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Pillola anticoncezionale: meno morti per tumore alle ovaie

Nell’Unione Europea i morti per tumore alle ovaie sono diminuiti del 10% grazie alla pillola anticoncezionale. Successo nel Regno Unito, il paese che ha registrato un calo della mortalità addirittura del 20%. I dati commentati da un noto epidemiologo

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di Oscar Puntel


Meno morti per tumori alle ovaie, grazie alla pillola anticoncezionale. Lo riporta uno studio pubblicato su Annals of Oncology, da un team di ricercatori guidati da Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia all’Università Statale di Milano.


IN EUROPA IL TUMORE ALLE OVAIE È DIMINUITO DEL 10 PER CENTO

«Siamo riusciti a dimostrare e a quantificare che nei Paesi nei quali la pillola è stata ampiamente usata, per lungo tempo, come Stati Uniti e nel Nord Europa, vi è una netta diminuzione della mortalità per questo tipo di tumore», ci spiega il professore.

Il professor la Vecchia ha analizzato i tassi di mortalità femminile dal 2002 al 2012, in tutti i paesi del mondo, consultando la banca dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Nel decennio di riferimento, c’è stata una diminuzione del 10% nell’Unione europea, del 5% in Italia, del 16% negli Usa. Nel Regno Unito, il paese che ha avuto una maggiore diffusione della pillola dentro l’Ue, il calo della mortalità è addirittura del 20%.

Da qui al 2020, gli andamenti saranno più o meno lineari, a parte il dato generale dell’Unione europea che prevede un ulteriore abbassamento della mortalità del 10% e quello degli Usa, per cui c’è un miglioramento di un ulteriore 15%», aggiunge il professore.


PERCHÉ LA PILLOLA PROTEGGE DAL TUMORE ALLE OVAIE

Il contraccettivo blocca l’ovulazione. «Sappiamo che ogni ovulazione provoca un trauma sulla superficie dell’ovaio; bloccare questo processo significa quindi conferirle una protezione da questo trauma. Si abbassa quindi il rischio di insorgenza di un tumore su quella superficie.

L’altro aspetto importante è legato ai livelli ormonali stimolati dalla pillola, che sono simili a quelli della gravidanza, anche se leggermente inferiori, ed è noto che la gravidanza protegge dai tumori alle ovaie», aggiunge il ricercatore. Questi erano effetti che già si conoscevano nel breve e nel medio termine, mancava una ricerca che lo dimostrasse anche sul lungo periodo.



ALTRI MOTIVI CHE HANNO PORTATO ALLA RIDUZIONE DELLA MORTALITÀ

«Vi è anche un altro fattore che sembra aver determinato questo abbassamento della mortalità ed è la diminuzione al ricorso alle terapie ormonali in menopausa, avvenuta dopo il 2002, dopo la pubblicazione di un noto report, il Women’s Health Iniziative. Come conseguenza, tante donne hanno rinunciato a quel trattamento» aggiunge Carlo La Vecchia.

In quel documento - per altro molto dibattuto dentro la comunità scientifica - si sosteneva che disturbi cardiovascolari, tumori al seno e alle ovaie erano connessi all’uso di ormoni per contrastare i sintomi della menopausa.

Altro elemento che ha inciso su questa statistica è il miglioramento, negli anni, della diagnosi e della cura di questo tipo di tumore: rispetto ad altri tipi di tumori, quello alle ovaie è difficile da individuare e da curare. «Precisiamo che nei 10 anni analizzati, non c’è stata nessuna grande rivoluzione nel trattamento diagnostico o terapeutico, però è verosimile ipotizzare che qualche minimo miglioramento ci sia stato. E abbia anche questo portato a una riduzione della mortalità».

settembre 2016

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