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Ci si ammala ancora di tubercolosi?

Nel nostro Paese la tubercolosi ha una bassa incidenza, ma questa malattia esiste ancora. Ecco tutto quello che c’è da sapere

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di Oscar Puntel


Nel casertano, una scuola è stata chiusa perché un alunno si è ammalato di tubercolosi. I dati dell'Organizzazione mondiale della sanità indicano che in Italia si sono registrati circa 3600 casi di questa patologia, nel 2014. Sarebbero 6 casi ogni 100.000 abitanti: un rapporto che ci colloca nelle classifiche mondiali fra i paesi a bassa incidenza.


MA PERCHÉ CI SI AMMALA ANCORA DI TUBERCOLOSI?

Ci spiega Vincenzo Soresi, primario emerito di pneumologia all'Ospedale Niguarda di Milano: «Ci sono due fattori da considerare: la presenza, in mezzo a noi, di migranti, che possono portare con loro germi per cui il nostro sistema immunitario non è attrezzato alla corretta risposta di difesa; e poi il fatto che il batterio responsabile della tubercolosi ha i suoi corsi e ricorsi storici, per cui certe volte si ripresenta e attecchisce nelle persone che hanno basse difese immunitarie, perché sofferenti di altre malattie». Come difendersi? «Prevenzione, ovvero attenzione ai contatti con persone a rischio, specie se arrivano dall'estero. E due consigli per potenziare l'efficacia dei nostri anticorpi: buona alimentazione e fitness quotidiano, con almeno 20 minuti al giorno di camminata a passo veloce», consiglia Soresi.


CHE COS’È

La tubercolosi (o Tbc) è un’infezione polmonare provocata da un batterio, il Mycobacterium tuberculosis, comunemente conosciuto come “Bacillo di Koch” (dal nome del medico tedesco che lo scoprì nel 1882).

Si trasmette entrando in contatto con il bacillo presente nelle goccioline di saliva o di secrezioni bronchiali (in sostanza tosse e starnuti) di pazienti infetti, nei quali la malattia si sta manifestando in modo conclamato.

I più a rischio di contagio sono anziani e bambini e le persone che hanno un sistema immunitario compromesso, cioè pazienti oncologici in chemioterapia, malati di Aids, pazienti sottoposti a trapianti.


QUALI SONO I SINTOMI

I sintomi della tubercolosi che possono verificarsi nel periodo di incubazione della malattia, sono molto generici e comuni ad altre patologie delle vie respiratorie: stanchezza, perdita di peso e di appetito, tosse e febbre, presenza di sangue nei colpi di tosse. Si possono riscontrare anche: eccessiva sudorazione, difficoltà a respirare e dolore al petto. 


COME SI RICONOSCE

Oltre ai sintomi, il medico ausculta il petto, che solitamente evidenzia la presenza di rantoli; il contatto con il batterio infettante si accerta con uno specifico test, semplice e indolore: una piccolissima quantità di tubercolina viene iniettata subito sotto la cute del braccio. Passate 48-72 ore, se la persona è stata contagiata, si forma un piccolo indurimento (meno di 1 cm) in prossimità della puntura. Il risultato invece è negativo quando non c'è alcuna reazione.

Esistono inoltre persone che evidenziano una tubercolosi latente: sono cioè entrati in contatto con il bacillo, ma non presentano i sintomi della malattia, non sono infettivi e potrebbero non ammalarsi mai. In Italia si stima che siano 7,2 milioni.


COME SI CURA

La terapia dura dai 6 mesi ai 18-24 mesi. È composta dalla combinazione di più farmaci antibiotici. Oltre il 95% dei pazienti guarisce completamente.

Esiste anche un vaccino, il BCG: viene somministrato ai bambini sotto i 5 anni che vivono a stretto contatto con persone affette dalla malattia in fase contagiosa e al personale sanitario che opera in contesti di rischio.

9 marzo 2016


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