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Allergie, 8 domande a cui ti diamo risposta

Qui trovi le risposte ai tutti i tuoi dubbi. E una novità: l’app per “avvistare” i pollini

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di Rossella Briganti

Con la consueta prova d’orchestra inaugurale (raffiche di starnuti e colpetti di tosse secca), si è aperta la stagione dei pollini. Una “sinfonia” che coinvolge ogni anno un numero crescente di persone: ormai sono 9 milioni gli italiani allergici alle piante, secondo i dati della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica. La buona notizia è che oggi ci sono sistemi di diagnosi precisi e strategie molto efficaci per contenere i disturbi. Ce ne parla il dottor Adriano Mari, specialista in allergologia e immunologia clinica, direttore dei centri CAAM (Centri Associati di Allergologia Molecolare) del Lazio.

Quali sono i pollini diffusi in queste settimane?

«In questo inizio di primavera hanno vita difficile gli allergici ai pollini di cipressi e ginepri, betulle, ontani e noccioli, faggi, castagni e querce, parietarie e ortiche. Ma i problemi maggiori li hanno gli allergici alle spore dei platani e delle graminaceae (una grande famiglia di piante composta da frumento, orzo, segale, mais ma soprattutto le erbe spontanee che infestano prati e campi). Questi pollini sono diffusissimi: i platani formano i viali alberati delle grandi città (basti pensare al Lungotevere di Roma). La gramigna, detta anche “erba matta” cresce ovunque, in campagna come nelle metropoli.»

Esistono piante più pericolose di altre?

«La gravità di una reazione dipende dalla risposta immunitaria individuale e dalla quantità di spore con cui si viene a contatto. In linea generale, il cipresso scatena crisi asmatiche molto di rado, il platano nel 20% dei casi, mentre betulaceae, fagaceae, urticaceae e graminaceae provocano l’asma nel 40-50% dei casi. Queste ultime, insieme alla parietaria, sono particolarmente insidiose perché hanno un’impollinazione longlasting: da aprile a luglio (le prime) e fino all’inizio di settembre (la seconda).»

Devo fare il Prick test per individuare le sostanze che non sopporto?

«Negli ultimi anni i test cutanei, come il Patch test (che si avvale di un cerotto) e il Prick test, consistente in tanti “graffietti” mirati a mettere a contatto gli allergeni con la pelle, sono stati definitivamente superati dall’Isac, il nuovo test molecolare in microtecnologia. Basta analizzare una goccia di sangue su un vetrino e studiare la reazione a ben 112 molecole a rischio. Si parla di molecole, e non di fonti allergeniche, perché in questo caso le fonti vengono scomposte nelle singole proteine allergizzanti in comune con pollini, cibi, acari e muffe. Così si traccia un quadro completo dell’allergia, impossibile da ottenere con il Prick test o il Patch test, soprattutto se il paziente è un bambino, che non può tollerare più di 15 graffietti sulla pelle! L’unico neo dell’Isac? È convenzionato solo in alcune regioni italiane (Emilia-Romagna, Veneto e Toscana), dietro prescrizione specialistica, mentre negli altri laboratori ha un costo che va da 200 a 300 e.» Per informazioni: caam-allergy.com

Cosa usare per combattere la rinite?

«Congestione nasale, starnuti e prurito al naso si possono alleviare con gli antistaminici che, attenzione, non vanno assunti al bisogno o per un paio di settimane ma per tutta la durata della stagione pollinica. Vanno quindi presi per 4-5 mesi, ogni mattina, in gocce o compresse secondo una posologia prescritta ad hoc. Per i bambini fino a 30 chili, la dose varia in base al peso, per gli adulti in rapporto alla gravità dei sintomi.»

Ci sono antistaminici che non danno sonnolenza?

«Le formule di seconda generazione (cetirizina, loratadina e, ultima nata, bilastina) hanno sensibilmente ridotto quest’antipatico effetto collaterale. Esiste però una grande variabilità individuale nel soffrire di sonnolenza, mancanza di concentrazione e riflessi appannati quando si assumono gli antistaminici. Alcune persone non li avvertono affatto, mentre altre riferiscono gli effetti al medico, senza però sapere quanto dipenda dal farmaco o dal sonno disturbato che l’allergia comporta. Il mio consiglio è di provare con diversi antistaminici, che si equivalgono come efficacia, e vedere con quale ci si trova meglio.»

Occorre sempre mettere lo spray nasale?

«No. Nelle forme di rinocongiuntivite più leggere è sufficiente l’uso sistematico dell’antistaminico. Per quelle di media o grave intensità esistono in effetti ottimi spray cortisonici che hanno ormai soppiantato iniezioni e compresse (prescritti solo per forti reazioni acute). Gli spray nasali agiscono rapidamente, decongestionando le mucose infiammate, solo là dove serve e senza il rischio di incorrere negli effetti collaterali che il cortisone per via generale comporta: dal gonfiore all’ipertensione, dall’osteoporosi al mal di testa. Due spruzzi per narice, due volte al giorno, sono sufficienti a tenere sotto controllo gli starnuti.»

È troppo tardi per vaccinarsi?

«Sì. Siamo fuori tempo massimo perché l’immunoterapia, che ha lo scopo di desensibilizzare gradualmente l’organismo, non va iniziata durante la stagione dei pollini ma in autunno, quando asma e starnuti sono lontani. Dopo un’attenta valutazione del paziente e dei sintomi, l’allergologo precrive degli immunoterapici da assumere in gocce o compressine sublinguali. Si prendono ogni mattina o a giorni alterni per tre anni. In farmacia si trovano vaccini già pronti per ogni singolo polline. Ma in caso di poliallergia (cioè di una reazione allergica a più pollini), dietro prescrizione medica è possibile far preparare all’azienda farmaceutica un mix di due o tre pollini, diluiti in una soluzione glicero-salina. In pratica, acqua, glicerina, sale e niente alcol. Benché si tratti di una terapia lunga, che va seguita con costanza, l’immunoterapia dà buoni risultati. Già dopo un anno si registra il 50% dei sintomi in meno, che sale al 90% a cura terminata.»

Quali farmaci prendere contro l'asma?

«Chi presenta fiato corto, difficoltà respiratorie o veri e propri attacchi d’asma deve utilizzare un broncodilatatore, sotto forma di spray pressurizzato, che associ sempre una piccola percentuale di cortisone. Questa combinazione è utile a contrastare il broncospasmo, causato dall’infiammazione della mucosa bronchiale, e mantenere pervie le vie aeree. A parità di efficacia, le ultime formulazioni (formoterolo, salmeterolo) hanno una durata maggiore di quelle più datate, come il salbutamolo. Un solo spruzzo in gola libera il respiro per 12-14 ore, contro le 4 ore di un tempo.»

Articolo pubblicato sul n° 14 di Starbene in edicola dal 24 marzo 2015

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