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L’Ospedale Niguarda nella top ten mondiale dei Centri Anticancro

Il “Cancer Center” milanese si è distinto per i progressi conseguiti nel campo della ricerca. Intervista a una delle “beautiful minds”, l’oncologo Salvatore Siena



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Foto Ansa/Roberto Ritondale

L'ospedale Niguarda di Milano


di Rossella Briganti


Ha scalato le classifiche mondiali, entrando nella top ten dei dieci istituti di ricerca sul cancro più produttivi e prestigiosi esistenti. È il Niguarda Cancer Center, un dipartimento di ricerca in campo oncologico creato all’inizio del 2013 all'interno dell’ospedale Niguarda-Ca' Granda di Milano che, in soli tre anni di attività, ha ottenuto l’ambito riconoscimento da parte di Thomson Reuters, la grande agenzia internazionale che valuta le scoperte in campo medico e scientifico compiute da enti e istituti sparsi in tutto il globo.


IL TUMORE DEL COLON-RETTO

Le ragioni del “premio”? «Abbiamo lavorato soprattutto nel campo dei tumori dell’apparato gastroenterico e polmonare», commenta soddisfatto l’oncologo Salvatore Siena, coordinatore scientifico del Niguarda Cancer Center, che il report della Thomson Reuters inserisce tra le “most influential scientific mind” del 2015. «Il nostro filone di ricerca riguarda soprattutto le nuove terapie a bersaglio molecolare, che prendono di mira una particolare caratteristica espressa soltanto in certi tipi di tumore, una volta diagnosticato il loro profilo genetico. Ad esempio, abbiamo appena terminato con l’Istituto Ricerca e Cura del Cancro di Candiolo uno studio, presentato lo scorso gennaio al Congresso Americano di Oncologia. Ha coinvolto 28 soggetti affetti da tumore del colon-retto in fase metastatica, selezionati tra 950 pazienti per il loro particolare profilo molecolare. Bersaglio della terapia combinata (lapatinib e trastuzumab insieme) era infatti un oncogene amplificato, chiamato HER2, cioè una struttura proteica ben precisa della cellula che nel 5% dei casi di carcinoma del colon-retto si presenta alterata. Ebbene, la combinazione di questi due farmaci ha dato ottimi risultati, riuscendo a bloccare l’evoluzione delle metastasi».

Un risultato ancora più sorprendente se si pensa che tutto lo studio non è stato finanziato da aziende farmaceutiche ma dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e dalla Fondazione Oncologica Niguarda, una onlus di ricerca no-profit.


TANTI PROGRESSI NELLA RICERCA

Lo studio è solo uno dei tanti compiuti in questi tre anni dall’équipe milanese composta da 12 ricercatori a tempo pieno. I risultati di ben 9 studi clinici sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali come Lancet, Nature o il Journal National Cancer Institute. Tra i più citati e ripresi a livello mondiale c’è anche quello sulla biopsia liquida, una metodica perfezionata al Niguarda per monitorare l’insorgenza di mutazioni del Dna con un semplice campione di sangue. Fatto che consente di testare l’andamento delle terapie oncologiche, diagnosticando precocemente l’eventuale resistenza ai farmaci e di “aggiustare” le terapie con molecole più specifiche. O la dettagliata mappatura delle mutazioni genetiche che guidano la scelta delle terapie, nel tumore del grosso intestino.

«Proseguendo su questo filone, abbiamo intrapreso un nuovo studio ribattezzato MoTriColor: è finanziato dalla Commissione Europea e coinvolgerà 10 centri di eccellenza distribuiti in quattro nazioni: Italia, Spagna, Olanda e Belgio», prosegue il dottor Salvatore Siena. «Farne parte è un punto di orgoglio perché anche questo progetto darà nuovo impulso ai farmaci a bersaglio molecolare, la terapia anticancro "personalizzata" più promettente del futuro».

5 febbraio 2016


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