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Soffio al cuore: domande e risposte

È un disturbo diffuso anche fra i bambini che segnala un flusso sanguigno un po’ turbolento. Dopo i 50 anni è meglio controllarlo

credits: istock



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di Ida Macchi

Spesso viene alla luce durante una normale visita, ma non appena ci si sente dire che c’è un soffio al cuore, è subito allarme, soprattutto se il paziente è un bambino.  Per evitare inutili apprensioni, il dottor Paolo Pizzinelli, cardiologo a Milano, ha risposto a tutti gli interrogativi che scattano davanti alla diagnosi di questo sintomo. 

CHE COS'È - «È un rumore prodotto dal sangue quando il suo flusso, di solito veloce ma silenzioso, diventa troppo veloce e turbolento», spiega l’esperto. 


È DIFFUSO? «Sì, soprattutto tra i bambini (è presente in 3 su 10) e nel 97% dei casi dipende dal fatto che il loro cuore è ancora in crescita e “iperattivo”», rassicura il dottor Pizzinelli. «Perciò è fisiologico, soprattutto se si manifesta durante la sistole (cioè quando il cuore pompa sangue in tutto l’organismo), che il medico identifica con la semplice auscultazione».


VA MONITORATO? «Non richiede controlli periodici, può scomparire da solo o rimanere per tutta la vita e non impedisce di fare sport a livello amatoriale, correre e giocare», assicura il cardiologo. In una piccola percentuale di casi, però, può essere patologico e segnalare un difetto congenito delle pareti che mantengono separate le camere del cuore: «Se durante l’auscultazione il pediatra nutre dei dubbi, può prescrivere un ecocardiogramma, esame indolore che visualizza in diretta il cuore e fa chiarezza».


E SE COMPARE DA “GRANDI”? - «Ci sono molti fattori, indipendenti dalla salute del cuore, che possono innescare un soffio: l’ansia, l’attività fisica intensa, la febbre o l’anemia, possono rendere più veloce e, di conseguenza, turbolento, il flusso sanguigno», spiega Pizzinelli. «Il soffio è in agguato anche in chi soffre di ipertiroidismo: l’eccessivo funzionamento della tiroide rende iperattivo il cuore. Una volta passata la febbre, risolta l’anemia o l’ipertiroidismo, anche il soffio può però svanire». 


QUANDO INSOSPETTIRSI?  - «Se non era presente da bambini e si manifesta per la prima volta dopo i 50 anni occorre fare attenzione», spiega Pizzinelli. Il soffio può essere la spia di un disturbo delle valvole che permettono il passaggio del sangue all’interno del cuore e il suo deflusso verso i grossi vasi sanguigni che si diramano dalle cavità cardiache, o essere il campanello d’allarme del restringimento di un’arteria.


COSA FARE IN QUESTI CASI? - «Occorre sottoporsi a un’ecocardiografia per scoprire se il soffio, per esempio, è legato a un prolasso della mitrale, una comune anomalia della valvola che mette in comunicazione l’atrio e il ventricolo sinistro del cuore, o a una stenosi (un restringimento) della valvola aortica: in questi casi non sono necessarie delle cure ma è sufficiente un monitoraggio del disturbo nel tempo», dice l’esperto. Oppure, il test può evidenziare il restringimento di un’arteria, disturbo che oggi è possibile correggere con un intervento di angioplastica (vedi qui di seguito).


SE È COLPA DI UN'ARTERIA - Se il soffio al cuore dipende dal restringimento delle arterie, si interviene con un’angioplastica: in anestesia locale, il chirurgo posiziona un palloncino nel punto ristretto del vaso sanguigno e lo gonfia,sino a dilatarlo. Se necessario, inserisce anche uno stent, una “gabbietta” di metallo che sostiene la parete dell’arteria come un’impalcatura. L’intervento dura mezz’ora, ha un indice di successo del 95%, è a carico del Servizio sanitario nazionale e in un paio di giorni permette il ritorno alla vita normale. 


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Articolo pubblicato sul n. 18 di Starbene in edicola dal 19/04/2016

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