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Dislessici in classe: perché gli aiuti sono indispensabili

Il governo olandese ha deciso di eliminare gli aiuti a scuola per gli studenti con dislessia, mentre in Italia una legge li prescrive. Qual è la scelta migliore? Ne parliamo con una psicopedagogista

Foto: iStock



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L’Olanda ha deciso di dire basta agli “aiuti” in classe (calcolatrici e correttori ortografici) per gli studenti dislessici. Gli esami, dice il governo, devono essere uguali per tutti: e subito è divampata la polemica. Perché gli alunni non sono tutti uguali. In Italia, con il 3-5% di ragazzi con dislessia, la legge prevede piani didattici personalizzati e strumenti utili a “sollevare lo studente da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo". La dottoressa Marcella Mauro, psicopedagogista referente del centro SOS Dislessia di Milano, ci ha spiegato i motivi per cui giudica più equa la legge italiana di quella olandese.

STUDENTI PENALIZZATI

«Gli studenti con disgrafia possono aver bisogno di effettuare una doppia rilettura del testo che hanno scritto: prima per verificare l’ortografia, poi per controllare la sintassi. A questo si somma il peso dell’organizzazione della struttura del testo. Tutto ciò grava sullo studente e lo penalizza», fa notare l'esperta.


COSA DICE LA LEGGE

«Le norme relative alla didattica con ragazzi dislessici sono dettate dalla legge 170 del 2010, cui è seguito il decreto attuativo del 12 luglio 2011 con linee guida molto precise: per esempio, il paragrafo 4.3.2 dice che per il disturbo di scrittura è previsto il correttore ortografico», spiega la dottoressa Mauro. «La videoscrittura permette di autocorreggersi e di rileggere con più facilità lo scritto. Il correttore ortografico è uno strumento compensativo e ha una relazione diretta con il deficit. Eliminarlo in nome di una presunta uguaglianza con i compagni sarebbe come togliere gli occhiali a un miope e pretendere che legga la lavagna come i compagni che vedono bene. Non ha senso».

ALLA BASE UN PRINCIPIO DI EQUITÀ

«Una progettualità scolastica che vada bene per tutti dovrebbe fare appello a un senso di equità, non all’omologazione», conclude Marcella Mauro. «La scuola non è un tribunale, dove la legge deve essere uguale per tutti: le classi sono eterogenee e una didattica equa deve necessariamente essere flessibile. In Italia abbiamo fatto grandi passi avanti con la legge 170, ma si può fare ancora molto con l’obiettivo di una scuola inclusiva per tutti, non solo per i dislessici».


11 febbraio 2016

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