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Defibrillatori: per legge ogni centro sportivo deve averne uno

Entro luglio 2016 tutti i centri sportivi dovranno avere un defibrillatore e saperlo usare. È un apparecchio salvavita, che può evitare tragedie come la morte di un adolescente, avvenuta in Puglia pochi giorni fa

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di Andrea Guerra


Pochi giorni fa un 13enne di Trinitapoli, in Puglia, è morto sul campo da calcio dopo essersi accasciato al suolo per un malore. Aveva appena finito la partita quando ha perso i sensi. Nel centro sportivo dove è avvenuta la disgrazia non c'era un apparecchio salvavita, il defibrillatore automatico. Questa è solo l’ultima di una lunga lista di fatti tragici avvenuti negli ultimi anni sui campi da gioco dove calciatori, cestiti, giocatori di volley, hanno perso la vita.

Proprio lo scorso 20 gennaio sarebbe dovuto entrare in vigore il decreto Balduzzi, che impone ai club sportivi professionistici e dilettantistici il possesso dei defibrillatori. Appena pochi giorni prima, però, il ministro della Salute Lorenzin ha firmato un decreto che di fatto revocava la norma rimandandola al primo luglio. Così ci sono ancora circa 150 giorni di tempo per colmare una mancanza presente a più livelli e in diverse Regioni. Basti pensare che anche in Lombardia, da molte parti ritenuta l'eccellenza in campo sanitario, al 31 dicembre 2014 erano registrati 3.300 defibrillatori su circa 9mila società sportive dilettantistiche.

L’augurio è che il tempo ora a disposizione per colmare il gap sia sfruttato al meglio da parte di tutte le società sportive. Perché i Dae, cioè i defibrillatori semiautomatici, possono davvero salvare una vita. Lo rivela una ricerca condotta in Lombardia: «È emerso che gli arresti cardiaci nello sport, negli ultimi 4 anni, sono stati 147, avvenuti in spazi confinati, per lo più centri sportivi. Di questi, 113 avevano una causa di tipo medico. E mentre il dato di sopravvivenza della popolazione lombarda, in caso di attacco di cuore, è dell'11,2 per cento, nello sport si riesce a sopravvivere nel 50 per cento dei casi. Questo anche grazie all'uso dei defibrillatori”, spiega il dottor Guido Francesco Villa, membro della direzione sanitaria di Areu e responsabile del progetto regionale defibrillatori.

E naturalmente bisogna saper usare i defibrillatori. La legge impone infatti anche l’obbligo alla formazione. «Un conto è avere il defibrillatore, un conto è saperlo usare in caso di estrema emergenza: Ogni società deve far fare un corso a un gruppo di allenatori e dirigenti in modo che al campo ci sia sempre qualcuno in grado di utilizzare l’apparecchio. Il corso prevede una parte teorica e una parte pratica, con tanto di 'esame' finale».

Gli apparecchi semiautomatici sono facili da utilizzare in caso di necessità. «L’assenza di attività cardiaca ha effetti molto gravi sull’organismo: l’uso del defibrillatore può essere fondamentale ed è semplice, si viene guidati dalle sale operative del 118 e lo stesso apparecchio è in grado di capire da solo se entrare in funzione oppure no. La macchina stessa dà istruzioni vocali a chi deve utilizzarla», conclude il dottor Villa.


26 febbraio 2016

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