A A
hero image

Neurocibernetica: sai cos’è?

A Caserta c’è un centro di ricerca dove si progettano protesi all’avanguardia e soluzioni per malattie neurodegenerative. Scopri quali

credits: istock



0

di Isabella Colombo

 

Alzarsi e camminare. Un sogno per chi vive da anni su una sedia a rotelle. Un sogno che oggi può trasformarsi in realtà grazie ai progressi della neurocibernetica, quell’insieme di tecnologie in grado di dialogare con il nostro cervello per compensare le disabilità.


Una frontiera sempre più vicina, anche geograficamente: è appena nato a Caserta un centro all’avanguardia, unico nel suo genere, il Cyber Brain Hub Lab, la prima infrastruttura italiana interamente dedicata alla neurocibernetica. Qui si studiano soluzioni e si realizzano protesi per i pazienti che combattono contro le patologie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, le lesioni al midollo spinale, la paralisi cerebrale e la Sla.


Si punta sull’esoscheletro 

«Nei laboratori di Caserta saranno sviluppati dispositivi da impiantare nel corpo, protesi robotiche e interfacce cervello-computer che serviranno a ripristinare le funzioni vitali danneggiate dalle malattie neurodegenerative», spiega Giulio Niccolò Meldolesi, presidente della Fondazione Neurone Onlus che ha realizzato il centro insieme alla Fondazione Neuromed e all’Istituto Iemest.


Già oggi è possibile per una persona con arti inferiori paralizzati poter camminare di nuovo grazie a un esoscheletro. «È una sorta di impalcatura in fibra leggerissima che fascia esternamente le gambe e che è in grado di muoverle grazie a dei pistoni idraulici comandati dal computer», continua l’esperto. «La tecnologia delle interfacce cervello  computer potrà aiutare, per esempio, i pazienti affetti da ictus cerebrale a recuperare la funzionalità di un braccio paralizzato mediante una protesi robotica flessibile applicata alla mano. Quando il paziente vuole muoverla, il cervello manda un impulso che arriva alla macchina. Questa si aziona e compie il movimento desiderato».

 

E non ci si ferma qui 

«Si sta già lavorando alla mappatura del cervello: dobbiamo capire come raccogliere tutti gli stimoli cerebrali e trasformarli in un linguaggio comprensibile alle macchine», anticipa Meldolesi. «In futuro, gli elettrodi saranno sistemati dentro al cervello e potranno, per esempio, risolvere i casi di epilessia resistente ai farmaci. Un neurochip riconosce la crisi e comanda l’invio di una mini scossa elettrica capace di neutralizzarla: così si abbatte del 75% la frequenza degli attacchi».


Come funziona il laboratorio

Nel cyber brain hub lab di Caserta è tutto pronto: nel 2016 qui si installerà un team di ricercatori multidisciplinare (bioingegneri elettronici, informatici e medici, neuropsicologi, fisici e matematici) che lavorerà in collegamento con i principali centri di ricerca nel mondo, dall’Istituto italiano di tecnologia al Wadsworth Center e Albany Medical College di Albany, New York.


Il centro è stato realizzato grazie ai fondi strutturali europei e al sostegno dei ministeri della Ricerca e dello Sviluppo economico. La sua unicità è la straordinaria concentrazione, in un unico luogo, di know how e varie tecnologie della neurocibernetica che, in genere, sono dislocati in diversi centri di eccellenza.           



Fai la tua domanda ai nostri esperti


Articolo pubblicato sul n. 51 di Starbene in edicola dall’08/12/2015


Leggi anche

Parkinson: nuova terapia non invasiva

Epilessia: a che punto è la ricerca?

Disturbi mentali: a chi rivolgersi

Torna la Giornata mondiale contro l’ictus

Vista: le virtù dei nuovi laser

Tecnologia e salute

Mal di schiena? Colpa di PC e smartphone

Rughe: cos'è il tech neck?

Smartphone: ragazzi e bambini a rischio gobba

Smartphone, un contratto fra genitori e figli

Pubblica un commento