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Il centro per l’Alzheimer che l’Europa ci invidia

A Luserna San Giovanni, sulle colline torinesi, sorge il Rifugio Re Carlo Alberto, una casa di riposo pronta a restituire dignità agli anziani affetti da questa malattia che mina la memoria e la personalità. Grazie a un sopralluogo, abbiamo scoperto che…



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Un premio a un’iniziativa tutta italiana che ha fatto uscire i malati d’Alzheimer dalla loro bolla di isolamento. Il Rifugio Re Carlo Alberto, una casa di riposo della Chiesa Valdese situata a Luserna San Giovanni (TO), è stato di recente premiato dall’EFID (European Foundation Initiative on Dementia) per il progetto-pilota intitolato “Noi con voi: ambasciatori per l’Alzheimer”.


L'ORTO È SOPRAELEVATO

Abbiamo voluto saperne di più e allora eccoci in quella che era una vecchia cascina trasformata nel 1898 in istituto per malattie incurabili. L’ambiente è accogliente. Gli edifici, che sorgono su una collina a 550 metri di altitudine, sono circondati da un grande parco. E c’è anche un orto con dei cassonetti rialzati, dove ognuno è intento a coltivare il suo fazzoletto di terra. «Perché sono rialzati?», chiedo subito. «Per consentire a tutti di seminare, curare e raccogliere le verdure senza doversi piegare. Così anche chi ha problemi alla schiena partecipa alle attività di giardinaggio», risponde Gabriella Pansa, una dei 40 operatori socio-sanitari che lavorano al Rifugio.


I BAMBINI RISVEGLIANO LA MENTE

Entrando nel cortile centrale, c’è una sorpresa: mi aspetto di vedere solo teste bianche, bastoni e carrozzelle. Invece, vengo quasi travolta da bambini piccoli che giocano e corrono da tutte le parti. «Fa parte del progetto», mi spiega Marcello Galetti, direttore della struttura. «Portiamo spesso i nostri ospiti all’asilo nido di Monte Pellice, oggi invece sono venuti a trovarci i bambini. È un momento di incontro che fa bene a grandi e piccini. Diamo a tutti la possibilità di sentirsi nonni, anche se non hanno nipoti. E senza suggerire nulla, vediamo che le modalità di interazione sono infinite: c’è chi racconta una favola o i propri ricordi infantili, e chi fa trotterellare i bimbi sulle ginocchia rispolverando filastrocche dimenticate».

Interviene Franca Gonella, figlia di una signora di 89 anni ospite del Rifugio. «Lo scorso dicembre mia mamma ha avuto un ictus e non può più partecipare alle attività. È un peccato perché adora i bambini e in questi incontri le tornava il sorriso. Certo, non erano gli unici momenti lieti. Avendo fatto per 50 anni la parrucchiera, quando si è ammalata non sopportava di stare con le mani in mano. Qui è stata coinvolta in attività che le hanno permesso di conservare fino all’ultimo la sua straordinaria manualità: preparare i biscotti, colorare la sabbia da versare nelle boccette di vetro, confezionare decorazioni e biglietti natalizi… Essere occupata la faceva sentire viva, utile e operosa come quando cotonava i capelli». 


LA MUSICA È UNA VERA TERAPIA 

Quattro passi e sono all’interno. Tra corridoi e ampi spazi, si apre la stanza della musica, che gode di un ottimo isolamento acustico. Spiando dentro, scorgo un “malato” (o sarebbe meglio dire un “rockettaro”?) che sta suonando la batteria. A fianco, triangoli e altri strumenti a percussione. «La musicoterapia è il nostro punto di orgoglio», mi spiega il direttore. «Note e bambini sono potenti attivatori della mente. Con la guida di un’esperta, ciascuno trova il suo spazio per suonare, cantare, ascoltare cd, riconoscere le melodie dell’ambient music».

Racconta a riguardo Sandra Mirti, il cui marito ha fatto per dieci anni il ricovero diurno al Rifugio. «Ascoltare i cori degli alpini, insieme a tirare la pasta per i ravioli, era una delle sue attività preferite. Avendo fatto l’alpino in Friuli, la sua mente si risvegliava con le note e a volte riusciva a intonare qualche canzone dei tempi militari». La memoria, le canzoni della gioventù, la loro golden age... Alcuni, quelli più autosufficienti, riprendono persino a ballare nel grande salone chiamato Caffè Alzheimer. È un bar-ristorante dove ospiti, parenti, infermieri e operatori sanitari, che hanno dismesso il camice bianco, si ritrovano una domenica al mese per pranzare insieme e fare quattro salti, con l’orchestra che suona dal vivo.


CON IL COMPUTER SI AIUTA LA MEMORIA

E poi c’è la brain gym, che si avvale di software dedicati e viene effettuata sotto la guida di una psicologa. A turno, tutti siedono alla consolle del computer e fanno giochi, disegni elettronici, spostano icone e risolvono quiz. «Grazie a questa ginnastica mentale, un uomo di 55 anni affetto da Alzheimer precoce ha ripreso a scrivere», dice con orgoglio Marcello Galetti. «Quando è arrivato non riusciva neppure a firmare le carte».


CON NASTRI E PALLE SI ALLENA IL CORPO

Ma poiché mens sana in corpore sano, al Rifugio Re Carlo Alberto non manca neppure la geromotricità, versione azzurra della psicomotricità eseguita nelle scuole materne: grandi palloni colorati, cerchi, nastri tonificano il corpo, con esercizi semplici e divertenti suggeriti da un’insegnante di educazione fisica. «L’importante è non forzare la mano ma ascoltare i bisogni degli ospiti, per cercare di assecondarli», conclude Gabriella Pansa. «L’altro giorno stavamo raccogliendo le mele nell’orto e una signora mi ha detto: perché non prepariamo una bella cotognata? Ecco fatto: l’assaggi».


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Articolo pubblicato sul n. 42 di Starbene in edicola dal 6 ottobre 2015

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