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Allarme superbatteri: come si combattono?

I germi diventano sempre più aggressivi e resistenti ai farmaci disponibili. Ecco i suggerimenti degli esperti per fronteggiarli



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di Valeria Ghitti

Mentre dagli Usa arriva la notizia della individuazione di un batterio capace di resistere a tutti gli antibiotici (che sta in buona compagnia perché anche in Europa non mancano ceppi capaci di “snobbare” tutti i farmaci disponibili), un rapporto britannico rivela che i superbatteri uccideranno una persona ogni tre secondi entro il 2050.

A meno che il mondo non agisca fin da ora. Oltre a puntare su nuovi farmaci e a rispolverare quelli mandati in pensione troppo presto, occorre migliorare il modo in cui impieghiamo questi preziosi farmaci e attuare strategie per ridurre la trasmissione dei germi più aggressivi.

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IL COMPITO DEI MEDICI

Prescrizioni mirate e non affrettate «L’80% delle terapie antibiotiche è prescritta sulla base dei sintomi e non su esami microbiologici, quindi senza la certezza di un’infezione batterica e del batterio responsabile », dice Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’Ospedale Santa Maria Misericordia di Udine e vice-presidente della Società italiana di terapia antinfettiva. Occorre tornare a fare questi esami e ad attendere i risultati. «Non bisogna aver fretta di dare l’antibiotico al primo sintomo: non migliora la prognosi ma, anzi, può essere dannoso, senza dimenticare che ci sono infezioni batteriche che si risolvono da sole».

Profilassi solo in casi specifici - Il 60% dei pazienti ospedalieri assume una terapia antibiotica e fino al 30% di questi lo fa a scopo preventivo, ma senza effettivo bisogno. «La profilassi antibiotica ha solo tre vere indicazioni: prima delle operazioni, per evitare che la ferita chirurgica si infetti; prima di alcune procedure mediche (come le estrazioni dentarie) in quei soggetti cardiopatici a rischio di endocarditi (infezioni del cuore conseguenza dell’entrata in circolo di germi); infine, in chi, per malattie del sangue o tumori, ha ridotte difese immunitarie», avverte Bassetti. «Negli altri casi è inappropriata, quindi andrebbe evitata». 

Più attenzioni in ospedale - È qui che si annidano i batteri più resistenti e ci sono i soggetti più a rischio. «I medici dovrebbero lavarsi le mani non solo prima di entrare in sala operatoria, ma ogni volta che stanno per visitare un paziente e subito dopo averlo fatto, e, con la stessa frequenza, sostituire i guanti monouso, per non trasferire eventuali batteri da un soggetto all’altro», spiega l’infettivologo.

Altro problema: i cateteri, soprattutto vescicali. Lasciati a lungo nel paziente favoriscono la proliferazione dei batteri. «Anche tolti e messi più volte al giorno aumentano il rischio di infezioni: andrebbero usati solo quando sono davvero necessari, non per la pura comodità degli operatori, preferendo quelli in leghe nobili (per esempio a base di oro-argento e palladio), che prevengono la colonizzazione e la successiva infezione batterica», ricorda Bassetti. «Occorre anche stabilire protocolli di corretto uso degli antibiotici, verificandone l’applicazione e soprattutto sanzionando chi sbaglia, come già stiamo facendo a Udine».

IL COMPITO DI TUTTI NOI

Non pretendere antibiotici senza motivo - Molti medici finiscono per cedere all’insistenza del paziente. «Prima di prescriverti qualsiasi farmaco, e a maggior ragione un antibiotico, il medico deve visitarti e richiedere gli esami del caso», avverte l’esperto. No quindi a “diagnosi telefoniche”: un muco giallo o una pipì schiumosa, per esempio, non sono segni inequivocabili di infezione batterica e vanno valutati caso per caso. E anche in farmacia non chiedere antibiotici senza ricetta: non dovrebbero fornirli, ma accade, soprattutto con le pomate.

«L’uso topico degli antibiotici, in particolare per quei principi attivi che vengono utilizzati anche per via sistemica e sono preziosi per le infezioni più serie, come la gentamicina, andrebbe evitato: attraverso la pelle non sappiamo quanto principio attivo arrivi nel sito di infezione e quindi si rischia di favorire resistenze», ribadisce Matteo Bassetti.

Seguire alla lettera la prescrizione - Usa l’antibiotico alle dosi prescritte, senza ridurle a tua discrezione: «A dosi troppo basse è come se tu “vaccinassi” il batterio, rendendolo più forte», spiega l’infettivologo. Anche la durata della cura e il ritmo di assunzione delle compresse deve essere quella stabilita dal medico: 

«Se smetti di prendere l’antibiotico appena migliorano i sintomi, non tutti i batteri vengono uccisi e quelli che sopravvivono sviluppano resistenze. E lo stesso succede se invece di prendere, per esempio, una compressa ogni otto ore, la assumi quando te ne ricordi: non mantieni nel sangue la concentrazione di farmaco minima per uccidere i germi».

Niente fai da te con le rimanenze - Il 9% degli italiani usa gli antibiotici senza una prescrizione medica e di questi l’87% lo fa con le rimanenze disponibili tra famiglia e parenti. «Le confezioni sono generalmente studiate per coprire la terapia prescritta, quindi non chiedere al medico due scatole “per sicurezza”», sottolinea Bassetti.

Se hai comunque avanzi, puoi portarli nelle farmacie che recuperano i medicinali non scaduti (bancofarmaceutico.org) o riconsegnarli al medico. «Non assumerli a tua discrezione e non passarli a un familiare, al limite tienili da parte nell’eventualità che il medico te li prescriva di nuovo». 

L'IGIENE ANTIGERMI

>LAVATI LE MANI prima di: mangiare e cucinare, somministrare farmaci, toccare una ferita o le lenti a contatto. E dopo: aver tossito, starnutito o soffiato il naso, essere stata a stretto contatto con ammalati e animali, aver usato il bagno, cambiato un pannolino, maneggiato cibi crudi, spazzatura, usato mezzi di trasporto pubblici e soggiornato in luoghi affollati. «E se visiti un parente in ospedale o in una struttura di lunga degenza, lavatele ogni volta che tocchi una superficie diversa, oltre che prima e dopo aver toccato il malato, per non essere veicolo di batteri resistenti», dice il dottor Matteo Bassetti.

>LA PULIZIA PERFETTA: applica sapone liquido (sulle saponette possono proliferare i germi) su entrambi i palmi e strofina sul dorso, tra le dita e nello spazio sotto le unghie, per almeno 40-60 secondi. Risciacqua con acqua corrente, meglio se calda. Asciuga con carta usa e getta o un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda. Chiudi il rubinetto con il gomito o una salviettina pulita. In alternativa al sapone, sì agli igienizzanti portatili a base alcolica.

Articolo pubblicato sul n.26 di Starbene in edicola dal 14/06/2016

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