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Coliche renali: sintomi e terapia

I dolori dovuti a una colica renale sono molto forti. Ecco come riconoscerli e affrontarli, anche in gravidanza, quali sono le cure più efficaci e come regolarsi a tavola



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di Angelo Piemontese


Tutto comincia con un dolore che parte dalla schiena, in corrispondenza dei muscoli lombari e che poi si irradia anteriormente scendendo verso l’inguine. È il sintomo principale che indica che è in atto una colica renale.

I soggetti che ne soffrono sanno riconoscere subito questi intensi dolori. Ma chi li sperimenta per la prima volta non può sapere con certezza cosa sta succedendo nel suo corpo.

«Bisogna recarsi al pronto soccorso dove un’ecografia permette di confermare la presenza di uno o più calcoli nelle vie urinarie», spiega Alberto Saita, urologo, esperto in endourologia e calcolosi urinaria, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Per saperne di più su come affrontare il dolore, anche in gravidanza, quali sono i rimedi giusti e l'alimentazione più adatta, contuna a leggere.


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LE CAUSE

«La calcolosi è il sintomo di alcune malattie metaboliche, come l’iperparatiroidismo», spiega il professor Saita. «In pratica, le ghiandole accanto alla tiroide che servono per controllare il metabolismo del calcio all’interno dell’organismo non funzionano più bene: aumenta così la produzione di calcio, che precipita nelle urine e forma i calcoli.

Inoltre il diabete o la sola tendenza al diabete portano a un’iperproduzione di acido urico che è uno degli altri fattori promotori della calcolosi, in particolare di acido urico o di ossalato di calcio.

Altre cause sono dovute a condizioni di carenza di alcuni fattori protettivi come i citrati (presenti negli agrumi e nei vegetali in genere) oppure all’aumentata eliminazione di calcio, dovuta a un alterata funzionalità del rene.

LA STAGIONE CRITICA

Nelle persone predisposte, l’estate è una stagione critica: con l’impennata delle temperature le coliche renali sono in agguato: il rischio aumenta considerevolmente, tanto che rappresentano un terzo degli accessi in PS.

«Il caldo (il bacino del Mediterraneo è zona endemica per la patologia), unito alla scarsa idratazione dell’organismo (molte persone non bevono abbastanza), favorisce la disidratazione, che porta a una maggiore precipitazione dei sali minerali, normalmente presenti nelle urine sotto forma di microcristalli.

In questa situazione i cristalli di sali minerali si aggregano e formano il calcolo, che può ostruire in qualsiasi parte la via urinaria: il ristagno delle urine all’interno delle vie urinarie provoca una colica».

COME PREVENIRE

Sovrappeso, obesità, diabete e aumento della pressione arteriosa predispongono alla calcolosi. «Uno stile di vita appropriato contro queste patologie protegge anche dalla formazione di calcoli: quindi fare attività fisica, evitare sedentarietà e diete ipercaloriche sbilanciate sui carboidrati e zuccheri, riduzione del sale nella dieta e no a bibite gassate e carni rosse in eccesso», afferma l’esperto.

Nell’alimentazione il consiglio è abbondare con i vegetali e i legumi: «Questi alimenti incrementano la disponibilità di potassio, che rafforza le difese dell’organismo e aumenta l’acido citrico, la cui carenza porta alla precipitazione dei cristalli e alla calcolosi, e diminuisce l’acidità delle urine, altro fattore che favorisce la formazione di aggregati di cristalli», spiega l’esperto.

«C’è poi un luogo comune da sfatare: è sbagliato ridurre l’apporto di calcio con gli alimenti. Fisiologicamente, infatti, il calcio è utile per l’eliminazione dell’ossalato (altro fattore che favorisce la formazione dei calcoli, presente nei soft drink, tè, caffè e frutta secca se usati in eccesso) attraverso le feci. Quindi una drastica riduzione del calcio nella dieta può avere l’effetto di veicolare maggiori quantità di ossalato nelle vie urinarie e aggravare la tendenza alla calcolosi. L’ideale è assumere almeno un grammo di calcio al giorno, sotto forma di latte, formaggio fresco, yogurt”.

