A A

Menopausa: devo prenderli o no gli ormoni?

È un dilemma che interessa tutte le donne quando entrano in questa fase. Ecco quando è davvero importante ricorrere alla Tos (Terapia ormonale sostitutiva) e quando è inutile (o dannosa)



0

Menopausa: ecco quando è davvero importante ricorrere alla Tos (Terapia ormonale sostitutiva) e quando è inutile (o dannosa).

ASSOLUTAMENTE SÌ

Se sei andata in menopausa precoce, sia fisiologica (per il 5 per cento delle donne si manifesta tra i 40 e i 45 anni) indotta dall’intervento di asportazione delle ovaie. In questo caso, infatti, è più facile avere tutti i sintomi tipici della menopausa: vampate di calore, atrofia vaginale, calo del desiderio, insonnia, sbalzi d’umore e tendenza alla depressione. «Quello che più preoccupa, di una menopausa precoce, non sono i sintomi (fastidiosi ma transitori, tranne la secchezza vaginale) ma gli effetti negativi sulla salute che si manifestano nel tempo», avverte Rossella Nappi, docente di ostetricia e ginecologia all’Università di Pavia. «Più la menopausa arriva presto, più aumenta il rischio di osteoporosi, malattie cardiovascolari, ipertensione, eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, nonché precoce insorgenza di patologie neurodegenerative come il Parkinson e il morbo d’Alzheimer. Gli ormoni naturali della donna, infatti, hanno un effetto protettivo sul cuore e sulla circolazione, sulle ossa e sul cervello».

Quale terapia? In questo caso è utile seguire una Tos combinata (estrogeni e progestinici), che va calibrata sulla singola paziente in base alla sua età, all’insorgenza della menopausa, al peso, all’intensità dei sintomi, all’anamnesi clinica e allo stile di vita (fumo, dieta e attività fisica). Sulla base di questi dati, la terapia combinata con estrogeni e progestinici verrà prescritta a basso, medio o alto dosaggio». In quale formulazione? La scelta spazia dalle classiche pillole quotidiane alla via di somministrazione transdermica: ovvero cerotti (da cambiare una o due volte alla settimana) o gel da spalmare tutti i giorni sulle cosce o sulle braccia, dopo la doccia. Per quanto tempo seguire la Tos? Le ultime linee-guida sulla menopausa precoce emanate nel 2013 dicono che è consigliabile seguirla fino a 50 anni, età media in cui cessa il ciclo mestruale.

SÌ CON RISERVA

La Tos è consigliata anche a chi ha dei sintomi così pesanti (vampate notturne, secchezza vaginale, insonnia e depressione) da compromettere la qualità della vita. «In questi casi, però, è preferibile non proseguire la cura più di 5 anni, periodo oltre il quale aumenta il rischio di cancro al seno. Va tuttavia precisato che l’incremento dei casi di tumore emerso dal più grande studio sull’argomento (si chiama Whi e ha coinvolto quasi 17.000 donne) è minimo e non deve spaventare al punto da rinunciare all’opportunità di stare meglio, almeno nei primi anni della post-menopausa, i più critici». E per le donne che partono svantaggiate, perché hanno una familiarità per questo tumore? «Puoi farti prescrivere la Tos anche se hai avuto la mamma o la sorella incorse in questo tumore, dopo aver attentamente valutato il rapporto rischi-benefici». Una cura ormonale completamente diversa, infine, viene riservata alle donne la cui Moc (mineralometria ossea computerizzata) ha evidenziato marcati segni di osteoporosi. «Per loro va benissimo il tibolone, un ormone sintetico che si comporta al contempo progesterone, da estrogeni e da androgeni», spiega Nappi. «Una compressa da 2,5 mg al giorno, per cinque-sei anni (poi si valuta se proseguire o no) allontana il rischio di fratture al femore e alla tibia, incubo di chi ha le ossa molto fragili».

Quale terapia? Se prendi la Tos per attenuare sintomi da menopausa molto pesanti, dovrai puntare su una terapia ormonale combinata, cioè con estrogeni e progestinici, a medio o alto dosaggio. In caso di familiarità per il tumore mammario, invece, dovrai necessariamente seguire una versione più “leggera”. Puoi farti prescrivere una Tos a bassissimo dosaggio di estrogeni (pari a quelli che si rilevano il primo giorno del ciclo), combinati con un progestinico, sempre a basso dosaggio, da prendere in capsule molli da sciogliere in vagina: vengono assorbite localmente e non hanno un impatto negativo sulla salute del seno. «In questo caso, però, è bene non proseguire la Tos oltre i due-tre anni, perché l’incidenza del cancro alla mammella è direttamente proporzionale alla durata della terapia», dice Nappi.

ASSOLUTAMENTE NO

Niente Tos se fumi più di un pacchetto al giorno, se sei obesa, se soffri di diabete, ipertensione e ipercolesterolemia non controllati dai farmaci, se hai un maggior rischio di trombosi o se hai avuto un tumore al seno. «Il carico di estrogeni della Tos modifica i fattori di coagulazione del sangue e, nelle donne già “borderline” per peso, stile di vita e presenza di malattie croniche, è bene non esasperare i fattori di rischio», consiglia Nappi. «Puoi provare ad attenuare i sintomi della menopausa con integratori alimentari a base di soia e di trifoglio rosso».

NO CON RISERVA

«La Tos è sconsigliata anche a tutte coloro che vanno incontro alla cosiddetta “menopausa dolce”, cioè senza sintomi tali da giustificare il ricorso agli ormoni», prosegue l’esperta. «Il 20 per cento delle donne, infatti, non accusa vampate di calore, calo del desiderio, né insonnia o depressione. L’unico disturbo onnipresente, al quale è impossibile sfuggire, è la secchezza delle mucose vaginali che non solo minaccia l’intesa sessuale ma predispone a cistiti e vaginiti ricorrenti».

Quale terapia? Per combattere questo disturbo, non “scomodare” la Tos. Parlane senza imbarazzi al tuo ginecologo e fatti prescrivere degli estrogeni per via vaginale: estriolo o promestriene, se la secchezza è lieve, estradiolo se è intensa (in crema, ovuli o compressine da sciogliere in vagina). Rischi per il seno? Zero.

Pubblica un commento