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La gravidanza: 9 mesi con qualche ansia

Aspettare un bambino è bellissimo, tuttavia durante la gestazione possono comparire ansia e attacchi di panico



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La gravidanza è un periodo straordinario e, nell’immaginario collettivo, questi 9 mesi sono bellissimi, intensi ed emozionanti per ogni donna: questo è sicuramente vero, ma è altrettanto vero che alla grande gioia per l’arrivo di una nuova vita, si somma spesso, un certo disagio della donna. Dati statistici alla mano fra il 5 e il 16% delle donne in dolce attesa sviluppano attacchi di panico, depressione e compulsione.

È normale durante l’attesa avere paura: è del tutto giustificabile il timore di non essere all’altezza del compito genitoriale, come è lecito essere preoccupati di come il nuovo arrivato sarà accolto in famiglia, soprattutto se si hanno già altri figli, sono giustificabili anche le paure economiche, il disagio per il proprio aspetto fisico, ma di sicuro la condizione non va sottovalutata.

Come precisa il dottor Carlo Gastaldi – Responsabile ginecologia dell’Istituto Clinico Città di Brescia (Gruppo Ospedaliero San Donato):«La depressione in gravidanza è un sintomo molto frequente ed in alcuni studi è riportata una incidenza elevata, quasi il 23 % delle donne sperimentano questa situazione».

La preoccupazione del parto, l’ansia di non essere sufficientemente preparate a questo evento, i dubbi ed i timori di non saper far fronte alla future esigenze del neonato, spesso si traduco in paure inconsce che progressivamente portano alla depressione.

Segni durante la gravidanza come tachicardia, vertigini, sudorazione, senso di svenimento, perdita del senso della realtà, desiderio di morire non vanno assolutamente sottovalutati, ma anzi devono spingere la gestante e chi le sta accanto a cercare aiuto.

Trascurare una simile sintomatologia durante la gravidanza aumenta il rischio di far nascere prematuramente il bambino con tutte le conseguenze del caso: un bambino nato prima del tempo, infatti, può avere problemi fisici e comportamentali. Studi recenti hanno evidenziato come i bambini nati molto prematuri hanno molte più probabilità degli altri, da adulti, di sviluppare disturbi d’ansia, di depressione o un disturbo da deficit dell’attenzione\iperattività (ADHD).

Questi sintomi se sottovalutati durante la gestazione possono essere preludio per la depressione post parto: sempre studi scientifici recenti hanno evidenziato come la depressione materna e persino quella paterna nell’immediato dopo nascita e comunque dalla nascita fino ai 3 anni del bambino, ne può i influenzare pesantemente il comportamento; in particolare l’incapacità di sorridere dei genitori al bambino e l’impossibilità di stabilire un corretto rapporto visivo con il piccolo, possono determinare nel bambino, ansia e depressione.

Come sottolinea ancora il dottor Gastaldi: «Vari fattori possono contribuire alla depressione post partum, una condizione che generalmente si instaura 1- 2 settimane dopo il parto, ma in alcuni casi anche fino all’anno. Dopo il parto i livelli degli ormoni e delle endorfine calano bruscamente, questa situazione associata ad altri fattori di tipo emozionale aumentano la probabilità di sviluppare una depressione post partum».

La donna e i suoi familiari quando si accorgono della depressione sono spesso portati a non chiedere aiuto per vergogna e per la paura che i farmaci possano nuocere al feto: durante la gestazione, sotto stretto controllo medico, alcuni farmaci possono essere assunti e si può comunque ricorrere alla psicoterapia e allo yoga, con buoni risultati. 

Conclude, infine, il professor Gastaldi: «È bene ricordare che vari farmaci antidepressivi utilizzati come terapia, passano, seppur in misura ridotta, nel latte materno, quindi l’allattamento al seno in corso di terapia andrebbe valutato in relazione al tipo di farmaco utilizzato».

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