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Adolescenti: le diete rigide impoveriscono le ossa

Spesso per le adolescenti il peso è un chiodo fisso. Ma occhio: dimagrire seguendo diete troppo rigide porta a ridurre la massa ossea e a gettare le basi per l’osteoporosi

credits: iStock



Il “buon proposito” delle ragazze oggi? Non è mangiare bene, in modo regolare e con una dieta varia, ricca di tutti i micronutrienti (vitamine, minerali, oligoelementi, antiossidanti e polifenoli). Bensì ingaggiare una guerra senza quartiere alla bilancia, nell’affannosa ricerca dell’ultimo chilo perso. Con il risultato di minare il proprio capitale osseo proprio nel momento in cui bisognerebbe “far tesoretto”.

È il nuovo allarme lanciato in questi giorni dal Gioset, il gruppo di lavoro di specialisti endocrinologici che si dedicano allo studio dello scheletro. «Nelle giovani tra i 16 e i 25 anni le diete rigide sono pericolose. Basta un calo ponderale del 10% per osservare una riduzione del 2% della massa ossea», esordisce il professor Andrea Giustina, ordinario di endocrinologia all’Università di Brescia e presidente del Gioseg.


SI CREANO LE BASI PER L’OSTEOPOROSI

«Pochi sanno che seguendo diete drastiche si intacca soprattutto la massa muscolare, importantissima per esercitare sulle ossa quello stimolo meccanico a rinnovarsi in continuazione.

Il metabolismo scheletrico, infatti, è dato dal continuo lavorìo degli osteoblasti, le cellule-operaie che tessono nuovo tessuto, e gli osteoclasti, le cellule demolitrici. Se lo stimolo esercitato dai muscoli e dal tessuto adiposo viene a cadere, le teen-agers si ritrovano con delle ossa fragili, e iniziali segni di osteopenia, l’anticamera dell’osteoporosi».

Senza contare che con la riduzione del grasso, il nostro più importante organo endocrino, diminuiscono anche gli estrogeni che hanno un’azione protettiva su tutto l’apparato muscolo-scheletrico, inibendo il riassorbimento osseo e stimolando gli osteblasti.


QUANDO PREOCCUPARSI

Quando il BMI (cioè l’indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso espresso in chili per l’altezza espressa in centimetri) della propria figlia scende sotto i 19. Così non riesce a formare quel picco di massa ossea, registrato normalmente intorno ai 18 anni, che rappresenterà la sua “banca dell’osso” dal momento che è proprio in questo periodo che si gettano i presupposti per incorrere in un’osteoporosi anticipata. Che fare, quindi? «Controllare che il BMI della ragazza non scenda mai sotto i 21 e spingerla a mangiare più latte e latticini, a torto depennati dalla dieta, per assicurarle quei 1200 mg di calcio previsti per le ragazze di quest’età», risponde il professor Andrea Giustina. Due vasetti di yogurt magro al giorno e 50 g di parmigiano forniscono già circa 800 mg. I restanti si possono acquisire da altri alimenti, per esempio, dai latterini (piccoli pesci), dalle verdure a foglia verde come la rucola, dalle crucifere (cavoli, cavolfiori, broccoletti, cime di rapa), dalla frutta secca in guscio, come le noci e le mandorle, e dall’acqua minerale ricca di calcio.

«Importante, poi, che le ragazze si espongano al sole almeno mezz’ora al giorno, perché l’80% della vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa, si forma per sintesi cutanea, sotto l’azione degli ultravioletti. Certe studentesse, invece, escono da scuola, si chiudono in camera con i libri e riemergono la sera, mandando le ossa in fumo».


9 marzo 2016

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