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È allo studio l’insulina in pillole

I ricercatori stanno lavorando al modo di realizzare l’insulina in compresse. Sarebbe davvero una bella soluzione pratica per tutti i diabetici costretti a ricorrere a iniezioni quotidiane per controllare la glicemia. Ne abbiamo parlato con il nostro esperto, che ci ha spiegato a che punto sono gli studi

(credits: iStock)



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di Oscar Puntel

Insulina incapsulata in pillole e non più da assumere per iniezione. La nuova possibilità è stata annunciata al meeting nazionale dell’American Chemical Society (Acs), a Philadelphia: i ricercatori della Niagara University hanno messo a punto e presentato una nuova modalità di assunzione del farmaco. Hanno infatti studiato un complesso a base lipidica (che farebbe da veicolo) in grado di incapsulare l’insulina e agevolarne il transito nel corpo umano fino all’intestino, dove verrebbe poi assorbita e messa in circolo.

Diciamolo: sarebbe una buona soluzione pratica per i malati di diabete costretti a iniezioni quotidiane per controllare i livelli di glicemia nel sangue. Ma a che punto sono in questo momento le ricerche?


COME FUNZIONA LA NUOVA MOLECOLA

Il più grande ostacolo alla somministrazione di insulina per via orale è far passare questa sostanza intatta attraverso lo stomaco: qui, infatti, l’ambiente è altamente acido e il farmaco si degraderebbe, perdendo efficacia. «La nuova molecola individuata, invece, sembra resistere al passaggio attraverso la prima parte dell’apparato digerente.

Una volta nell’intestino, poi, verrebbe considerata come grasso (come abbiamo detto ha una base lipidica) e quindi assorbita, mettendo in circolo l’insulina», ha precisato Mary McCourt della Niagara University.

I primi test sperimentali sui topi hanno dimostrato che il veicolo a base lipidica presenta un’alta biodisponibilità. Significa che con questo nuovo sistema l’insulina riesce ad andare in circolo per la quantità sufficiente per cui è efficace. Ora siamo in una fase due: il team di ricerca prevede di ottimizzare il composto chimico che la incapsula e di condurre ulteriori test su animali, prima di provarlo sull’uomo.


A CHE PUNTO È LA RICERCA

«Siamo ancora molto lontani da un’applicazione clinica», ha precisato Alessandro Mugelli, presidente della Società italiana di farmacologia. «I vantaggi di questa nuova formulazione sono solo teorici e non ancora documentati. I ricercatori hanno brevettato un sistema per incapsulare l’insulina e ritengono che sia superiore rispetto all’altra modalità (l’iniezione, appunto). Ma stanno facendo una valutazione sulla base di elementi che non sono ancora forti, perché non c’è ancora uno studio che supporta e valida quello che hanno trovato».

Secondo l’esperto, poi, bisognerà anche superare un’altra problematica: «Il quantitativo di insulina viene dosato in funzione del livello di glicemia nel sangue della persona che soffre di diabete. Una volta trovata una soluzione in compresse, come sarà possibile modularne la quantità in modo soggettivo, in base alle effettive esigenze? Ecco perché sono necessari altri studi, per capire se effettivamente la via orale sarà utilizzabile al posto delle iniezioni».

settembre 2016

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