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Colesterolo: quanto lo conosci?

Pericoloso per l’apparato cardiocircolatorio, ha anche una parte “buona”. Scopri come limitarne i rischi a tavola e con lo sport



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di Ida Macchi

Un italiano su tre ha livelli di colesterolo troppo alti e, nel 40% dei casi, nemmeno lo sa: è il campanello d’allarme lanciato durante l’ultimo congresso dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, che si è svolto recentemente a Rimini.

Un dato che si somma al triste primato che il nostro Paese detiene in Europa per frequenza di malattie cardiache e ictus: l’osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Health examination survey), attraverso una rilevazione sulla popolazione dai 34 ai 75 anni condotta dall’Istituto superiore di sanità, ha addirittura stilato una classifica delle Regioni in cui il colesterolo cattivo registra la massima incidenza: la maglia nera va a Emilia Romagna e Sardegna, seguite a ruota da Molise e Calabria.

Eppure, tenere a bada questo grasso nemico delle arterie non è difficile. Leggi qui di seguito e valuta quanto lo conosci e se sai come evitare che possa mettere alla prova il tuo apparato cardiocircolatorio.

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È TOTALMENTE DANNOSO?

No. Una parte di quello totale viene chiamato “buono”: «È l’Hdl (ovvero high-density lipoprotein, cioè lipoproteine ad alta densità), spazzino naturale che ripulisce i vasi sanguigni da quello “cattivo” (l’Ldl, acronimo di low-density lipoprotein), e non dovrebbe mai scendere sotto i 50ml/dl», spiega il dottor Paolo Pizzinelli, cardiologo e internista a Milano.

«Non solo: valutandone i valori si può anche calcolare il proprio rischio cardiovascolare. Per farlo, basta dividere il colesterolo totale per quello “buono”. Se il risultato è inferiore a 3,7,  tutto va per il meglio: significa che l’Hdl neutralizza l’azione del colesterolo nocivo», specifica l’esperto.

QUANTO INCIDE QUELLO CHE SI MANGIA?

«Salsine, carni rosse e formaggi grassi, soprattutto se consumati in eccesso, fanno impennare il colesterolo, ma l’alimentazione non è l’unica responsabile perché è fonte solo di un quinto del grasso nemico delle arterie.

L’80-90%, infatti, lo sintetizza l’organismo e lo utilizza per produrre ormoni (progesterone, estrogeni, cortisone, testosterone) e fabbricare le membrane delle cellule», spiega Pizzinelli. «Infatti, esistono persone che, nonostante una dieta ultralight, hanno ugualmente il colesterolo alto».

AVERE VALORI ALTI È TIPICO DELLA TERZA ETÀ?

«Riguarda anche gli under 30 ed è un fattore che, da giovani, pesa quasi il doppio rispetto all’ipertensione nell’aumentare i rischi d’infarto», chiarisce Pizzinelli. Uno studio pubblicato su Circulation, dimostra che avere alti livelli di colesterolo da bambini, aumenta il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari intorno ai 30-40 anni. Occorre tenerlo d’occhio già dai 18 anni, con un esame del sangue.

I numeri ideali: non più di 200 ml/dl per il colesterolo totale e inferiori a 130 per quello “cattivo”. È questa la frazione dannosa che può accumularsi nelle arterie e, nel tempo, ostruirle.

È UTILE L'ATTIVITÀ FISICA?

«Sì, abbatte il colesterolo cattivo e fa aumentare quello buono», spiega Pizzinelli. Attenta però a scegliere la disciplina giusta: «Bisogna praticare un’attività aerobica, che mette in moto il metabolismo: jogging, fitwalking, nuoto, bicicletta, per esempio. Le dosi ideali: almeno 30 minuti, per 5 giorni alla settimana».

OCCORRE RINUNCIARE A PESCE E CROSTACEI?

Basta fare le scelte giuste: «Bisogna orientarsi su esemplari di taglia piccola, come dentice, orata e nasello, ed evitare quelli di fondale (come la cernia), più ricchi di colesterolo», dice il dottor Grandi.

«Ma il primato è dei calamari, rispetto ai quali è meglio preferire le seppie (50% di colesterolo in meno), mentre fra cozze e vongole sono indicate le seconde, perché più “leggere”. Anche aragoste e gamberi ne contengono una buona quota, mentre astici e scampi sono più light».

PER ABBASSARLO CHE DIETA SI DEVE FARE?

Nonostante incida solo per un quinto, la dieta è fondamentale per abbassare il livello di colesterolo. «Quella ideale prevede non più di 3 porzioni di carne (preferibilmente bianca e di 2-3 uova alla settimana», spiega il dottor Maurizio Grandi, oncologo, immunologo e fitoterapeuta. 

«Inoltre, via libera a noci, cibi integrali, frutta e verdura: sono ricchi di fibre, che accelerano il metabolismo del colesterolo». Concessi anche, ogni giorno, 1 yogurt arricchito con fitosteroli, un paio di cucchiaini di lecitina di soia o una spremuta di arancia o di pompelmo, che ne riducono l’assorbimento».

LO INNALZA ANCHE L'OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA?

«Al contrario. Per il suo contenuto di acidi grassi monoinsaturi e polifenoli, l’extravergine di oliva fa aumentare leggermente i livelli di Hdl e impedisce che quello cattivo si ossidi, diventando ancora più pericoloso», puntualizza Grandi. «La dose ideale: 10 grammi a pasto, pari a 2 cucchiaini da caffè».

ESISTONO RIMEDI NATURALI?

«Sì, e le piante più efficaci sono l’ortisophon, il cardo mariano e la fumaria », elenca il dottor Grandi», perché facilitano l’eliminazione del colesterolo attraverso l’intestino. Le dosi: 100 gocce di tintura della pianta prescelta, diluite in 2 dita d’acqua calda, da sorseggiare dopo i due pasti principali», conlude l’oncologo. 

PUÒ ESSERE DI NATURA GENETICA?

Sì. In rari casi dipende da anomalie ereditate sin dalla nascita: «L’organismo produce più colesterolo del dovuto e il fegato non riesce invece a farne piazza pulita. ll grasso perciò si accumula nel sangue, dando il via a un’ipercolesterolemia famigliare.

I tagli alimentari, in questi casi, non sono sufficienti e, per abbassare il colesterolo occorre anche ricorrere a farmaci specifici (statine, fibrati, ezetimibe o resine), che ne riducono la produzione da parte dell’organismo e l’assorbimento», specifica Pizzinelli.

E LE UOVA? SDOGANATE

Se soffri di colesterolo alto, non devi più mettere le uova al bando. Secondo la Nutrition foundation of Italy, per non correre rischi basta limitare l’apporto giornaliero di questo grasso a 300 mg.

«Il tuorlo di un uovo ne contiene 185 mg, quindi è concesso», dice il dottor Paolo Pizzinelli. «Unica accortezza: consumane uno alla volta, non più di 2-3 volte alla settimana, anche alla luce del fatto che le uova sono nascoste in vari preparati alimentari che arrivano sulle nostre tavole».

Articolo pubblicato sul n.29 di Starbene in edicola dal 05/07/2016

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