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Celiachia: i nuovi test per la diagnosi

Per i bambini sono previsti esami più semplici e meno invasivi di quelli tradizionali. Ecco quali sono

credits: iStock



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di Manuela Campanelli


"Il mio bambino ha spesso l’addome gonfio, soffre di diarrea e fa fatica a crescere, soprattutto in altezza. Non avrà la celiachia?”. Proprio per dare una pronta risposta alle mamme timorose che il bimbo sia intollerante alle proteine del glutine, il Ministero della salute ha approvato di recente un iter diagnostico più semplice e meno invasivo di quello tradizionale.


«Fino a 18 anni d’età oggi è possibile non sottoporre i ragazzi alla biopsia, cioè all’esame che comporta il prelievo e l’analisi di un pezzetto di tessuto intestinale», spiega Marco Silano, direttore del Reparto di alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità. «In alternativa, possiamo eseguire tre test del sangue (si fanno con un solo prelievo), per accertare con sicurezza il disturbo».


Quando cercare gli anticorpi

Occhio ai sintomi classici della celiachia (disturbi intestinali, eccessiva magrezza...), sapendo che, dopo i 3 anni, diventano più sfumati e spesso si accompagnano all’anemia, alla stanchezza cronica, alla comparsa della carie e alla perdita di capelli. Se il bambino li manifesta, il pediatra prescriverà il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi, la spia dell’instaurarsi di una reazione immunitaria verso le proteine del glutine


«Di fronte a un risultato positivo,  bene portare il bambino in un Centro di riferimento regionale per la diagnosi della celiachia (li trovi all’indirizzo internet qui sotto) », suggerisce Marco Silano. «Qui gli verrà eseguito un solo prelievo di sangue che, se rivelerà una concentrazione degli anticorpi anti-transglutaminasi 10 volte maggiori rispetto ai valori normali, la presenza di anticorpi anti-endomisio e una predisposizione genetica per la malattia (con la presenza degli alleni DQ2 e/o DQ8 nel corredo genetico), darà la diagnosi di celiachia senza ricorrere alla biopsia».


Dopo la diagnosi

Una volta ottenuto il responso finale, l’iter curativo prevede una visita medica e una visita dietetica a un anno di distanza dalla diagnosi, accompagnate da un esame del sangue utile sia per dosare il ferro (e valutare quindi l’eventuale insorgenza di anemia), sia per quantificare gli anticorpi anti-transglutaminasi che danno informazioni sull’andamento della celiachia.


Per gli adulti c’è l’endoscopia

Chi ha un’età superiore a 18 anni e ha sintomi che fanno sospettare la celiachia, deve ancora sottoporsi all’esame endoscopico che, per mezzo di un sottile strumento ottico e flessibile (l’endoscopio appunto), valuta direttamente lo stato dei
villi intestinali, cioè le estroflessioni della mucosa dell’intestino, anche con un eventuale prelievo dei tessuti. Se i villi risultano atrofici, cioè ridotti in numero e dimensioni, si tratta di celiachia.


L’esame più invasivo si fa ancora perché negli adulti, rispetto ai bambini, esiste la necessità di effettuare una diagnosi differenziale. «Infatti, molti pazienti sospettati di avere la celiachia, possono in realtà essere affetti da un tumore, un’infezione o un’allergia», conclude il dottor Marco Silano.


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Articolo pubblicato sul n. 11 di Starbene in edicola dall'01/03/2016

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