A A

Lo sport migliora la capacità di apprendimento

L’attività fisica permette di conservare una maggiore “flessibilità” del cervello e migliorare così la capacità di apprendimento anche in età adulta



0

Il bagaglio di esperienze che sperimenta ogni singolo individuo contribuisce a plasmare la peculiare mappa di connessioni tra neuroni chiamato connettoma: se infatti la materia grigia è indifferenziata, le esperienze individuali consentono di aprire e tracciare personalissimi collegamenti all’interno di differenti aree cerebrali, un fattore che influenza a sua volta alcune funzioni cognitive come la memoria, l’apprendimento e la capacità di recupero a seguito di traumi o lesioni cerebrali.


Fai la tua domanda ai nostri esperti

Le esperienze dunque influenzano le connessioni tra i neuroni, creando cambiamento e apprendimento sia in positivo che in negativo: ogni volta che si impara un nuovo passo di danza, per esempio, il cervello crea nuovi “collegamenti” neurali che forniscono al corpo le istruzioni per eseguire quel passo, mentre quando capita di dimenticare il nome di una persona significa che il “collegamento” connesso alla memoria risulta essere danneggiato.

Proprio questa “flessibilità” che caratterizza il connettoma (ovvero la mappa delle connessioni tra neuroni derivata dalle esperienze individuali), come dimostrato da una ricerca effettuata presso l’Università di Pisa e pubblicata sulla rivista Current Biology, potrebbe essere migliorata tramite la pratica costante di un’attività fisica, un fattore che potrebbe costituire la base per lo sviluppo di strategie terapeutiche non invasive anche nei casi di danni cerebrali.

Nello specifico, i risultati della ricerca hanno permesso di individuare nell’attività fisica una possibile opzione di trattamento per l’ambliopia, una condizione che interessa la corteccia visiva (ovvero l’area cerebrale dove vengono elaborate le immagini e le percezioni provenienti dalla vista) e che si manifesta come un’alterazione della visione dello spazio.

«La neuroplasticità, ovvero la capacità del sistema nervoso centrale di essere modificato dall'esperienza, è massima durante lo sviluppo, il cosiddetto “periodo critico” – commentano Claudia Lunghi e Maria Concetta Morrone, entrambe docenti presso del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale e di ricerca traslazionale – Questa capacità di modificarsi da parte del sistema nervoso garantisce all'organismo di adattarsi all'ambiente esterno che cambia continuamente, e costituisce un vantaggio evolutivo. È importante che la neuroplasticità sia limitata dopo la chiusura del periodo critico per evitare fenomeni di mal adattamento. Per questo motivo, fino a poco tempo fa si riteneva che la corteccia visiva adulta non fosse affatto plastica».

Ma confrontando i livelli di attività cerebrale di venti adulti con un occhio bendato durante la visione di un film e durante una sessione di cyclette, le ricercatrici hanno invece rilevato non solo come la corteccia visiva sia “flessibile”, ma anche come la plasticità cerebrale risulti maggiore con l’esercizio fisico.

«Lo studio che abbiamo realizzato dimostra la forte plasticità del cervello e quindi la sua potenziale capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione invalidante dell'adulto – concludono Lunghi e Morrone – Il nostro studio poi suggerisce che l'attività fisica, già utile per la salute generale del paziente, potrebbe essere utilizzata per aumentare l'efficacia del trattamento nei pazienti affetti da "occhio pigro"».

Leggi anche

Workout per migliorare… la memoria

Lo sport migliora le capacità matematiche

L'esercizio fisico migliora la memoria

Cervello in salute

L'esercizio fisico rende il cervello più elastico

Deficit di memoria: come curarli

Cervello: come nutrirlo

Pubblica un commento