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Terza età: il valore delle proteine

Gli anziani spesso mangiano poco e male ritrovandosi con notevoli carenze nutrizionali. Ecco i consigli degli esperti

credits: istock



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Può sembrare strano parlare di malnutrizione, quando dappertutto risuona l’allarme obesità come piaga sociale. Eppure, secondo stime della Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo), in Italia un anziano su due ricoverato in ospedale è malnutrito. E presenta quella notevole perdita di massa muscolare, associata a tessuti rilassati, che viene chiamata sarcopenia.

In parte è colpa del bisogno di risparmiare (si taglia su carne e pesce). Ma anche della solitudine di chi, rimasto senza  il compagno o la compagna di una vita, si lascia andare e perde la voglia di cucinare. Così si finisce per mangiare poco e male, cenando con caffelatte e biscotti, pane e olio, tortine industriali comprate al discount. 

CARENZE VITALI

«Sono tutti atteggiamenti che nuocciono alla salute», premette il professor Maurizio Muscaritoli, professore ordinario di medicina interna a La Sapienza di Roma e presidente Sinuc. «Una dieta carente di proteine animali induce l’organismo ad attivare la proteolisi muscolare: per compensare il mancato apporto di proteine intacca i muscoli, prelevandole direttamente dalla massa magra.

Fatto che porta a un progressivo indebolimento dell’organismo, della forza e delle abilità ad essa connesse: controllo dei movimenti, riflessi neuromuscolari, equilibrio e stabilità». 

L’anziano affetto da sarcopenia (una condizione spesso trascurata dal medico di base) diventa quindi un soggetto fragile, con un maggior rischio di cadute e di fratture. Ma la carenza di proteine ad alto valore biologico (ricavate da carne, pesce, uova, latticini e legumi) non incide negativamente soltanto sulla forza muscolare e le performance motorie.

«Sappiamo che gli aminoacidi essenziali e semiessenziali che compongono le proteine, come leucina e glutamina, svolgono altre funzioni: contrastano lo stress ossidativo e i processi infiammatori, molto frequenti nella terza età, agiscono come substrato energetico dei linfociti, riattivando il sistema immunitario, e migliorano la resistenza periferica all’insulina, tenendo bassa la glicemia e ottimizzando l’utilizzo degli zuccheri.

Infine, rappresentano il “carburante” dei mitocondri, il cuore pulsante delle cellule che, grazie agli aminoacidi, ricevono la loro quotidiana ricarica. In pratica, tutto il profilo metabolico ed energetico ne trae beneficio.

Sentendosi più “in forze”, anche l’anziano con diversi acciacchi riesce ad affrontare meglio le patologie che lo affliggono.Viceversa, una condizione cronica di sarcopenia, oltre a essere debilitante, influisce negativamente sulla risposta immunitaria e sulla capacità di reagire alle malattie e alle cure».


L’IMPORTANZA DI CARNE E PESCE 

Ma qual è l’apporto proteico che deve assicurarsi un “over 65”? «La carne va consumata tre volte alla settimana, per non esporre a carenza di ferro (causa di anemia), vitamina B12 (importante per prevenire i deficit cognitivi) e proteine utili a mantenere una buona massa muscolare», risponde il professor Muscaritoli.

«Tre volte alla settimana anche il pesce fresco che apporta preziosi Omega 3, acidi grassi ad azione antinfiammatoria che migliorano il profilo lipidico e prevengono le malattie cardiovascolari: infarto, ictus, cardiopatie ischemiche e aterosclerosi.

Inoltre il pesce azzurro (alici, sarde, sardine, merluzzo e sgombro), oltre a costare poco, apporta vitamina D che fissa il calcio nelle ossa (aiutando a prevenire osteoporosi e fratture), affina il tono e la contrattilità muscolare e mantiene in buona salute il cuore».

Via libera anche ai legumi che, abbinati ai cereali (pasta e fagioli, riso e piselli, orzo e lenticchie), formano un piatto completo anche sotto il profilo proteico, che in più è gustoso ed economico.


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Articolo pubblicato sul n.29 di Starbene in edicola dal 05/07/2016

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