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L’eutanasia arriva in Parlamento

A marzo verrà discussa in aula una proposta di legge sul tema della buona morte e del fine vita. È la prima volta in Italia



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iStock


di Oscar Puntel


Per la prima volta nella storia del nostro Paese, il Parlamento ha deciso di mettere in agenda, a marzo 2016, la discussione di una proposta di legge sul tema dell'eutanasia e del fine vita. Si tratta di un testo proposto da Sinistra Italiana. In passato, le nostre Camere e il governo si erano pronunciati solo per provvedimenti temporanei o sull'onda dell'emozione, come nel caso di Eluana Englaro. Tutti i progetti di legge (l'ultimo risale al 2005) sull'argomento non riuscivano ad essere affrontati in aula, essendo la tematica particolarmente sentita dal punto di vista etico. La stessa divide trasversalmente i partiti politici.


GLI ARGOMENTI IN DISCUSSIONE

Sono sostanzialmente due: l'eutanasia, cioè la morte volontaria di un malato, in presenza di assistenza medica, e il testamento biologico, cioè le volontà dichiarate per iscritto di una persona, qualora non potesse decidere da sola sulle proprie cure mediche. Ci spiega Marco Cappato, dei Radicali Italiani: «L'esame della proposta di legge di Sinistra Italiana tecnicamente determinerà l'inserimento nei lavori del Parlamento del tema “fine-vita”. Quindi, le Commissioni inizialmente lavoreranno e accorperanno diverse proposte. Fra queste, c'è anche il progetto di legge di iniziativa popolare, depositato nel 2013 e sottoscritto da 105mila cittadini, a cura dell'Associazione Luca Coscioni. Si chiama “Eutanasia Legale”. Chiediamo la depenalizzazione del reato di omicidio del consenziente e di aiuto al suicidio, in precisi e limitati casi, per i malati terminali che di fronte a una sofferenza insopportabile, chiedono ripetutamente l'aiuto del medico per poter morire. Quindi, il medico che li aiuta non potrà essere incriminato”.


IL TESTO DI SINISTRA ITALIANA

Il testo su cui comincerà la discussione (cioè quello di Sinistra Italiana) riguarda questi argomenti: ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari e ogni tipo di trattamento di sostegno vitale così come della terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente, se maggiorenne e capace di intendere e di volere. Infine, ogni persona “può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del Comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia nel caso in cui egli venga a trovarsi nelle condizioni previste dalla legge”, dice il testo.


L’ITALIA È PRONTA?

«Gli italiani sono pronti, il problema è la classe politica di questo paese. Basta guardare i sondaggi. Da quelli dell'Istituto di ricerca Eurispes, a quelli pubblicati dalla rivista The Economist: stiamo parlano di percentuali del 60% o oltre degli italiani, che chiedono una legge sul fine-vita. Le persone comuni su questo tema sono molto più avanti della politica», commenta Marco Cappato, dei Radicali Italiani.

15 gennaio 2016


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