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Obesità: le nuove terapie

Oggi esistono molte soluzioni per proteggere la propria salute liberandosi del grasso. Ecco tutte le novità



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In Italia la taglia extra large non si trova più solo nei negozi specializzati, ma in qualunque megastore. Perché le persone con molti chili di troppo sono in costante aumento. Stando ai dati diramati dal sistema di sorveglianza del Ministero della salute, il 33% degli italiani è in sovrappeso e l’11% è decisamente obeso.


E se è relativamente facile perdere 4-5 chili, diventa un’impresa titanica eliminarne 15, 20 o persino 30. Innanzitutto, perché è difficile seguire diete restrittive, specie se a monte vi sono dei comportamenti compulsivi che non possono essere cambiati di punto in bianco. 


In secondo luogo, anche l’attività fisica (che aiuterebbe a rientrare in linea) spesso è sconsigliata in caso di obesità, perché affatica il cuore e comporta un sovraccarico articolare. Fortunatamente esistono nuove soluzioni pronte a tendere una mano agli obesi. Scopri quali.


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LE INIEZIONI DI LIRAGLUTIDE


Si chiama liraglutide ed è il farmaco più promettente per la cura dell’obesità. Approdato nelle farmacie italiane qualche mese fa, è stato inizialmente registrato per il trattamento del diabete perché tiene bassa la glicemia. «“Protegge” il GLP-1, l’ormone che, stimolando la secrezione di insulina, aiuta a normalizzare i livelli di zuccheri nel sangue», spiega il professor Paolo Sbraccia, ordinario di medicina interna all’università Tor Vergata di Roma e presidente della Società italiana dell’obesità.


«Dall’osservazione clinica, si è visto che i diabetici in cura con liraglutide non solo non ingrassavano (fatto comune con i vecchi farmaci ipoglicemizzanti), ma riuscivano anche a dimagrire in maniera rilevante. Infatti, si è di recente scoperto che il GLP-1 non agisce solo nell’apparato digerente, ma anche a livello dell’ipotalamo, quella ghiandola del cervello che controlla l’appetito e che è dotata anch’essa di recettori specifici per questo ormone».


La scoperta ha aperto le porte alla cura dei pazienti obesi, indipendentemente dal fatto che abbiano o no il diabete. E viene oggi prescritta dal medico a coloro che hanno un BMI (il famoso Body Mass Index, calcolato dividendo il peso espresso in chili per il quadrato dell’altezza espresso in metri) uguale o superiore a 30. «La terapia domiciliare prevede un’iniezione sottocutanea al giorno, facile da fare da soli perché la confezione
contiene delle speciali “penne” predosate, con un aghetto piccolo da insulina», prosegue il professor Sbraccia.


«Si inizia con la somministrazione di 0,6 mg di liraglutide al giorno e si aumenta gradualmente, settimana dopo settimana, fino ad arrivare al dosaggio pieno di 3 mg al dì. Ben tollerato (non si registrano effetti collaterali importanti), il farmaco riduce l’appetito portando automaticamente a mangiare di meno». Risultati concreti alla prova-bilancia? Se, dopo tre mesi di terapia, si presenta una perdita di peso
del 5% o più si hanno ottime probabilità di riuscire a dimagrire anche del 15% nel giro di anno.


Viceversa, se dopo i primi tre mesi si sono ottenuti risultati modesti, anche la perdita complessiva di peso sarà minore, in base alla sensibilità individuale alla molecola utilizzata. «Come dimostra uno studio multicentrico randomizzato, pubblicato nel luglio 2015 sull’England Journal of Medicinesi perde mediamente l’8% del peso corporeo iniziale», conclude Sbraccia. «Ma, come nel famoso paradigma del pollo, c’è chi si scrolla di dosso il 15% e chi solo il 3-4%. Che è già qualcosa, sotto il profilo estetico ma soprattutto della salute».

LE COMPRESSE DI ORLISTAT


Tutti ricordano il gran battage pubblicitario con cui, quasi vent’anni fa, fu lanciato l’orlistat, il farmaco “tagliagrassi” che prometteva di riconciliare con la bilancia le persone obese o in forte sovrappeso. Oggi il suo ruolo è stato un po’ idimensionato. «Attualmente, è disponibile in due diverse formulazioni: da 120 e da 60 mg», spiega il professor Sbraccia.


