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Prevenire le infezioni respiratorie nel bambino

Le infezioni respiratorie nei primi anni di vita sono motivo di apprensione per i genitori e di difficile ripresa per il bambino



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Il bambino, soprattutto dopo aver compiuto il primo anno di età, si ritrova spesso a convivere con infezioni respiratorie piuttosto ricorrenti: fra i 6 e i 18 mesi di vita, infatti, l’infante non può più contare sugli anticorpi materni, una situazione che diventa un vero e proprio fattore di rischio per la sua salute nel momento in cui cessa l’allattamento al seno e in caso di frequenza dell’asilo nido.

Il bambino è fortemente esposto a virus e batteri e può contare solo sulle sue difese immunitarie che sono in fase di allestimento.


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Il periodo invernale e la frequenza del nido espongono i piccoli all’attacco dei virus respiratori: tali virus indeboliscono l’organismo del bambino e favoriscono l’insediamento batterico.

Una volta che si conclama un’infezione sostenuta da batteri, è necessario ricorrere agli antibiotici per debellarla, ma questi farmaci danneggiano la microflora batterica intestinale, compromettendo ulteriormente l’immunità innata e spalancando le porte ad altri ingressi batterici e virali.

Questo stato di cose fa si che il bambino si ammali con grande facilità e frequenza, precipitando così nel tunnel delle infezioni respiratorie ricorrenti.

La non perfetta espulsione del catarro poi, favorisce l’insediamento di batteri responsabili di tracheiti e polmoniti, motivi per cui il bambino, in un solo inverno, si trova a convivere anche con più di dieci eventi infettivi. Si tratta di un vero e proprio circolo vizioso difficile da spezzare, soprattutto se il periodo di convalescenza non è adeguato.

Prima di riportare il bambino al nido bisognerebbe aspettare che guarisca del tutto, il che significa non solo attendere che non tossisca o non starnutisca più, ma anche dargli il tempo di recuperare le forze e permettergli di ricominciare a mangiare con appetito: i tanti impegni dei genitori e l’impossibilità di assentarsi per settimane dal lavoro però, spesso costringono a riportarlo al nido prima dei tempi fisiologici, esponendolo, senza le adeguate armi difesa, a nuovi attacchi virali e batterici.

Soprattutto se il bambino non mangia, può essere molto utile far ricorso alla medicina integrata per fornire al piccolo quei micronutrienti fondamentali per il corretto funzionamento delle difese immunitarie che un’alimentazione scarsa e deficitaria non riescono più a garantire.

L’apporto di un misurino al giorno (o mezzo misurino per i bambini sotto i due anni) di oligoelementi quali oro, rame e argento può offrire un supporto sia per le cellule immunitarie sia per l’appetito e il tono di vitalità complessiva.

Come sottolinea la dottoressa Zora Giovanna del Buono, pediatra e neonatologa a Bari, «un aiuto consistente può arrivare attraverso l’utilizzo dell’isopatia: con questo tipo di terapia è possibile riequilibrare la risposta immunitaria dell’organismo, intervenendo sia sulla microflora sia sulla capacità del bambino di reagire agli agenti infettivi».

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