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Ospedali pubblici tra sprechi e macchinari obsoleti

Il 75% delle attrezzature è da sostituire mentre ammontano a 8 miliardi di euro annui le spese eccessive ingiustificate



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Image by © Amelie-Benoist/BSIP/Corbis

Arretrata dal punto di vista tecnologico e gravata da sacche di inefficienze. Incrociando le indagini recenti sugli ospedali pubblici, la Sanità italiana ne esce fuori ammaccata. E lo sciopero dei medici del 16 dicembre scorso è un altro sintomo su questo fronte.


GLI SPRECHI DEGLI OSPEDALI PUBBLICI


Il 13° Rapporto sull'attività ospedaliera in Italia “Ospedali & Salute”, promosso da Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop), stima in 8 miliardi di euro annui l’ammontare di sovraccosti ingiustificati e sprechi di risorse negli ospedali italiani.

Scandagliando i conti economici di tutte le 86 Aziende Ospedaliere attraverso 11 categorie di spesa (ad es. farmaci, lavanderia, utenze telefoniche o elettriche), lo studio ha evidenziato 2,3 miliardi di euro di sovraccosti generati dall'attività assistenziale, considerati in base alla quota di eccedenza sulla spesa media di ciascun ricovero. Per la stessa voce, riferita però ai 362 ospedali a gestione diretta delle ASL, si contano altri 2 miliardi.

1,8 miliardi sono invece i costi “impliciti”, ovvero indicati sotto altre voci di spesa, per gli ammortamenti dovuti a investimenti in macchinari e tecnologia; 1,7 miliardi i costi “impliciti” per il personale, ad esempio per le cooperative che gestiscono i servizi esternalizzati.


MACCHINARI OBSOLETI

Il rapporto Oasi 2015 dell’Università Bocconi non dà notizie migliori. Il 75% delle attrezzature del Sistema sanitario nazionale ha esaurito il suo ciclo economico e tecnologico; mancando però i fondi necessari per sostituirle, le apparecchiature sono ancora utilizzate.

In compenso la spesa sanitaria pubblica sarebbe ormai sotto controllo: tra il 2009 e il 2014 ha registrato un aumento medio annuo moderato dello 0,7%, invertendo la tendenza rispetto al 6% annuo segnalato tra il 2003 e il 2008. Negli ultimi tre anni c’è addirittura un sostanziale equilibrio di bilancio.

A far eco a questi dati l'indagine pubblicata dal Centro Studi Assobiomedica che indica in 6.400 le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, che hanno superato in modo evidente la soglia di adeguatezza tecnologica attestata tra i 5 e i 7 anni.

Lo stato di "vetustà" più avanzato è da segnalare per le apparecchiature radiologiche come mammografi convenzionali e telecomandati, Pet (tomografia a emissione di positroni) , Rmn ( risonanza magnetica) e Tc (Tomografia computerizzata), che hanno visto un peggioramento dello stato di obsolescenza rispetto agli anni passati.

“Uno degli aspetti più gravi”, ha detto  Marco Campione, presidente dell'Associazione Elettromedicali di Assobiomedica, “è che oggi il 50% delle apparecchiature radiologiche è ancora convenzionale, quando 20 anni fa la radiologia ha assistito a una grande rivoluzione tecnologica col passaggio dall'analogico al digitale, che ha consentito una migliore capacità diagnostica, la riduzione dei tempi di esecuzione dell'esame e il contenimento dei costi”.

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