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Il latte aumenta il rischio di tumore? Le cose da sapere

Dito puntato contro il latte. Ma fa davvero male? Rispondiamo con l’aiuto delle nostre esperte. Ti diciamo anche quanto berne e quale preferire



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di Cinzia Testa

Dito puntato contro il latte, accusato di aumentare il rischio di cancro. Con un’altalena di studi dai risultati positivi e negativi e con vere e proprie campagne a favore oppure contro, dai toni anche piuttosto accesi.

La Scuola di Sanità Pubblica della Harvard University, in seguito all'invito del Ministero dell'Agricoltura statunitense a bere almeno tre porzioni di latte al giorno, ha emesso una nota che ridimensiona la pubblicità sui suoi benefici: non ci sarebbero basi scientifiche a favore delle "tre porzioni di latte al giorno" e, in più, la comunicazione non sarebbe indipendente da pressioni industriali.

Niente più latte allora? Oppure esiste un compromesso? Leggiamo le risposte di Adriana Bonifacino, responsabile dell’Unità di Senologia dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, e di Maria Teresa Bevere, biologa nutrizionista.


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LEGAME TRA CONSUMO DI LATTE E TUMORI

Tra chi beve latte si verifica nel sangue un aumento della concentrazione di alcune sostanze chiamate fattori di crescita insulino-simili. Una quindicina di studi ha coerentemente mostrato che chi ha valori più alti di questi fattori si ammala di più di vari tipi di tumori, in particolare dei tumori di mammella, ovaio e prostata. Non solo: uno studio condotto su un piccolo campione di 110 pazienti dal noto ricercatore Franco Berrino dell’Istituto dei tumori di Milano, ha riportato che chi ha i fattori di crescita più alti ha un’incidenza maggiore di sviluppare metastasi negli anni successivi a un intervento di tumore al seno.

Lo stesso vale anche per i latticini e i derivati del latte, cioè burro, latte e formaggio. Negli ultimi 50 anni in Giappone l'aumento dei tassi di consumo dei prodotti lattiero-caseari è stato collegato con l'aumento dei tassi di mortalità per cancro alla prostata, da quasi zero per 100.000 di cinque decenni fa a 7 per 100.000 oggi.

UNA MINIERA DI ESTROGENI

Il problema del latte è che è anche ricco di estrogeni, gli ormoni che hanno un ruolo negativo in particolare nello sviluppo del tumore del seno. Questo riguarda soprattutto il latte “moderno”.  

Per far capire cos’è cambiato negli anni, basta vedere i risultati di uno studio condotto nel 2007 dalla dottoressa mongola Ganmaa Davaasambuu, presso l'Istituto Radcliffe for Advanced Study dell’Università di Harvard. In Mongolia, i modelli tradizionali della mungitura sono ad oggi gli stessi di quelli utilizzati nei paesi occidentalizzati fino al 1920: le mucche al pascolo vengono munte solo durante i primi tre mesi di una nuova gravidanza.

Facendo un confronto, il latte crudo di queste mucche aveva solo un decimo del progesterone rinvenuto nel latte commercializzato in Giappone. Questo perché il latte vaccino prodotto nei caseifici commerciali è ottenuto da mucche che sono tenute in gravidanza e in allattamento 300 giorni l’anno, grazie anche alla fecondazione artificiale e al consumo di mangimi di alta qualità. Ma le mucche quando sono gravide hanno - proprio come accade negli esseri umani - un livello di estrogeni nel sangue, latte e urine considerevolmente aumentato. Di conseguenza, anche il latte prodotto presenta un livello di estrogeni molto elevato.

UNA PORZIONE DI LATTE AL GIORNO

Questo però non significa eliminare il latte dalla propria dieta. I nutrizionisti di Harvard ne consigliano una porzione al giorno, cioè una tazza, oppure in alternativa una porzione, pari a 100 grammi, di formaggio.  Anzi, a queste dosi ha un effetto protettivo nei confronti del tumore del colon retto, come dimostrato da più ricerche. Vale poi la regola di preferire il latte intero rispetto a quello scremato, perché viene sottoposto a un minor quantitativo di processi industriali che, levando i grassi, impoveriscono anche il valore nutritivo generale dell’alimento. Inoltre il latte fresco è preferibile a quello a lunga conservazione: le alte temperature alle quali l’UHT viene sottoposto per “sanitizzarlo” (cioè annientare la carica microbica) possono distruggere gran parte delle vitamine del latte, rendendolo meno completo.

Sì anche a scegliere quello prodotto con metodo biologico, perché i modelli di allevamento e di mungitura sono quelli tradizionali. Inoltre, dal punto di vista nutrizionale è tendenzialmente meno ricco di acidi grassi saturi, sostanze negative perché tendono a depositarsi con più facilità sulle pareti delle arterie e a favorire l’aumento del livello di colesterolo nel sangue.

I CONSIGLI PER CHI È MALATO DI TUMORE

Attenzione però. Queste indicazioni non valgono per chi ha un tumore oppure ne ha sofferto.  In questo caso il suggerimento è di non bere latte vaccino ma alternative vegetali come, ad esempio, il latte di cereali. Occhio però all’etichetta: il latte di riso deve essere prodotto con riso integrale, così come quello di avena con avena, senza additivi e zuccheri aggiunti. Meglio evitare invece il latte di soia, perché questo legume è una fonte di isoflavoni, cioè di un particolare tipo di estrogeni vegetali.

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