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Stop alla psoriasi con il nuovo farmaco biologico

In Italia la psoriasi colpisce il 3 per cento della popolazione e ha un impatto negativo sulla qualità della vita. Ma ora c’è un’importante novità per curare le forme più serie

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È la psoriasi la più diffusa malattia cutanea infiammatoria ad andamento cronico. Colpisce 125 milioni di persone nel mondo, di cui circa due milioni in Italia, pari al 3% della popolazione. E poiché nella maggior parte dei casi esordisce durante l’adolescenza o entro i 25 anni, ha un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita dei pazienti. Si manifesta, infatti, con vistose placche eritemato-squamose che possono interessare qualsiasi distretto corporeo e che sono caratterizzate da una base arrossata, sormontata da squame argentate che si “staccano” con facilità e che non di rado causano un forte prurito. Le zone più colpite? Schiena, gomiti, ginocchia, dita delle mani, gambe, cuoio capelluto. Ma ora per le forme di psoriasi moderata-severa c'è un nuovo farmaco biologico.


LE CAUSE DELLA PSORIASI

«La psoriasi è una malattia con una patogenesi complessa», esordisce il professor Giampiero Girolomoni, ordinario di dermatologia e venereologia all’Università di Verona. «A un’indubbia predisposizione genetica, confermata dal fatto che i gemelli omozigoti manifestano la malattia molto più frequentemente di quelli eterozigoti, si associa una sregolazione del sistema immunitario, spesso innescata da un evento traumatico come stress, incidenti, malattie, abuso di farmaci o infezioni.

Tutti eventi che portano a una cascata di citochine proinfiammatorie e, di conseguenza, a un alterato “turn-over” dei cheratinociti, le cellule superficiali dell’epidermide che, replicandosi molto più velocemente della norma, danno origine alle lesioni cutanee ispessite».


LA NUOVA TERAPIA

Nei casi di psoriasi lieve funzionano bene le pomate a base di corticosteroidi e derivati di vitamina D che, nelle più recenti formulazioni, si assorbono velocemente, non macchiano i vestiti e non lasciano traccia come i vecchi unguenti “appicicosi” di qualche anno fa. Tra queste, l’associazione più usata è a base di betametasone e calcipotriolo, derivato appunto dalla vitamina D. «Per curare la psoriasi moderata-severa, invece, è appena uscita un’importante novità», prosegue il professor Girolomoni. «Si tratta di una nuova molecola, frutto delle più avanzate ricerche nel campo della biotecnologia, chiamata secukinumab. Ovvero un anticorpo monoclonale diretto selettivamente contro l’interleukina 17-A, la principale citochina responsabile del processo infiammatorio.


COME SI ASSUME IL FARMACO

Il farmaco viene prescritto a livello ospedaliero, in uno dei 150 centri italiani specializzati nel trattamento della psoriasi sorti all’interno delle cliniche dermatologiche, e si ritira nella farmacia annessa all’ospedale. Consiste in una sola somministrazione al mese, tramite “penna” o “siringa preriempita” che il paziente impara a farsi da sé, tramite iniezione sottocutanea».

I risultati? Molto buoni. Gli studi multicentrici condotti in Europa dimostrano che a quattro mesi dall’inizio della terapia il 44,3 per cento dei pazienti presenta una pelle senza psoriasi a placche, mentre a 52 settimane di trattamento (sempre un’iniezione al mese) la riduzione della psoriasi è pari al 90%, con punte di 100% “clear skin”. Cioè una cute finalmente libera dalle imbarazzanti macchie che causano imbarazzo, disagio nelle relazioni interpersonali e perdita dell’autostima. Con il vantaggio in più che i risultati, grazie a secukinumab, si mantengono nel tempo, fino a tre anni e più.

26 maggio 2016

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