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Sensibilità al glutine non significa celiachia

La sensibilità al glutine è una sindrome distinta dalla celiachia, tanto che sono disponibili delle linee guida specifiche per gestirla



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La sensibilità al glutine non celiaca è un disturbo noto solo da pochi anni: colpisce soprattutto le donne ed è più comune della celiachia, tanto che le stime parlano di circa il 5% della popolazione interessate dal disturbo.  

Nello specifico, la sensibilità al glutine determina la comparsa di sintomi intestinali ed extraintestinali a distanza di qualche ora o qualche giorno dall’assunzione di glutine. Di recente sulla rivista Nutrients sono state pubblicate le linee guida per porre diagnosi a questo problema.  


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Il disturbo si manifesta con sintomi piuttosto aspecifici come mal di testa, nausea, vomito, debolezza e dolori muscolari, ma non esistono dei marker specifici che indicano con chiarezza la presenza del problema.

Oggi si arriva a fare diagnosi del problema per esclusione, motivo per cui trenta esperti di caratura internazionale si sono riuniti per redigere le linee guida utili per la diagnosi del disturbo.

Di fronte a un paziente con una sintomatologia come quella precedentemente descritta, bisogna innanzitutto escludere la celiachia e l’allergia al grano e poi provare se il paziente migliori sensibilmente seguendo una dieta senza glutine.

Questo disturbo si cura proprio come la celiachia, eliminando il glutine, ma mentre nella celiachia il glutine va evitato a vita, questo disturbo di solito è transitorio, e dopo un periodo gluten free permette di tornare ad un regime alimentare normale.

Secondo le linee guida recentemente elaborate, di fronte ad un paziente con sospetta sensibilità al glutine non celiaca si intraprende, per un periodo di sei settimane, una dieta priva di glutine: se alla fine del periodo il paziente evidenzia dei miglioramenti rispetto ai parametri indicati dalla Gastrointestinal Symptom Rating Scale, allora si passa alla successiva fase della cura.

Il secondo step prevede quindi l’assunzione per una settimana di placebo o di una compressa con otto milligrammi di glutine, ma né il paziente né il medico sanno cosa sta assumendo realmente il paziente.

In questo modo è possibile sapere con certezza se il paziente stia davvero meglio con una dieta senza glutine o se il miglioramento sia solo frutto di un’illusione e della voglia di stare bene a tutti i costi.

Sono numerosi gli studi scientifici che stanno cercando di trovare dei marker che si associno in maniera inequivocabile alla sensibilità al glutine non celiaca: per il momento però si tratta solo di studi sperimentali.

D’altra parte bisogna considerare che, solo venticinque anni fa, le conoscenze sulla celiachia erano decisamente più nebulose rispetto ad oggi, motivo per cui gli sviluppi della ricerca scientifica fanno ben sperare per il prossimo futuro.

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