A A

Antistaminici: quando e come usarli nei bambini

Gli antistaminici si possono dare tranquillamente ai bambini? Hanno effetti collaterali? A queste e altre domande ha risposto la nostra esperta



0

di Angelo Piemontese


Arriva la stagione delle allergie e gli antistaminici si rivelano essenziali. Ma si possono usare tranquillamente con i bambini? E hanno effetti collaterali? Queste e altre domande sono state oggetto di riflessioni durante la prima edizione del Congresso Internazionale dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) tenutosi a Milano a febbraio 2016.

Gli antistaminici sono i farmaci più venduti in età pediatrica a livello mondiale, come risulta dai dati di una ricerca OsMed 2014. Sono considerati efficaci e sicuri anche per i bambini molto piccoli, ma sono pochi gli studi sul loro utilizzo in tenera età.

Ecco perché è importanza che i pediatri ne conoscano le caratteristiche, le loro indicazioni cliniche e gli effetti collaterali. Abbiamo chiarito alcuni dubbi con la professoressa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente WAidid.

Continuando a leggere, troverari le risposte a queste domande:

Che cos'è l'istamina?

In quali casi usare gli antistaminici di prima o di seconda generazione?

Quando e per quali patologie sono efficaci gli antistaminici?

Frequenza di somministrazione e dosaggio pediatrico degli antistaminici: a che cosa bisogna stare attenti?



Fai la tua domanda ai nostri esperti

Che cos’è l’istamina?

«L’istamina è un importante mediatore chimico che gioca un ruolo chiave nella risposta allergica, sia in fase acuta, sia nella fase più tardiva, contribuendo al mantenimento di un generale stato infiammatorio. Al momento sono conosciuti quattro recettori per l’istamina, di cui H1 e H2, ampiamente espressi nell’uomo.

«Gli antistaminici sono antagonisti dei recettori H1 e sono suddivisi in farmaci di prima generazione, in generale gravati da elevati effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale, e farmaci di seconda generazione, con minori effetti collaterali. La gran parte di questi farmaci viene metabolizzata a livello epatico», spiega la dottoressa Esposito.

In quali casi usare gli antistaminici di prima o di seconda generazione?

«Sonnolenza, fatica, difficoltà nell’apprendimento, nella memoria e nelle performance psicomotorie sono effetti collaterali dei farmaci di prima generazione. Se ne sconsiglia, quindi, l’uso in caso di disturbi del sonno in età pediatrica, poiché il sonno indotto dagli antistaminici presenta un’alterazione del ritmo sonno-veglia e i soggetti che li usano spesso presentano una significativa sonnolenza mattutina, con conseguenze sul rendimento scolastico.

I farmaci di seconda generazione, più selettivi sul recettore H1, presentano minori effetti collaterali. Tuttavia, una recente analisi ha documentato negli adulti un possibile legame con aritmie in alcune comuni molecole di seconda generazione. Tali farmaci vanno quindi prescritti con attenzione in caso di concomitante uso di farmaci che alterano il ritmo cardiaco o in caso di predisposizione congenita alle aritmie», spiega la dottoressa Esposito.

Quando e per quali patologie sono efficaci gli antistaminici?

«Per la dermatite atopica le linee guida internazionali consigliano l’uso di antistaminici solo in caso di intenso prurito, che può provocare disturbo al sonno. In questo caso, gli antistaminici di scelta sono quelli più sedativi, di prima generazione, poiché studi clinici sul bambino non hanno documentato effetti significativi sul prurito da parte delle molecole di seconda generazione.

Se invece il prurito è acuto e cronico i farmaci di seconda generazione sono la prima scelta terapeutica. Si può, infatti, incrementare la dose fino a quadruplicarla, senza incidere significativamente sugli effetti collaterali.

Sempre i farmaci di seconda generazione giocano un ruolo importante in caso di rinite allergica, che, com’è noto, è un significativo fattore di rischio per lo sviluppo di asma. In queste persone la migliore efficacia, in termini preventivi, sembra essere ottenuta grazie all’uso combinato di steroide topico e antistaminico di seconda generazione.

Infine si è visto che gli adolescenti con rinite allergica non trattati farmacologicamente hanno il 40% di rischio in più di essere rimandati; se usano come terapia un antistaminico sedativo di prima generazione, il rischio sale al 70%. Per questo motivo le linee guida indicano gli antistaminici di seconda generazione come prima scelta nella terapia della rinite allergica di grado lieve-moderato», dice la nostra esperta.

Frequenza di somministrazione e dosaggio pediatrico degli antistaminici: a che cosa bisogna stare attenti?

«Gli antistaminici sono approvati per l’uso dai due anni di vita in poi. Inoltre, in molte patologie comuni, in assenza di anamnesi positiva per allergie, non si è osservata alcuna efficacia. Il loro impiego va quindi limitato a casi selezionati e in età pediatrica vanno prescritti in mg/kg di peso, in genere una volta al giorno in serata.

Gli antistaminici però, anche se somministrati per via endovenosa, non sono in grado di bloccare l’istamina, una volta che questa è legata al suo recettore e quindi non possono risolvere rapidamente i sintomi più pericolosi, quali l’edema della glottide, il broncospasmo e l’ipotensione. In queste situazioni d’emergenza solo l’adrenalina è indicata come trattamento».

Leggi anche

Rinite allergica: cosa fare?

Allergia, problema non solo primaverile

Allergia e intolleranza: qual è la differenza?

Asma d’estate: istruzioni per l’uso

Pubblica un commento