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Cataratta: ci si può operare a 50 anni?

L’intervento precoce è molto utile se ci sono anche altri problemi visivi da correggere. Ecco le nuove cure

credits: iStock



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di Rossella Briganti


News dall’ultimo congresso dell’American Academy of Ophtalmology a Las Vegas. Sono sempre più numerosi i cinquantenni americani che scelgono la via dell’early treatment della cataratta, l’intervento sempre più precoce di sostituzione del cristallino con una lente intraoculare artificiale. Una tendenza innovativa, dal momento che in Italia la chirurgia della cataratta interessa quasi esclusivamente gli ultrasessantenni.


Ma è giusto operarsi ancora prima che l’invecchiamento del cristallino provochi un calo della vista? «Sì, ma a due condizioni», risponde Luigi Marino, docente di chirurgia refrattiva all’università di Milano. «È necessario che comincino a manifestarsi i primi campanelli d’allarme: aloni intorno alle fonti luminose, esigenza di avere maggior luce per leggere o di aumentare il contrasto sul monitor del pc o dello smartphone o la comparsa del cosiddetto astigmatismo interno (maggiori difficoltà a leggere, guidare o guardare la tv legate al fatto che il cristallino diventa rigido e “rugoso”)», spiega l’esperto. Devono coesistere, inoltre, diversi difetti visivi.


«Ci sono 50enni che non sopportano le lenti progressive e cambiano in continuazione tre paia di occhiali: uno per leggere da vicino (presbiopia), l’altro per guardare lontano (miopia) e un terzo per lavorare al computer a una distanza di 40-60 centimetri (visione intermedia). «In questi casi, non si tratta solo di prevenire la cataratta ma di correggere i difetti di rifrazione con uno dei nuovi cristallini trifocali, le lenti intraoculari che consentono una perfetta messa a fuoco da vicino, da lontano e a media distanza. Così si possono eliminare gli occhiali, certi che andando avanti negli anni non si andrà incontro alla cataratta perché il cristallino artificiale dura tutta la vita», dice Luigi Marino.


L’intervento negli ultimi anni è stato semplificato dall’avvento del laser a femtosecondi, che ha sostituito la facoemulsificazione a ultrasuoni. «Preciso e affidabile, questo laser consente una perfetta apertura della capsula che contiene il cristallino, la sua rapida frantumazione e aspirazione nonché la centratura ottimale della lente trifocale. Il tutto in due minuti e mezzo a occhio», conclude il professore. L’unico neo è che i cristallini “multitasking” non sono passati dal SSN, tranne che nel Veneto. Costano 500 € l’uno, più la parcella dell’oculista.


Ci sono meno rischi


Uno studio pubblicato nel dicembre del 2015 sul Journal of Cataract & Refractive Surgery dimostra che più tempestiva e precoce è l’asportazione di un cristallino invecchiato, minore è il pericolo di complicanze postoperatorie. Valutando tutti gli interventi di cataratta eseguiti in Svezia dal 2002 al 2015, si è visto che problemi quali rottura capsulare, lesioni corneali e cheratopatia bollosa si manifestano in una percentuale inferiore a mano a mano che l’età si abbassa. «Il perché è presto detto», commenta Marino. «Più si rimanda l’intervento più il cristallino si sclerotizza, diventando duro come la pietra. Fatto che impone di usare potenze-laser più elevate col rischio di ustioni della cornea». 


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Articolo pubblicato sul n.5 di Starbene in edicola dal 19/01/2016

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