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Vaccini, niente paura

In Emilia Romagna è legge: solo i bambini sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie potranno frequentare gli asili nido. E presto anche Lombardia, Toscana e Marche potrebbero seguire l’esempio. L’obiettivo è proteggere tutti i bimbi, in particolare i più fragili e immunodepressi. Ecco il racconto di una nostra giornalista, anche lei mamma. Che ha mille paure come tutti, ma ha deciso di credere ai dati scientifici, non alle opinioni

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di Isabella Colombo


Ho una bambina di un anno e mezzo. Ogni volta che mi chiamano dall'ufficio vaccini per ricordarmi l'appuntamento, attraverso una crisi esistenziale. Capita anche a tante amiche in età da bambini. Lo so perché dopo svezzamento, nanna, dentini e prime paroline il discorso casca sempre lì: tu che fai, stai vaccinando? La tua pediatra che dice? Tu non hai paura dell'autismo? Hai sentito che sta tornando il morbillo? Hai letto della bambina morta a Bologna per la pertosse?

La domanda davvero utile, però, è un'altra: da quando abbiamo cominciato a farci venire tutti questi dubbi su qualcosa che prima davamo per scontato? «Da quando la diffusione di internet ha dato respiro ai movimenti anti vaccinali che esistono da sempre», mi spiega Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina all'Università La Sapienza di Roma che ha appena pubblicato Chi ha paura dei vaccini? (Codice edizioni). Grignolio non è un pediatra, non ha conflitti di interessi con le industrie dei vaccini ma anni di studio sull'epidemiologia e, numeri alla mano, dirada le mie nebbie.


COM’ È NATO IL MITO DEI VACCINI DANNOSI

Tutto comincia alla fine degli anni Ottanta. «Nei paesi occidentali avevamo appena raggiunto la cosiddetta immunità di gregge, la soglia del 95% di protezione da malattie un tempo gravi e mortali come il morbillo», mi racconta lo storico.

«Un medico pubblicò sulla prestigiosa rivista Lancet uno studio sulla relazione tra vaccinazioni e autismo, pubblicizzando il suo vaccino alternativo. Si scoprì che i suoi studi erano taroccati e fu espulso dalla comunità scientifica. Ma servirono 12 anni per poter ritirare l'articolo dalle pubblicazioni. Proprio gli anni in cui internet cominciava a diffondersi e diramava, insieme a tanti altri, il mito dei vaccini dannosi generato da quel famoso studio-truffa».

A metà degli anni Novanta comincia a registrarsi un calo delle vaccinazioni dovuto alle false paure amplificate dal web. «Nel frattempo, erano già stati realizzati 171 studi scientifici che analizzavano migliaia di casi in tutto il mondo. Nessuno fino a oggi ha trovato uno straccio di dato che metta in relazione vaccini e autismo. Al contrario si è scoperto che in una zona del Giappone, dove il vaccino trivalente era stato eliminato, si continuavano a registrare casi di autismo».


RIFIUTIAMO I VACCINI PERCHÉ SIAMO PREDA DEL PANICO

Il calo delle vaccinazioni fa registrare uno strano paradosso. «La maggior parte dei genitori anti-vaccini è di estrazione sociale, economica e culturale medio alta, mentre in tutti gli altri ambiti della sanità accade l'opposto. Cioè, un buon livello economico e sociale è correlato alle cure migliori», fa notare l'esperto.

La spiegazione sta nella psicologia cognitiva: tutti, anche le persone colte, siamo preda di meccanismi psicologici che ci portano a fare scelte sbagliate. «In breve: leggiamo su internet notizie allarmistiche e ci facciamo influenzare dal rischio perché la nostra mente non è abituata a gestirlo, scatta una sorta di meccanismo di difesa che ci porta alla chiusura», spiega Grignolio.

«In più, in tutte le società occidentali, l'età di maternità e paternità si è alzata e molti genitori over40 inconsciamente si chiedono: vogliamo mettere a rischio il nostro unico figlio tanto atteso?».

Queste figure radicali sono circa il 10% della popolazione (ai quali aggiungere molti pediatri omeopati o che praticano medicine alternative) e frequentando la rete in maniera massiccia hanno un alto grado di influenza sui cosiddetti indecisi. Cioè quelli che, come me, non sanno che pesci pigliare davanti alla proposta di vaccinare la piccola pure per la meningite B adesso, come se non bastavano tutti i vaccini che c'erano già in elenco.


CONTANO I DATI NON LE OPINIONI

La soluzione, per gli indecisi come me, è andare a fondo del problema, prendersi qualche ora per navigare sui siti istituzionali (come quelli dei ministeri della Salute dei principali Paesi europei o dell'Oms) e leggere i dati, non le opinioni: chi ce l'ha con i vaccini non pubblica mai numeri e quei pochi che circolano non sono frutto di ricerca scientifica.

«Al contrario, i dati della comunità scientifica (non di quella politica) dimostrano che i vaccini sono tra i farmaci più sicuri al mondo», continua l'esperto. «Certo più dell'aspirina che solo negli Usa provoca 300 mila morti l'anno per shock anafilattico. Discutere della relazione tra vaccino e autismo è come interrogarsi sulla forma della terra: è piatta o tonda? Ma che senso ha chiederselo se è stato ormai verificato in tutti i modi?».


I VACCINI SONO UN BUSINESS PER LE CASE FARMACEUTICHE?

Due parole, infine, sulla teoria del complotto, un pilastro di chi crede che i vaccini non siano un salvavita ma un modo per le case farmaceutiche di far soldi.

«Pensare che le multinazionali proliferino sulla nostra pelle e che l'Oms e i governi di tutto il mondo siano complici è facile, persino avvincente e in un certo senso anche rassicurante: noi siamo vittime, la responsabilità del male è di altri. Andare a leggere i numeri, spulciare gli studi scientifici e spiegarli è molto più faticoso».

articolo del 19 maggio 2016 aggiornato il 23 novembre 2016

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