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Quando a pungere è un imenottero

Nelle persone predisposte, le punture di api, vespe e calabroni possono scatenare reazioni allergiche anche gravi



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Una puntura da parte di insetti appartenenti alla classe degli imenotteri (ovvero api, vespe e calabroni) provoca, generalmente, una reazione locale, con arrossamento nel punto di puntura e talvolta gonfiore e arrossamento circostante. Nelle persone predisposte però, la puntura di questi insetti può anche provocare reazioni che coinvolgono l’intero organismo con orticaria, edema diffuso, crampi e persino shock anafilattico.


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Gli imenotteri pungono generalmente altri insetti e la puntura serve a inoculare del veleno per immobilizzare le prede: quando ad essere vittima della puntura è l’uomo, può insorgere nel giro di pochi minuti una reazione allergica, la cui gravità può essere di grado diverso, dal semplice gonfiore nella sede di puntura (con oltre 10 centimetri di diametro) fino ad orticaria, nausea, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e addirittura shock anafilattico, talvolta dall’esito fatale.

Ci sono dei fattori di rischio per la condizione ovvero vi sono persone per cui la puntura di un imenottero può portare a conseguenze più gravi rispetto che ad altri: tra i soggetti più a rischio rientra chi ha già avuto una reazione sistemica a una precedente puntura e in caso di breve intervallo fra due punture successive. Gli adulti sono più a rischio dei bambini, soprattutto se in età avanzata e se in terapia con farmaci antipertensivi come i beta-bloccanti o gli ACE-inibitori.

Le persone predisposte (ed in generale tutti) dovrebbero cercare di tutelarsi dalle punture evitando di mangiare all’aperto, poiché l’odore del cibo ed in particolare di frutta, marmellata, miele e bevande dolci, attrae gli imenotteri. Andrebbero evitati anche gli abiti di colori vivaci, i cosmetici particolarmente profumati, come pure i pantaloni corti, gli abiti scollati o le camicie sbottonate e tutti gli indumenti che possono intrappolare gli insetti.

Le api sono gli unici imenotteri a lasciare il pungiglione e il sacco velenifero attaccato alla pelle di chi è stato punto: l’ideale è rimuovere immediatamente il pungiglione, poiché occorrono dai due ai tre minuti prima che tutto il veleno venga iniettato. Il pungiglione va eliminato con l’aiuto di un unghia o di una lama, ma non va tirato poiché è saldamente ancorato: durante quest’operazione è importante non comprimere il sacco velenifero.

«Le punture di vespe, api e calabroni (ma non di zanzare e zecche, come qualcuno erroneamente sostiene) sono quelle che dovrebbero far preoccupare maggiormente – spiega il professor Massimo Triggiani della SIAAIC, Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica – La reazione può essere di tipo locale (e quindi provocare un arrossamento), più estesa (per cui il gonfiore si estende molto oltre il punto della puntura), oppure grave e generalizzata, quest’ultima conosciuta come shock anafilattico, responsabile di disturbi alla respirazione, calo della pressione e anche di reazioni ben più gravi».

«I soggetti a rischio non dovrebbero mai dimenticarsi di portare con sé il kit di emergenza, adrenalina auto-iniettabile inclusa – sottolinea il professor Giorgio Walter Canonica, Presidente della SIAAIC – In vacanza le gite sono più frequenti, ed in caso di reazioni generalizzate è necessario avere con sé i mezzi per contrastarle correttamente ed efficacemente, anche in luoghi isolati».

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