«La prima, dispensata solo con prescrizione medica, riduce sensibilmente l’assimilazione dei grassi a livello intestinale. La seconda agisce allo stesso modo ma in scala minore: essendo un farmaco da banco, può essere acquistata senza ricetta da chiunque desideri ridurre l’apporto di lipidi, che si tratti di grassi animali, come il burro, o vegetali come l’olio. Entrambe prevedono l’assunzione di una compressa prima dei due pasti principali».


Il problema è che l’orlistat provoca degli antipatici effetti collaterali. Inibendo la lipasi intestinale, riduce l’assimilazione dei grassi del 30% (meno nella formula da banco), con l’inevitabile conseguenza di diarrea e perdite oleose incontrollabili. L’ampolla rettale, infatti, non riesce a trattenere le scariche liquide, tanto più abbondanti quanto più si è consumato un pranzo o una cena ricca di grassi.


«I chili persi sono comunque inferiori a quelli assicurati dal liraglutide, dovuti anche al fatto che, per evitare di andare incontro a disturbi imbarazzanti, chi l’assume tende a ridurre i condimenti. E alla fine è difficile stabile quanto di quel 5-7% di peso perso sia addebitabile all’efficacia del farmaco o al taglio di grassi che si autoimpone».

GLI INTERVENTI CHIRURGICI


Quando il BMI è uguale o superiore a 40 (o quando è 35 ma per problemi cardiovascolari occorre perdere peso rapidamente), l’ultima spiaggia è rappresentata dalla chirurgia. «Esistono tre tipi di intervento: restrittivi, malassorbitivi e misti. Vanno scelti in base al parere di un’équipe multidisciplinare», spiega il professor Nicola Di Lorenzo, docente di chirurgia generale all’università Tor Vergata di Roma e presidente della Società italiana di chirurgia bariatrica e delle malattie metaboliche.


«Classico intervento restrittivo è il bendaggio gastrico, che consiste nel’inserire un anello intorno allo stomaco in modo da creare una tasca
superiore. Rallentando il passaggio alla parte inferiore dello stomaco, si allungano i tempi di svuotamento gastrico e il paziente raggiunge prima il senso di sazietà». Diverso è il by-pass gastro-intestinale, che modifica l’anatomia dell’apparato digerente al fine di ridurre l’assorbimento di grassi e amidi.


In pratica, il percorso del bolo alimentare viene accorciato perché salta a pié pari (da qui il termine bypass) parte dello stomaco, il duodeno e il primo tratto dell’intestino tenue. «Nel caso di grandi obesi viene spesso fatto un intervento misto, restrittivo e malassorbitivo, per consentire la perdita di 30 o 40 chili», conclude Di Lorenzo. «I risultati sono buoni ma il paziente dev’essere determinato e collaborativo».

Palloncini: non sono tutti uguali


dal chirurgo - Può essere inserito in vista di un intervento (anche al cuore o alle articolazioni) per perdere quei chili necessari a entrare in sala operatoria più leggeri e con meno rischio di complicanze. «In endoscopia, si fa ingoiare al paziente un palloncino di silicone sgonfio, che viene poi riempito grazie un cateterino sfilabile di soluzione fisiologica», spiega il professor Di Lorenzo. «Riducendo il volume e stimolando i recettori della sazietà disseminati lungo le pareti gastriche, induce il paziente a mangiare di meno».


>a casa tua - Pullulano sul web le “slim ball”, pillole autoringonfianti che, una volta ingerite con molta acqua, si trasformano in una specie di palloncino intragastrico grande come una pallina da tennis. L’ultima nata è la dimagenina, una fibra vegetale, ma successo hanno anche le “ball” ricavate dalle fibre dei fichi d’India o dal guggul, una resina indiana. Attenzione ai fai da te! Si rischia di ridurre l’assorbimento di minerali, vitamine e farmaci. 

Articolo pubblicato sul n. 12 di Starbene in edicola dall'08/03/2016

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