E poi bere molto, preferendo acqua a basso residuo fisso e con pH alcalino. «Ma non nella fase acuta della colica», raccomanda l’esperto, «perché si va a sovraccaricare di liquido dove già c’è un’ostruzione che impedisce di smaltirlo».

I RIMEDI GIUSTI

«Per risolvere le crisi acute i farmaci più efficaci sono i FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) che bloccano il dolore a livello periferico, ma che devono essere utilizzati con cautela nei pazienti con nota insufficienza dei reni o del fegato o con malattie gastriche», raccomanda il professore.

«Una delle molecole più utilizzate è il diclofenac. Esiste peraltro una nuova formulazione in commercio che ne permette di ridurre il dosaggio rispetto agli altri FANS e consente una significativa riduzione del dolore nei primi trenta minuti. Sono siringhe preriempite, da iniettare intramuscolo o sottocute, ideali soprattutto in vacanza, perché “si può fare autosomminstrazione», dice il professor Saita.

Poi ci sono le molecole ad azione centrale, che agiscono nei centri del dolore a livello cerebrale. Si tratta di oppioidi come il tramadolo, indicati in coloro che non possono assumere i FANS.

Infine il paracetamolo, che agisce nella sede dell’infiammazione e se funziona dà meno effetti collaterali dei precedenti farmaci.

COME ELIMINARE I CALCOLI

«I calcoli composti da calcio o acido urico si eliminano con una TC a basso dosaggio di radiazioni (equivalente a una radiografia) e senza mezzo di contrasto. Si individua posizione e numero dei calcoli, se sono più o meno duri e come sono composti. In quest’ultimo caso si può sciogliere completamente la pietra con una terapia medica a base di alcalinizzanti come il bicarbonato o di prodotti a base di potassio e citrato senza fare alcun intervento invasivo», spiega l’esperto.

“Mentre i calcoli formati da ossalato di calcio (i più diffusi, 80% dei casi) si trattano entrando nell’organismo con delle microtelecamere e polverizzandoli con un potente raggio laser e i residui vengono in parte rimossi e in parte espulsi in maniera spontanea. I trattamenti chirurgici tradizionali non vengono più utilizzati per il trattamento dei calcoli urinari.

Bisogna ricordare che è una patologia recidiva: «Se non si fa adeguata prevenzione, i calcoli si ripresentano entro vent’anni».  È necessario quindi sottoporsi a periodici esami del sangue e delle urine per vedere se i livelli di calcio, fosforo e acido urico restano bassi. Se dovesse persistere un aumento di eliminazione del calcio nelle urine (ipercalciuria), si devono usare farmaci specifici che bloccano l’eliminazione del calcio».

LE DONNE IN GRAVIDANZA

In generale, le donne sono più protette rispetto ai maschi, perché gli estrogeni determinano una maggiore produzione di fattori protettivi come l’acido citrico.

Ma per le gestanti il problema è di tipo anatomico: «Il 75-80% delle donne, in relazione all’aumento di volume dell’utero per la crescita del feto, hanno una compressione sulle vie urinarie con una maggiore stasi urinaria che porta alle coliche», spiega l’esperto.

«In caso di sofferenza grave e ricorrente, si può fare un intervento di asportazione del calcolo durante la gravidanza, oppure si inseriscono attraverso le vie urinarie dei tubicini di drenaggio interni (stent) che passano vicino al calcolo bypassandolo e favorendo l’uscita delle urine e che possono essere mantenuti fino al parto. Se gli episodi di dolore non sono frequenti le coliche si possono trattare per via farmacologica “usando degli antispastici o paracetamolo perché i FANS possono essere dannosi in alcune fasi della gravidanza», conclude l’esperto.

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