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Ritorniamo al futuro: più tempo contro il linfoma

Una campagna di informazione per aumentare la consapevolezza della popolazione sulla forma più diffusa di linfoma



Circa 130.000 persone in Italia convivono con la forma più diffusa di linfoma, quello definito come “non Hodgkin”, il sesto per diffusione nel mondo occidentale e il quinto in Europa, eppure ancora poco conosciuto dalla popolazione generale.

La campagna “Ritorniamo al Futuro - Più tempo contro il linfoma”, promossa dall’Associazione nazionale Banche del Tempo e da Roche, vuole spostare indietro di due ore le lancette degli orologi, per guadagnare simbolicamente un po’ di tempo soprattutto per chi è affetto da questo male.


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Ogni anno il 15 settembre si celebra la Giornata Mondiale per la conoscenza del linfoma: i linfomi sono malattie proliferative del tessuto linfatico, ubiquitario in diverse parti del corpo, motivo per cui, le sedi di insorgenza e di diffusione possono essere varie, anche se uno dei siti di sviluppo preferenziale è costituito dai linfonodi.

Vi sono due tipi principali di linfomi: linfoma di Hodgkin (HL) e linfoma non-Hodgkin (NHL), a cui si aggiungono il mieloma multiplo e la malattia immunoproliferativa, inclusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nella seconda categoria.

I linfomi non-Hodgkin costituiscono circa il 90% dei casi e comprendono un gran numero di sotto-tipi: proprio a ridosso della giornata mondiale per la conoscenza del linfoma continua anche la campagna itinerante informativa “più tempo contro il linfoma”.

La campagna ha anche lo scopo di far conoscere i progressi scientifici compiuti negli ultimi vent’anni, con una serie di innovazioni che hanno aumentato notevolmente le possibilità di guarigione, oltre a ridurre drasticamente gli effetti collaterali delle cure.

Il linfoma non-Hodgkin rappresenta la patologia che, nel campo delle neoplasie oncologiche ed ematologiche, ha ottenuto i maggiori progressi in termini di percentuale di pazienti guariti e di remissione della malattia: circa il 50-55% nei linfomi aggressivi e il 20-25% in quelli indolenti.

Alcuni dei trattamenti per questo tipo di tumore si possono ricevere in day hospital e questo permette ai medici che devono effettuare la terapia di avere più tempo a disposizione per accogliere il paziente, ascoltarlo, tranquillizzarlo e metterlo a proprio agio.

In Italia un terzo della popolazione non ha mai tempo e ne vorrebbe di più per sé. Oggi il tempo è denaro ed è considerato come un vero bene di lusso: per avere due ore in più in una giornata, il 35% delle persone rinuncerebbe a un gioiello importante (al primo posto per il 5% del campione), ad un’automobile (12%) e perfino alla possibilità di fare un bel viaggio (46%).

Il tempo influisce direttamente sulla qualità della vita delle persone e ancora di più su quella dei pazienti gravati da malattie.

«Negli ultimi 15-20 anni, l’immunochemioterapia, cioè l’associazione tra chemioterapia e anticorpi monoclonali, ha permesso di registrare un notevole miglioramento in termini di diminuzione della mortalità – spiega Pietro Leoni, Professore di Ematologia, Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari, Clinica di Ematologia, Università Politecnica delle Marche – I nuovi trattamenti, inoltre, vanno nella direzione di un enorme risparmio di tempo nella somministrazione della terapia: è il caso, ad esempio, della formulazione sottocutanea di rituximab».

«Se inizialmente il trattamento necessitava anche di 4 o 5 ore, in seguito il tempo di somministrazione si è ridotto a circa 2 ore e finalmente oggi è possibile somministrarlo in pochi minuti – prosegue l’esperto – È evidente il vantaggio organizzativo per le strutture ospedaliere che riducono le attese in Day-Hospital, ma a questo vantaggio pratico se ne aggiunge anche uno qualitativo: medici e infermieri possono dedicare più tempo all’accoglienza del paziente per ascoltarlo, tranquillizzarlo e metterlo a proprio agio. Dare valore al tempo significa umanizzare la terapia».

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