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SOS orzaiolo: cause e terapie

Tende a formarsi più spesso sulla palpebra dell’occhio superiore creando bruciore, arrossamento e fastidio. Ecco come curarlo senza “rimedi della nonna”

Foto: iStock



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di Valentino Maimone

Prima avverti una sensazione di bruciore, arrossamento e fastidio all’occhio per un paio di giorni. Poi, compare un piccolo foruncolo bianco, proprio all’attaccatura delle ciglia. È così che si presenta l’orzaiolo, disturbo che, nel 90% dei casi, è conseguenza di un’infezione da stafilococco aureo. Con l’aiuto del dottor Marco Guizzi, oculista a Roma, ecco cosa puoi fare per riconoscerlo e farlo scomparire. 

A RISCHIO SOPRATTUTTO CHI SOFFRE DI BLEFARITE E DIABETE - «L’orzaiolo tende a formarsi più spesso sulla palpebra superiore. In particolare, nel punto in cui ci sono i bulbi piliferi e le ghiandole che producono il sebo, ambiente ideale per favorire l’infezione», dice il dottor Guizzi. «Il fastidio iniziale si trasforma in dolore, soprattutto quando apri e chiudi le palpebre». Un problema che può colpire chiunque, visto che talvolta è sufficiente toccarsi gli occhi con le mani non lavate perché il batterio attecchisca.

Tuttavia, alcune persone sono più a rischio: «Chi soffre già di blefarite cronica, una diffusa infiammazione del bordo della palpebra, i diabetici e chi ha il sistema immunitario più debole perché è appena uscito da una malattia o da un intervento chirurgico», spiega l’esperto.


IL PRIMO PASSO
- Fondamentale è pulire bene la parte in cui si è formato l’orzaiolo, usando saponi o mousse specifici per l’igiene delle palpebre, con un pH neutro, o salviette detergenti medicate con sostanze antisettiche come la clorexidina (due volte al giorno, al risveglio e prima di addormentarsi).

Poi, c’è la terapia: «Pomate a base di antibiotici come ofloxacina o tobramicina, da applicare sulla parte 3 volte al giorno, per 7-8 giorni, facendo attenzione a non interrompere la cura, neanche se l’orzaiolo dovesse scomparire prima. Il batterio che lo ha causato, infatti,  è molto resistente e spesso tende a ripresentarsi, anche quando pensi di averloeliminato. Nel caso, l’unica strada è ripetere la cura, facendo attenzione a completarla». 

NIENTE MATITE O LENTI A CONTATTO - Attenta agli errori più comuni: «Mai spremere un orzaiolo perché moltiplicheresti il rischio di diffondere ulteriormente l’infezione», mette in guardia l’oculista. «Inoltre, no alle lenti a contatto perché favoriscono la trasmissione dell’infezione da un occhio all’altro e le recidive. Quindi, evita di usare la matita, meglio l’ombretto o una terra leggera: essendo in polvere, asciugano l’umidità della parte e impediscono la proliferazione dei batteri», raccomanda l’esperto. E tieniti alla larga dai rimedi della nonna, come gli impacchi di camomilla, specie durante la fase acuta: «Possono addirittura peggiorare le cose», conclude il dottor Guizzi.


TROPPI GRASSI? OCCHIO AL CALAZIO 

> SE HAI LA PALPEBRA GONFIA E TUMEFATTA, come se sotto ci fosse una pallina, ti è venuto un calazio, l’infiammazione di una delle ghiandole di Meibomio, che producono la componente lipidica delle lacrime. «Quando il foro di uscita si ostruisce, si verifica un ristagno interno di sebo. Di solito accade perché si mangiano troppi cibi grassi», precisa l’oculista Marco Guizzi.

Fai così: «Intingi delle garze in un pentolino con 2-3 bicchieri di acqua e sale che avrai fatto bollire e pratica degli impacchi sugli occhi chiusi, da sdraiata, per 10 minuti. Nella fase acuta ripeti 3-4 volte al giorno e, durante i primi 2-3 giorni, massaggia la palpebra: aiuta a sgonfiarla».

Lo specialista potrebbe consigliare anche una pomata a base di antibiotico e cortisone, 3 volte al dì per 10 giorni. E a tavola largo a yogurt, fermenti lattici, frutta e verdura; no, invece, a cibi pesanti e troppo conditi.


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Articolo pubblicato sul n.38 di Starbene in edicola dal 06/09/2016

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