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Quali attività peggiorano la qualità del sonno?

Uno studio dell’Università della Pennsylvania ha dimostrato come alcune attività fisiche contribuiscano a peggiorare la qualità del sonno



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La pratica di un’attività fisica come la corsa, il ciclismo, il sollevamento pesi, lo yoga, il pilates o anche il semplice camminare o fare giardinaggio, è associabile con una migliore abitudine di sonno, come ha confermato anche il nuovo studio condotto dai ricercatori della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania.


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Ma a differenza delle ricerche precedenti, lo studio ha evidenziato inoltre come delle tipologie specifiche di attività fisica - come le faccende domestiche e la cura dei figli - siano invece connesse ad una bassa qualità del sonno, un fattore probabilmente legato al ridotto numero di ore dedicate al riposo notturno.

Nello specifico, dopo aver intervistato 429.110 adulti, i ricercatori hanno rilevato le dieci tipologie di attività fisica associate ad una quantità ‘normale’ di sonno, un dato ricavato chiedendo ai partecipanti di indicare l’attività fisica che avevano eseguito maggiormente nel mese precedente ed il numero di ore dedicate al riposo notturno sulle 24 che compongono una “giornata tipo”.

I risultati hanno quindi dimostrato che, rispetto a coloro che non avevano praticato alcuna attività fisica nel mese precedente, tutte le tipologie di attività fisica, eccetto le faccende domestiche e la cura dei bambini, erano state associate ad una minor probabilità di livelli insufficienti di sonno.

«Anche se in precedenza è stato dimostrato come la mancanza di esercizio fisico fosse associabile ad una riduzione del sonno, i nostri risultati hanno permesso di rivelare che non è sempre così» commenta il dottor Michael Grandner, autore della ricerca.

«Certamente questo studio conferma che coloro i quali si dedicano ad un esercizio fisico anche banale, come il semplice camminare, abbiano maggiori probabilità di avere migliori abitudini di sonno – prosegue l'esperto – ed anche come questi effetti siano maggiormente evidenti per le “attività intenzionali” (in cui cioè la volontà e la consapevolezza ricoprono un ruolo importante), come la corsa, lo yoga, il giardinaggio ed il golf».

«D'altro canto, è stato interessante notare come le persone che spendevano la maggior parte delle energie nei lavori domestici e nella cura dei figli, risultassero maggiormente soggette a sperimentare un sonno insufficiente – continua il dottor Grandner – motivo per cui possiamo dedurre che le esigenze della casa e del lavoro costituiscano effettivamente due dei principali motivi per cui le persone “perdono il sonno”».

Nel complesso però, i risultati ottenuti da questo studio risultano essere in linea con la crescente letteratura scientifica relativa all’influenza del sonno sulle performance diurne.

«Gli studi eseguiti dimostrano che la mancanza di sonno è associata ad uno scarso rendimento fisico e mentale, un risultato confermato anche dalla nostra ricerca – conclude Grandner – Allo stesso tempo però, sono necessari ulteriori studi per capire non solo se una determinata tipologia di attività fisica possa effettivamente migliorare o peggiorare la qualità del sonno, ma anche il modo in cui le abitudini di sonno possono influenzare la capacità personale di svolgere delle attività fisiche specifiche».

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