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Endometriosi: le novità per curarla

Oggi ci sono nuove terapie atte a far regredire questa patologia. Ecco quali sono



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Colpisce il 10% delle donne in età fertile. Ed è una patologia subdola, che tende a progredire e che si manifesta con una gamma di sintomi molto sfumata: dalla tensione addominale ai disturbi del ciclo fino a un dolore pelvico costante che si irradia alla zona lombare e che mina la qualità della vita.

Secondo un rapporto internazionale presentato al Parlamento Europeo il marzo scorso (Report Eappg), le donne che soffrono di endometriosi a uno stadio avanzato perdono mediamente cinque giorni lavorativi al mese.

Riconosciuta malattia sociale” dal 2005, è dovuta alla proliferazione incontrollata del tessuto endometriale che riveste la cavità uterina, al di fuori della sua sede naturale. Una silenziosa “invasione” a danno degli altri organi, che può coinvolgere le ovaie, le tube, la zona retrouterina (tasca del Douglas), la vescica, il retto, il peritoneo e persino l’intestino. Scopri come far arretrare il nemico con le nuove armi farmacologiche.


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L’ultima nata, la compressa di solo progestinico

Risale a un paio d’anni fa la grande svolta nel trattamento dell’endometriosi. «Dopo lunghe attese, è approdato in farmacia il primo farmaco antiendometriosi registrato con questa precisa indicazione», spiega Rossella Nappi, docente di ostetricia e ginecologia all’università di Pavia.

«Fino ad allora, infatti, si prescriveva la pillola anticoncezionale o i cosiddetti analoghi del GnRH, che facevano scivolare la donna in una sorta di “menopausa chimica”, con tutti gli effetti collaterali che ciò comporta: vampate di calore, insonnia, depressione, nervosismo e un maggior rischio di osteoporosi (oltre ad anticipare la fine dell’età fertile).

 Il nuovo preparato ormonale, invece, prevede una compressa al giorno di dienogest, un progestinico di quarta generazione che inibisce la proliferazione dell’endometrio, evitando che “isole” di tessuto attecchiscano in sedi improprie. Non solo blocca la progressione della malattia, ma nel 20% dei casi provoca una vera e propria riduzione dei focolai endometriosici in atto».

Non è un contraccettivo - Ben tollerato anche da chi non ama la pillola anticoncezionale, il dienogest non altera il profilo lipidico (aumento di colesterolo e trigliceridi, riscontrato frequentemente con le terapie ormonali) e non comporta ritenzione idrica e aumento di peso.

«L’importante è non confondere la sua azione con quella della comune pillola anticoncezionale », avverte la professoressa Nappi. «Benché tenda a bloccare l’ovulazione, non vanta un effetto contraccettivo e va sempre utilizzato insieme a un metodo anticoncezionale, se si vogliono evitare gravidanze indesiderate». Si prescrive per sei mesi, e poi si rivaluta il quadro con l’ecografia.

La classica pillola, un valido aiuto per molte donne

E la pillola anticoncezionale? Definitivamente abbandonata a favore del dienogest? «Niente affatto. Tutto dipende dalla risposta individuale alle cure ormonali», risponde Rossella Nappi. «Se una donna sta assumendo una pillola anticoncezionale a basso dosaggio di estrogeni, si trova bene e non desidera cambiare terapia, può continuare sulla sua strada.

 Tanto più che la pillola fornisce un metodo anticoncezionale sicuro ed efficace, e che diversi progestinici si trovano da qualche anno abbinati anche a estrogeni naturali, definiti bioidentici perché perfetto fac-simile dell’estradiolo secreto dalle ovaie.

 Ben tollerate, le pillole “bio”, assunte senza pausa di sospensione tra un blister e l’altro in modo da evitare inutili dolori mestruali, rappresentano ancora una scelta terapeutica molto valida. A differenza degli analoghi del GnRH che, per la pesantezza degli effetti colaterali, vengono ormai prescritti solo in casi limitati: generalmente prima o dopo un intervento di rimozione delle isole di endometriosi, per preparare o completare l’opera di “pulizia profonda” intrapresa dal bisturi del chirurgo».

Quando è controindicata - Come per tutte le pillole anticoncezionali, vi sono però dei casi in cui l’assunzione di estrogeni è controindicata: donne obese o in forte sovrappeso (che magari fumano un pacchetto al giorno), che soffrono di tromboembolie, difetti della coagulazione, insufficienza epatica o renale, tumore al seno, all’utero o alle ovaie.

Senza dimenticare quella piccola quota di donne che è sensibile anche alla minima dose di estrogeni presenti nelle pillole-piuma (emicrania, tensione al seno e aumento di peso) e quella che, pur tollerandole bene, non riesce ad ottenere attraverso esse un buon controllo dell’endometriosi. In tutti questi casi, quindi, ben venga la nuova opzione “solo progestinico”.

Le soluzioni chirurgiche:  tre interventi obbligatori e un “optional”

Esistono dei casi in cui la chirurgia diventa una scelta obbligata perché l’endometriosi, non curata per tempo, ha invaso nel profondo diversi organi. Ce ne parla il professor Paolo Vercellini, docente di ostetricia e ginecologia, fondazione IRCCS Ca’Granda- Ospedale Maggiore del Policlinico di Milano.

Cisti endometriosiche sospette - Se dall’ecografia transvaginale le cisti endometriosiche che si formano frequentemente sulle ovaie (chiamate “cisti cioccolato” per il loro colore scuro dovuto al sangue interno raggrumato) presentano dimensioni e caratteristiche tali da far sospettare un tumore, è preferibile asportarle chirurgicamente.

«Solo attraverso l’asportazione, e la relativa biopsia, è infatti possibile fugare ogni dubbio sulla loro natura benigna o maligna», spiega il professor Vercellini. «Eseguito in laparascopia, con 3-4 microincisioni di un centimetro (che restano invisibil), l’intervento richiede un giorno di ricovero e non è doloroso».

Stenosi intestinale-  Sala operatoria anche quando l’endometriosi ha provocato un restringimento del lume dell’intestino, specie nel passaggio tra il sigma e il retto. I campanelli d’allarme? Gonfiore, dolore addominale e difficoltà ad evacuare che può arrivare alla vera e propria occlusione intestinale.

Stenosi uretrale - L’indicazione obbligatoria all’intervento è prevista anche quando si ha un restringimento dell’uretra, il canale che trasporta la pipì dai reni alla vescica. «Si tratta di una complicanza frequente e insidiosa, perché inizialmente non dà sintomi», spiega Vercellini. «Per questo, in caso di lesioni profonde, è sempre bene fare un’ecografia dei reni e delle vie urinarie per escludere la presenza di infiltrazioni a livello di questi “canalini”».

E se cerchi un bimbo? Dipende.
Responsabile del 30% di tutte le forme di infertilità, l’endometriosi, offre due alternative all’aspirante mamma. «La via chirurgica è indicata a tutte le coppie ideologicamente contrarie alla fecondazione assistita e nel caso in cui si ha un dolore pelvico costante, che si acuisce durante i rapporti o il ciclo. Se, invece, la coppia non è contraria alla “cicogna tecnologica” (e la donna sta relativamente bene) può affidarsi serenamente alla Fivet. In entrambi i casi la percentuale di successo è identica: il sogno di diventare mamma si corona nel 40% dei casi.

Articolo pubblicato sul n. 37 di Starbene del 02/09/2015

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