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Fumo: i metodi per smettere

Sono circa 5 milioni le italiane fumatrici e aumentano i casi di tumore al polmone. Ecco come cambiare



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L’ultimo “metodo” antisigarette è il decreto Lorenzin, che sarà in vigore entro Natale. Prevede, fra l’altro, l’abolizione dei pacchetti da 10 (più economici e appetibili per i giovani), il divieto di fumo in auto con minori o donne incinte e una pubblicità dissuasiva più forte.

Una buona notizia, visti gli 11 milioni di fumatori in Italia e il record “rosa” di tumore al polmone (quelli maschili sono in calo).

«Se nell’uomo il rischio di ammalarsi si decuplica, nella donna cresce di 28 volte», dice Fabio Beatrice, direttore del Centro Antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco (TO). Il fumo, inoltre, riduce la fertilità, anticipa la menopausa di 2 anni e, se si prende la pillola, aumenta il rischio cardiovascolare. Insomma, è proprio ora di smettere: per farlo scegli i metodi più a misura di donna.


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I corsi sono fondamentali

 «Individuali o di gruppo, tenuti da medici, psicologi e operatori specializzati, servono per rafforzare la tua motivazione a smettere e a sostenerti nel percorso per dire addio alle sigarette», spiega Giacomo Mangiaracina, presidente dell’Agenzia nazionale per la prevenzione.

«Servono anche se hai già fatto vari tentativi, perché ogni ricaduta non è un fallimento, ma una tappa nel percorso verso la liberazione dalla dipendenza». Ai corsi accedi attraverso i centri Anti Fumo attivi presso strutture del Ssn e della Lilt. Sono previste 10 sedute, anche ravvicinate, in 6-8 settimane, seguite eventualmente da incontri più distanziati: i primi 2-3 mesi sono il periodo più delicato, in cui si verifica il 70% delle ricadute.

Il percorso completo costa circa 150 euro. «Nelle donne danno risultati ottimali se integrati con indicazioni dietologiche, perché spesso il timore di ingrassare rappresenta un freno all’abbandono della sigaretta», aggiunge il dottor Fabio Beatrice.

L’e-cig se sei schiava del gesto

 Ai non fumatori può sembrare strano che esista una dipendenza dal gesto”, ma per certe fumatrici accendersi la sigaretta è come per un adolescente smanettare in chat sul telefonino. In questi casi può essere efficace la sigaretta elettronica alla nicotina in quantità scalare (sempre abbinata a un percorso di sostegno) perché permette di abbandonare con gradualità l’abitudine a stringere una sigaretta tra le dita», dice Beatrice.

I farmaci se la dipendenza è forte

Se accendi la sigaretta appena sveglia e fatichi a non fumare anche dove è vietato forse hai bisogno di un aiuto farmacologico. «Si usano sempre di più gli agonisti parziali dei recettori nicotinici dell’acetilcolina: agiscono in modo simile alla nicotina, occupando parte degli stessi interruttori a livello cerebrale. Hanno però un’azione più immediata  pratica di gomme e cerotti alla nicotina.

Infatti stimolano la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, così anche se non fumi provi una sensazione positiva che ti aiuta a non soffrire di astinenza. In più, la nicotina che inali con le eventuali sigarette che continui ad accendere trova i recettori che la “cercano” quasi del tutto occupati, quindi perdi il gusto di fumare», spiega Mangiaracina.

In compresse, da prendere secondo un programma personalizzato (serve la ricetta medica e non sono dispensati dal Ssn), vanno abbinati al percorso di sostegno.

Puoi anche dare solo un taglio

Vuoi dire addio alle bionde? Scarica la guida “Smettere di fumare... una questione che mi sta a cuore” sul sito dell’Istituto superiore di sanità (iss.it) o chiama l’Help line (800- 554088). Potrai far chiarezza e capire se sei davvero pronta a liberarti dalla dipendenza dal fumo.

In caso negativo, però, cerca almeno di ridurre i rischi fumando meno sigarette o passando più o meno completamente a quelle elettroniche, che ti risparmiano i pericoli legati alla tossicità della combustione. Anche in questo caso da sola puoi fare poco, mentre un sostegno può aiutarti a distinguere tra le sigarette per te “necessarie” e quelle che fumi per automatismo.

«Con un’assistenza medico-psicologica un fumatore passa completamente al fumo elettronico in circa un mese e anche a distanza di otto mesi nel 50% dei casi continua solo con le e-cig», assicura Beatrice, che al riguardo ha condotto una ricerca in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Le donne sono “social smokers”

«Nel sesso femminile il lato psicologico della dipendenza ha un peso maggiore e più complesso che nell’uomo, perché il piacere del fumo è molto legato alla gestualità e ai momenti in cui ci si accende la sigaretta», spiega il  dottor Fabio Beatrice.

Le donne in genere sono “social smokers”, cioè fumano molto soprattutto in compagnia: ecco perché i corsi di sostegno psicologico e l’eventuale ricorso alle sigarette elettroniche risultano particolarmente efficaci.

Articolo pubblicato sul n. 44 di Starbene in edicola dal 20/10/2015


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