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Quando il “mister” è donna

Democratiche, sensibili e meno aggressive. Ecco i punti di forza delle signore in panchina

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di Rossana Campisi


L’ultimo tabù è caduto l’estate scorsa, quando l’americana Jennifer Welter è stata ingaggiata dagli Arizona Cardinals per allenare la difesa durante la preseason (una specie di precampionato), diventando così il primo coach di una squadra di football americano maschile. Ma le “mister” in gonnella in altre discipline sono già una certezza, come dimostrano le francesi Corinne Diacre, allenatore del Clermont Foot 63 (squadra di calcio di seconda divisione francese) e Amélie Mauresmo, ora in “congedo di maternità” (ha dato alla luce un bimbo ad agosto) e trainer del terzo tennista più forte del mondo, il britannico Andy Murray. Il sospetto è che, oltre a tattiche e muscoli, le donne abbiano molto da insegnare. Strategie, e non solo.

 

Più democratiche degli uomini

«Rispetto ai maschi, le donne elaborano meglio le emozioni della squadra per poi canalizzarle verso gli obiettivi. Facilitano le dinamiche di cooperazione e unione e impostano uno stile fatto di educazione e sensibilità che fa sempre bene al team», spiega Andrea Franceschin, psicoterapeuta e professional member dell’American college of sports medicine. Ma non finisce qui: «Nello sport funziona come nelle aziende, luoghi dove si punta su prestazioni, competizione e obiettivi. Ed è qui che una donna dimostra di avere una leadership più democratica e uno stile più aperto alla negoziazione e allo scambio tra pari rispetto agli uomini», precisa Stefania Ortensi, psicologo dello sport per il centro di consulenza Psicosport. Infine, il valore aggiunto si chiama intelligenza emotiva, cioè, migliori capacità di risolvere i conflitti e maggiori doti comunicative: «Un buon allenatore deve avere queste qualità e le donne partono avvantaggiate perché ne sono più dotate per natura», conclude Ortensi.


Poche urla, molto coraggio 

E gli atleti come la pensano? «Dagli studi è emerso che, potendo scegliere, uomini e donne vorrebbero essere allenati da un maschio. Ma tutti concordano sul fatto che le coach hanno più empatia, si impongono con autorevolezza più che con autoritarismo, urlano meno e ascoltano di più. Sono più brave insomma a incoraggiare la squadra», aggiunge Francesca Vitali, docente di psicologia dello sport alla facoltà di Scienze motorie dell’Università di Verona. Ma, sorpresa, sono soprattutto le donne a preferire allenatori uomini: «Li percepiscono come più aggressivi ed esigenti, ma anche più strutturati».



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Articolo pubblicato sul n.41 di Starbene in edicola dal 29/09/2015

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