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Acne: via libera a LED e luci al plasma

Queste fonti di luce alternative agiscono in modo molto più soft dei laser. Scopri come funzionano

credits: iStock



Sono sempre più rapide e indolori le terapie utilizzate per curare l’acne, la più diffusa malattia infiammatoria della pelle, che colpisce non soltanto gli adolescenti ma anche le donne in età adulta. «Dal Laser Florence di Firenze (il principale appuntamento annuale sulle più avanzate tecnologie luminose) è emersa una nuova tendenza: basta con i laser ablativi, che provocano una dermoabrasione controllata. Via libera a fonti di luce alternative, che agiscono in maniera molto più dolce», spiega la dottoressa Magda Belmontesi, dermatologa a Milano e Vigevano. Il perché è presto detto: i laser ablativi, come il CO2, risultano troppo aggressivi e possono infiammare una cute già sensibilizzata dall’acne. Inoltre, lasciano spesso esiti cicatriziali e iperpigmentazioni post-infiammatorie. Ovvero “buchini” e macchie scure assai difficili da cancellare.

 

Per le forme lievi e moderate 

«Si ricorre al Led, una luce fredda, di colore rosso acceso, che viene emessa in modo impercettibilmente frazionato (ultrapulsed light)», spiega l’esperta. «Particolarmente efficace sull’acne papulo-pustolosa medio-lieve, caratterizzata da tanti brufoletti arrossati a fior di pelle, questa luce svolge un’azione antibatterica e antinfiammatoria. È stato infatti dimostrato che uccide il Propionibacterium acnes, il batterio responsabile della comparsa dell’eruzione». Per ottimizzare i risultati, è bene fare un ciclo di 4-6 sedute settimanali, precedute da un peeling dermatologico a base di acido acetilsalicilico,sostanza esfoliante e batteriostatica che tiene a freno l’attività delle ghiandole sebacee (il costo del peeling abbinato al Led è di 180 € a seduta).

 

Per le forme più serie 

Se l’acne è papulo-pustolosa grave o nodulo-cistica (tanti nodulini sul volto o sulla schiena), si preferisce la luce al plasma. «Emette contemporaneamente due bande luminose colorate, la rossa e la blu, in grado di attivare una crema farmacologica spalmata sulla pelle, con un impacco occlusivo, da una a tre ore prima di effettuare la terapia», prosegue la nostra esperta. «Contiene una sostanza, chiamata acido 5 aminolevulinico, che viene “fotoattivata” proprio dalla luce al plasma, irradiata per circa 6 minuti, durante i quali si avverte un leggero bruciore. Nei 2 giorni successivi la pelle comincia a esfoliarsi e i risultati definitivi, di marcata riduzione delle cisti acneiche, si apprezzano dopo 15 giorni. Si devono eseguire 1-3 sedute all’anno (costano 450 € l’una).


E cambia anche la pomata

>la short contact therapy - C’è un nuovo modo di utilizzare la tretinoina, l’attivo antiacne normalmente prescritto dai dermatologi. «Usando pomate alla concentrazione dello 0,05% si ottengono buoni risultati con applicazioni di soli 30 minuti, invece che di una notte intera», spiega Magda Belmontesi.

 >i vantaggi - In questo modo si aumenta la tollerabilità della cute verso il farmaco, evitando reazioni infiammatorie e secchezza.


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Articolo pubblicato sul n. 51 di Starbene in edicola dall’08/12/2015


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