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5 falsi miti legati all’incontinenza

L’incontinenza è un disturbo sia maschile che femminile, spesso motivo di vergogna e imbarazzo



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Pur essendo un problema molto comune (basti pensare che interessa una donna su quattro prima della menopausa, due su cinque in post-menopausa e un uomo su quattro dopo i 40 anni), l’incontinenza è ancora motivo di forte imbarazzo e false credenze.

Del problema in effetti esiste ancora una scarsa conoscenza, tanto che, oltre credere che a questa condizione non esista soluzione, chi ne è colpito stenta a parlarne con il medico o con gli altri per timore di essere mal giudicato.


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Moltissime donne sono convinte che l’incontinenza urinaria sia un problema esclusivo della terza età: è vero che il disturbo si accentua in menopausa a causa dei repentini cambiamenti ormonali, ma l’indebolimento del pavimento pelvico, spesso responsabile delle perdite urinarie, può verificarsi in molte altre fasi della vita della donna come la gravidanza e il post partum.

Le perdite improvvise, comuni in queste fasi, possono essere aggravate da altri fattori come il fumo, l’obesità, la stitichezza, l’eccessivo consumo di te o caffè. Le gocce di pipì che scappano all’improvviso, con forte imbarazzo e senso di vergogna, possono scappare a tutte, anche in giovane età.

Poiché la principale causa di perdite urinarie è l’indebolimento del pavimento pelvico, risulta evidente che rinforzarlo è un modo per contrastare il disturbo, che dunque non è affatto incurabile: si possono rinforzare tali muscoli eseguendo regolarmente esercizi di riabilitazione, ci si può sottoporre a terapia chirurgica o farmacologica.

A seconda del tipo di incontinenza da cui si è affetti poi, è necessario trovare la risposta terapeutica più efficace. Oggi informarsi è sicuramente più semplice: esistono siti, come www.dedicatoame.it, in cui trovare informazioni, suggerimenti e risposte ai dubbi più frequenti, oltre a una serie di esercizi e video-training mirati a recuperare l’efficienza funzionale della muscolatura pelvica.

Le donne che soffrono di incontinenza non devono far fronte solo a questo disturbo, ma anche a sentimenti come la vergogna, l’imbarazzo, la sensazione che il problema sia ridicolo e evidente a tutti: è recente il dato della ricerca TENA-GFK Eurisko che rivela come le piccole perdite di urina siano tra i motivi che creano maggior disagio agli italiani (24%), seconde solo all’alitosi (40%).

L’incontinenza urinaria non è problema di cui vergognarsi o da tacere a tutti i costi, ma è un disturbo da fronteggiare con fiducia e consapevolezza; spesso oltre alla terapia per l’incontinenza è fondamentale anche un adeguato supporto psicologico.

Le donne con incontinenza non devono chiudersi in sé stesse, ma al contrario aprirsi e pensare che l’incontinenza sia un problema risolvibile o comunque da affrontare: è importante anche acquistare la consapevolezza che per convivere con il disturbo non si possono utilizzare i normali prodotti per l’igiene intima.

Le perdite urinarie richiedono presidi appositamente studiati per le perdite urinarie che consentono di contenere al meglio le perdite e di tenere sotto controllo anche i cattivi odori.

Come spiega la dottoressa Debora Marchiori, specialista in Urologia a Bologna e Delegato Regionale Società Italiana Urologia Territoriale, «spesso mi accorgo che una delle principali preoccupazioni e difficoltà delle mie pazienti è l’idea di dover cambiare la propria vita, anche a fronte di quei “momenti Ops!” (come un colpo di tosse, uno starnuto, uno sforzo fisico) che causano piccole perdite».

«Soffrire di perdite urinarie però non significa necessariamente limitare il proprio stile di vita, per questo è importante spiegare che si può continuare a vivere la propria quotidianità – prosegue la dottoressa Marchiori – Dal proteggi-slip sottile e poco invadente, agli assorbenti più consistenti, esistono protezioni adeguate ad ogni necessità che permettono alle donne di non dover rinunciare a niente».

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