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Donne più esposte alla fibrillazione atriale

Seppur stoiche nell’affrontare i virus influenzali, le donne sono esposte ad un maggior rischio di fibrillazione atriale rispetto agli uomini



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Una ricerca franco-americana ha evidenziato non solo come gli uomini, a causa dei livelli circolanti di testosterone, siano più vulnerabili all’azione debilitante svolta dai virus influenzali rispetto alle donne, ma anche come queste ultime, quando soffrono di fibrillazione atriale, corrano un maggior rischio di sviluppare gravi complicanze cardiovascolari come ictus, malattie, scompenso cardiaco e decessi rispetto alla controparte maschile.


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Così forti e così fragili: due recenti studi scientifici evidenziano come le donne sappiano resistere meglio all’azione dei virus influenzali perché protette ormonalmente, ma quando sono afflitte da fibrillazione atriale, la più diffusa forma di aritmia cardiaca, corrono più rischi dei maschi, per motivi non chiari, ma forse anche per il fatto di sottovalutare la sintomatologia che avvertono.

La vita di tutti i giorni insegna che, quando le donne si sentono poco bene, sopportano il dolore generalmente meglio dei maschi.

Soprattutto in inverno, quando tosse, febbricola, raffreddore e disturbi gastrointestinali sono all’ordine del giorno, le donne vanno in ufficio, continuano a svolgere le loro normali mansioni con più coraggio; il loro atteggiamento ha una spiegazione scientifica e una solida base biologica oltre che culturale.

Il testosterone, il principale ormone maschile, in caso di attacco virale, penalizza in negativo il recupero fisico, mentre gli ormoni femminili circolanti lo rendono più propenso a recuperare prima e presto.

In ogni caso le donne, anche per ragioni culturali, si lamentano molto meno dei propri malanni fisici, ma probabilmente proprio questo atteggiamento può renderle più soggette a sperimentare le complicanze più gravi in caso di fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale è un’anomalia del ritmo cardiaco molto comune che, quando diagnosticata tempestivamente, può abbassare il rischio di sperimentare ben più gravi complicanze.

Un recente studio scientifico, tuttavia, ha evidenziato come, quando a soffrirne sono le donne, più spesso intervengono complicanze anche molto gravi come la morte.

Le ragioni alla base di questa differenza fra maschi e femmine non sono note, ma gli autori della ricerca hanno ipotizzato che la trascuratezza femminile, il loro ignorare sintomi come il fiato corto, la stanchezza e l’attribuirli sempre allo stress e ai molteplici impegni che devono sbrigare, porta a maggiori difficoltà diagnostiche e quindi ad un’individuazione della problematica troppo tardi, quando ormai non possono che verificarsi le più gravi evenienze.

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