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Bambini, tutti questi vaccini servono davvero?

Solo 4 vaccinazioni sono obbligatorie. Le altre sono raccomandate. Ecco quali sono le più utili



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credits: iStock


di Claudio Buono


In questi giorni è in discussione il nuovo Piano nazionale vaccini per il 2016/2018. L’intento del Governo è introdurre per tutti la possibilità di vaccinare gratuitamente i bambini per proteggerli anche da altre malattie infettive non previste nel Piano (tra cui, per esempio, varicella, papilloma virus, rotavirus, antimeningococco), per le quali finora i vaccini si potevano eseguire solo in certe regioni d’Italia e non sempre gratuitamente.

La notizia ha mandato in confusione tanti genitori, che si chiedono se sia davvero necessario sottoporre i figli alle vaccinazioni extra. E il timore degli esperti e degli addetti ai lavori è che un’offerta apparentemente troppo vasta possa confondere le famiglie e far aumentare il numero di genitori nemici della siringa, con conseguente riduzione dei bambini immunizzati. Alla fine, insomma, gli eventuali sforzi, soprattutto economici, da parte del Governo per raggiungere una copertura complessiva che protegga la comunità (quella che i virologi chiamamo “immunità di gregge” e che si ottiene innalzando il più possibile la quota di cittadini vaccinati) potrebbero non portare a risultati concreti.

Le perplessità, del resto, sono comprensibili. Che cosa dobbiamo fare? «In Italia, al momento, sono obbligatorie per tutti i bambini solo 4 vaccinazioni (antidifterica, antitetanica, antipolio e antiepatite B)», spiega il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’Università degli studi di Milano e Direttore sanitario dell’IRCCS Istituto ortopedico Galeazzi di Milano. «Tutte le altre sono solo raccomandate dal Servizio sanitario, in quanto mezzo più efficace per prevenire varie malattie infettive serie e loro complicanze. A mio avviso, mai come oggi i vaccini, inclusi quelli più nuovi, hanno un livello di rischio talmente basso e comunque con reazioni talmente lievi, da consigliare senz’altro di sottoporsi a una copertura ad ampio raggio. Ciò che è fondamentale ripetere è che vaccinarsi non è come prendere un farmaco», sottolinea l’esperto. «L’effetto non è visibile a breve: si tratta, piuttosto, di un’azione dei cui benefici spesso non ci si rende neanche conto, ma che potrebbe ripagare a lungo termine. Prendiamo il caso della papillomavirus. La vaccinazione è fondamentale per eliminare la prima causa di tumore del collo dell’utero, ma per il massimo dell’efficacia andrebbe eseguita in giovane età (verso gli 11-12 anni), prima di avere rapporti sessuali».

Altrettanto importante, per il virologo, è il vaccino antimenigococco B, che rende possibile una protezione a più ampio spettro delle meningiti, e che si aggiunge agli altri due già disponibili: quello dell’Haemophilus influenzae (compreso nel vaccino esavalente) e il vaccino antipneumocco. «Sempre nel rapporto rischi/benefici, direi che è un’opportunità da sfruttare anche il vaccino contro la varicella, una malattia fino a oggi sottovalutata nei suoi effetti più importanti, come le encefaliti (infiammazioni del cervello), che nei casi più gravi comportano il ricovero ospedaliero». Il dottor Pregliasco conclude che forse il vaccino per rotavirus è quello meno prioritario, considerato che da noi il rischio di trasmissione oro-fecale per fortuna non è così elevato. Ciò non toglie che almeno nei bambini più piccoli (sotto i 5 anni) il rotavirus sia la causa più comune di gastroenteriti virali, con forti diarree e disidratazione. Il che rende senz’altro consigliabile la vaccinazione in questa fascia d’età.


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