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Inositolo, la nuova molecola della fertilità

I ricercatori hanno messo a punto una nuova terapia, a base di inositolo, per aiutare le donne con la Sindrome dell’ovaio policistico a combattere l’infertilità.



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di Angelo Piemontese


C’è una nuova terapia, senza effetti collaterali, che aiuta le donne affette dalla Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) a migliorare l’ovulazione e a combattere l’infertilità causata da questa patologia, che colpisce tra il 5 e il 10% delle adulte in età riproduttiva.

La nuova molecola delle fertilità è l’inositolo. Se ne è discusso a Firenze (giugno 2016), in occasione del World Pediatric and Adolescent Gynecology Congress, dove sono stati presentati nuovi studi e opportunità terapeutiche per la salute delle donne.

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luglio 2016

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CHE COS’È L’INOSITOLO

L’inositolo è uno “zucchero” (ha la stessa formula chimica del glucosio), che ha dimostrato di raggiungere risultati identici a quelli di trattamenti farmacologici per la cura della PCOS, come la pillola anticoncezionale e farmaci insulino-sensibili.

Il 50 % delle pazienti che assume inositolo torna a ovulare dopo circa un mese. L’88 % ripristina il ciclo mestruale dopo 3 mesi. Il 70 % torna ad avere un ciclo mestruale regolare e il 55 % riesce a restare incinta e a portare a termine la gravidanza.

CHE COS’È LA PCOS

«La PCOS è uno dei più comuni disordini ormonali nelle donne che causa aumento degli androgeni, gli ormoni maschili. Assenza o irregolarità nel ciclo mestruale, ovaio micropolicistico, obesità, acne sono i sintomi principali assieme all’insulinoresistenza: le donne con la policistosi ovarica hanno un aumentato rischio di sviluppare intolleranza al glucosio e diabete mellito di tipo 2», spiega Vittorio Unfer, esperto in Ostetricia e Ginecologia e Professore Ordinario presso l’Università IPUS a Chiasso e Docente al Master in “Medicine non convenzionali nell'assistenza Ostetrica ed Infermieristica ed Autonomia dell'Ostetrica nella gestione di gravidanza, parto e puerperio a basso rischio” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nonché coordinatore di un gruppo di ricerca proprio su questa malattia, prima causa dell’infertilità femminile.

Dopo 13 anni di ricerca, parallelamente a un team guidato dal collega americano John E. Nestler, i due gruppi hanno trovato una risposta comune contro la PCOS. Scoprendo che è dovuta a una carenza di inositolo, normalmente prodotto in parte dall’organismo e in parte assunto con gli alimenti.

LA TERAPIA CON L'INOSITOLO

«Ma anche seguendo una dieta bilanciata, molti cibi oggi risultano privi di sostanze utili, tra cui l’inositolo, a causa dei processi di lavorazione industriale», sostiene il professor Unfer. Il punto di arrivo della ricerca dei due studiosi è l’identificazione di due molecole “gemelle”, il Myo-inositolo (si trova nelle noci e nelle carni, myo significa muscolo) e il D-chiro-inositolo. Sono molecole simili, con funzioni diverse, ma hanno un’azione sinergica che rappresenta oggi il miglior approccio terapeutico per le pazienti con PCOS.

Queste sostanze, però, devono essere assunte in una certa proporzione (in particolare una parte di D-chiro-inositolo ogni quaranta di Myo-inositolo). «Il Myo-inositolo è il secondo messaggero dell’ormone follicolo-stimolante e la sua carenza provoca la mancata ovulazione, perché l’ovaio diventa sordo a questo messaggio, non riuscendo a percepire il segnale ormonale per produrre ovociti», spiega l'esperto.

Il D-chiro-inositolo, invece, agisce come un farmaco antidiabetico, aumentando la sensibilità delle cellule all’insulina. Le donne affette da PCOS sono infatti spesso obese e affette da insulino-resistenza. «L’ovaio si trova quindi ‘stordito’ dall’eccesso di insulina, che compromette le sue principali funzioni», continua l'esperto. «Il dosaggio è importantissimo: il D-chiro-inositolo va dato in basse quantità, altrimenti sortisce l’effetto opposto; ecco perché il rapporto tra le due molecole deve essere 40:1», chiarisce il professore.

IN QUALI CIBI SI TROVA L'INOSITOLO

L’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti, tra cui legumi, cereali, frutta. In particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo. Anche la carne, sia di bovino che di maiale contiene una certa quantità di inositolo. I vegetali con maggiore concentrazione di tale sostanza sono le arance e i pompelmi e le fragole, piselli, cavolfiori.

«È consigliabile quindi, seguire una dieta equilibrata che preveda tali alimenti, abbinata ad attività fisica, ma per un trattamento terapeutico vero e proprio è necessaria un’aggiunta con integratori a base di inositolo, che si trovano in commercio, anche associati ad acido folico, altra sostanza molto utile in gravidanza», specifica il professor Unfer.

«L’azione è molto rapida: si riprende a ovulare entro tre mesi dal trattamento nel 70% dei casi», mentre per eliminare acne, alopecia e altri disturbi della PCOS la cura può essere prolungata fino a sei mesi o un anno.

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