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Helicobacter pylori: dai probiotici un aiuto in più

Insieme ad antibiotici e antiacidi, eradicano dallo stomaco il più insidioso dei batteri responsabile di gastriti e dispepsie

credits: istock



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Si allarga sempre di più il campo di azione dei probiotici. L’ultima scoperta, presentata nel corso del NUTRA DAY 2016, tenutosi a Milano e organizzato da Cum Grano Salis, li vede protagonisti, insieme ad antibiotici e inibitori di pompa protonica, nella lotta all’Helicobacter pylori, il batterio responsabile di gastriti e dispepsie (cioè difficoltà digestive e bruciori di stomaco). I probiotici svolgono infatti un importante ruolo nel supportare la terapia farmacologica e nel migliorare tutto il quadro clinico.

I FERMENTI MIGLIORI
Uno studio di prossima pubblicazione, condotto dal Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna su circa 1000 pazienti affetti da Helicobacter pylori, evidenzia che l’associazione di probiotici ideale, in abbinamento con gli antibiotici, è quella che somministra in forma microincapsulata due ceppi batterici: il Bifidobacterium e il Lactobacillum. Una capsula al giorno, per i dieci giorni di terapia e per i due mesi successivi al trattamento, riequilibra il microbiota gastrointestinale e completa l’opera di eradicazione del batterio iniziata dagli antibiotici. «Non solo. Riducendo gli effetti collaterali degli antibiotici (diarrea, meteorismo, flatulenza) migliora la compliance, cioè l’aderanza alla terapia», spiega Dino Vaira, professore straordinario di medicina interna al policlinico Sant’Orsola di Bologna.


IL NUOVO SCHEMA TERAPEUTICO
Fino a ieri, per eradicare l’Helicobacter, si prescriveva la cosiddetta triplice terapia, che associava due antibiotici (amoxicillina e claritromicina) al pantoprazolo, da prendere tutti insieme. «Una metanalisi del 2015, che ha preso in esame 500 studi condotti su 45.000 pazienti, ha evidenziato come la terapia sequenziale, che ha una schema temporale ben preciso, abbia un’efficacia maggiore nel debellare il batterio, pari al 95% dei casi trattati», prosegue Varia. «In pratica, per i primi cinque giorni si somministra amoxicillina e pantoprazolo, e per i successivi 5 giorni claritromicina, pantoprazolo e tinidazolo, un antimicrobico altamente selettivo sull’Helicobacter pylori».


BREVE STORIA DEL GERME DELLA GASTRITE
L’Helicobacter pylori è stato scoperto nel 1983 dall’anatomo-patologo Robin Warren e dal suo allievo Barry J.Marshall, premio Nobel per la medicina nel 2005. «Fino ad allora gastrite e dispepsia venivano attribuiti allo stress», spiega il professor Vaira. «Si tratta, invece, di infezioni causate da un batterio che può provocare non pochi guai. Inizialmente si ha una forte infiammazione della mucosa gastrica. In un secondo stadio subentra l’atrofia e la progressiva distruzione delle ghiandoline che secernono acido cloridico, fondamentale per la digestione (in questa fase può comparire l’ulcera gastrica). Il terzo step è la metaplasia: un’alterazione delle cellule dello stomaco che può evolvere in tumore».


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Articolo pubblicato sul n° 15 di Starbene, in edicola dal 29 marzo 2016

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