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Anoressia: i campanelli di allarme a seconda dell’età

Il Ministero della Salute ha aggiornato l’elenco dei centri per la cura dei disturbi alimentari, come l’anoressia. Un problema in aumento, che non riguarda solo le adolescenti, ma anche le bambine e le ultra 40enni. Ecco i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione a seconda dell’età



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di Cinzia Testa


In Francia l’anoressia viene affrontata con il “pugno di ferro”. È recente, infatti, la notizia che per le modelle che vogliono sfilare sarà obbligatorio presentare un certificato medico che ne attesti lo stato di salute, valutato soprattutto sulla base dell’indice di massa corporea. E non solo. Sulle riviste bisognerà indicare se la foto è ritoccata, con multe salate per chi non lo fa.

E in Italia? Una notizia buona c’è. Sul sito del Ministero della Salute è disponibile un elenco aggiornato dei Centri di riferimento per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia per l’appunto. Non è poco. Ci sono famiglie, infatti, che si trovano spaesate e non sanno a chi rivolgersi quando si presenta questo problema. Perché oggi l’anoressia non è più solo il disturbo delle adolescenti. Gli esperti ci dicono che il problema interessa sempre più anche le bambine e le donne over 40. «Dati certi al momento non ce ne sono ancora», spiega Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro Disturbi del Comportamento alimentare dell’Ospedale San Raffaele Turro. «Ma stiamo registrando un aumento delle richieste di aiuto da genitori con figli di otto-dieci anni e da partner di donne adulte».

23 marzo 2016

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SEGNALI DIVERSI A SECONDA DELL'ETÀ

A seconda dell’età in cui il disturbo si manifesta, i segnali sono diversi. Ma alcuni principi valgono per tutti. È fondamentale individuare subito i campanelli di allarme, perché prima si interviene, meglio è.

Altro aspetto importante, è non concentrare troppo l’attenzione sul cibo. Inviti come: mangia, assaggia questo piatto, sforzati non servono. Bisogna mettere a fuoco il problema e farsi aiutare da personale adeguato. Ecco i segnali a cui prestare attenzione a seconda delle fasi della vita.

I BAMBINI

Le bambine (ma ultimamente il problema riguarda anche i maschi) non soffrono del classico sintomo tipico dell’adolescenza, cioè la paura di ingrassare. Di solito, le frasi che ripetono a ogni pasto sono: non ho fame, oppure, non m’interessa il cibo.

«Quando una bambina comincia a rifiutarsi di mangiare, va tenuta sott’occhio», dice il dottor Erzegovesi. «Ogni tanto i bambini hanno momenti di inappetenza che si risolvono da sé. Al massimo, dimagriscono, ma senza esagerazioni.

Il problema sorge quando l’inappetenza è tale da provocare un vero e proprio stato di deperimento fisico». Se la bambina non mangia, quindi, è bene parlarne sempre con il pediatra, che terrà sotto controllo i percentili, cioè altezza e peso: se questi rimangono nelle giuste proporzioni, non c’è da preoccuparsi. Se i valori scendono sotto il limite, è necessario l’intervento di uno specialista. «Nel caso dei piccoli, la famiglia, e in primo luogo i genitori, è una risorsa terapeutica fondamentale, la cura consiste proprio nel potenziare il ruolo guida dei genitori», dice l’esperto.

GLI ADOLESCENTI

Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti delle teenager è scesa. Eppure, l’allarme continua a essere alto. «Sono in aumento», dice il dottor Erzegovesi. «L’aspetto positivo è che oggi spesso i genitori sono più consapevoli della sofferenza delle proprie figlie e questo fa sì che si riesca a intervenire in tempo». I segnali? Mille scuse per non mangiare oppure lunghe permanenze in bagno immediatamente dopo i pasti, con un continuo calo del peso, alterazioni nel carattere, con una chiusura nei confronti della famiglia e spesso anche delle amiche più care.

«Le cure sono diverse a seconda dell’età», continua l’esperto. «In base alle linee guida internazionali, quando sono molto giovani, cioè under 18, la terapia è uguale a quella delle bambine, si interviene, cioè con un “lavoro” sulla famiglia. Se le ragazze sono più grandi, invece, viene impostata una rieducazione personalizzata insieme a un team composto dal nutrizionista, dallo psichiatra e dallo psicologo».

LE DONNE OVER 40

Di solito sono le cosiddette anoressiche di ritorno, donne che da ragazzine hanno sofferto di questo problema, l’hanno risolto, ma non completamente. «Il disturbo si scatena di nuovo a causa di un evento che agisce da start», spiega l’esperto. «Come una separazione, un lutto o, ancora, le prime avvisaglie della premenopausa».

I segnali sono diversi rispetto alle adolescenti. Per esempio, saltano il pasto precedente a una cena conviviale. Oppure diventano drogate dello sport, tanto da spostare appuntamenti importanti per non rinunciare al movimento quotidiano. O ancora, adottano scelte alimentari diverse, portandole all’estremo in modo maniacale. In ogni caso, il filo conduttore è sempre il medesimo: la “fissa” per la forma fisica.

«Sono le persone più complesse da curare perché, avendo già sofferto, sono convinte di riuscire a gestire da sé il disturbo», spiega il dottor Erzegovesi. «La terapia più accreditata prevede il coinvolgimento del partner, o comunque della figura familiare più vicina affettivamente e la rieducazione personalizzata».

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