lancinante su un lato del viso, come una scossa elettrica, di solito all’altezza della mandibola o della parte superiore della guancia. È la nevralgia del trigemino, un nervo che attraversa il volto, la parte anteriore della testa e la bocca. Questo problema può presentarsi a ogni età, ma è più frequente subito dopo i 50 anni. E tende a colpire soprattutto le donne. Il professor Pietro Cortelli, direttore della Scuola di specializzazione in neurologia all’Università di Bologna, ti spiega come riconoscerlo, cosa puoi fare subito per calmarlo e quali sono le terapie più efficaci per risolverlo.

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Crisi brevi e intense
I sintomi sono inconfondibili: «Le crisi sono brevi e acute, possono durare da qualche secondo a un minuto e si ripetono a rapida distanza l’una dall’altra, per circa 8-10 minuti», precisa Cortelli. «Il dolore è così intenso che ti fa chiudere l’occhio e tirare indietro la testa».

Di solito parte da un punto preciso del volto, per esempio il naso, per irradiarsi verso altre zone. «Puoi facilmente confonderlo con un problema ai denti, anche perché il tipo di dolore è identico a quello che si prova quando il dentista tocca un nervo», fa notare Cortelli, «ma se ci andrai, sarà lo stesso dentista a riconoscerlo facilmente e a indirizzarti dal neurologo»

Dipende dalla mielina
Questa nevralgia è dovuta alla carenza di mielina, sostanza che evita il contatto tra i nervi, i “cavi elettrici” del nostro corpo:  «Se il nervo non ne è rivestito da una quantità adeguata, può accadere che i fasci nervosi si tocchino tra loro e creino un corto circuito», sottolinea Cortelli.

«Quasi sempre il problema è causato da un conflitto neurovascolare: un’arteria si appoggia sulla radice del nervo e, a ogni battito del cuore, comprime quel ramo del trigemino, facendo scattare la nevralgia».

Ma può anche essere colpa di un’infiammazione, un herpes zoster o un tumore. «Solo una visita neurologica può scoprire le cause della mancanza di mielina ». Il medico ti chiederà di descrivere i sintomi, poi dovrai fare una risonanza magnetica per confermare la diagnosi.

Dai farmaci all’operazione
Fatta la diagnosi, la prima soluzione è una terapia a base di farmaci: «Tra i più efficaci c’è la carbamazepina, che crea una sorta di barriera attorno al nervo in modo da non far partire il segnale di dolore. Il dosaggio va aumentato in modo personalizzato, fino a raggiungere un livello che controlli il dolore. Questa terapia va mantenuta per almeno 6 mesi, sotto controllo medico, prima di cominciare a diminuire gradualmente».

Ma gli attacchi dolorosi potrebbero rifarsi vivi non appena si abbassa la dose: «In questo caso bisogna valutare con il neurochirurgo la possibilità di un intervento chirurgico. È un’operazione delicata e complessa, che si effettua in anestesia generale e può durare anche 3-4 ore». Consiste nell’allontanare il nervo trigemino dall’arteria che lo comprime, passando da una piccola incisione dietro l’orecchio.

Primo controllo a un mese dall’operazione, poi il paziente viene riaffidato al neurologo, che continuerà a seguirlo. L’efficacia è di circa l’80%: «Nel restante 20% dei casi il problema diminuirà comunque notevolmente di intensità e potrà essere tenuto sotto controllo con i farmaci», conclude Cortelli.

Agopuntura: la cura alternativa
Se la terapia a base di farmaci non funziona o provoca effetti collaterali come la nausea, l’agopuntura può rappresentare una valida integrazione. «Secondo la medicina tradizionale cinese, il dolore è dovuto a un blocco dell’energia che circola nel corpo attraverso percorsi chiamati meridiani o canali», spiega il dottor Annunzio Matrà, docente alla Scuola Matteo Ricci di agopuntura a Bologna.

 «Nel caso della nevralgia del trigemino, per liberare questa ostruzione si interviene, oltre che in precisi punti del viso, anche sulla mano e sul piede. Un trattamento completo prevede 10-12 sedute da mezz’ora, 2 volte la settimana. Ma in forme molto violente, si può andare avanti con sedute settimanali o più distanziate, anche per prevenire eventuali recidive».

Articiolo pubblicato sul n.36 di Starbene in edicola dal 25/08/2015

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