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Dal ginseng indiano alla menta, i trattamenti naturali per la cura dell’Alzheimer

Ashwagandha o ginseng indiano (foto Corbis)



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L’Ashwagandha (nota anche come Withania somnifera o ginseng indiano) è una pianta sempreverde originaria dell’India, dove è stata impiegata per secoli in qualità di energizzante ed anti-stress.

Secondo le ultime ricerche scientifiche effettuate, l’Ashwagandha potrebbe essere impiegata efficacemente nella prevenzione e nel trattamento del morbo di Alzheimer, una malattia neurodegenerativa che ad oggi affligge circa 44 milioni di persone nel mondo, di cui un milione solamente in Italia.

Il morbo di Alzheimer è comunemente associato alla degenerazione e alla morte dei neuroni, fatto che determina una graduale perdita delle capacità intellettive e relazionali, un processo che, secondo i ricercatori del National Brain Research Centre (NBRC), potrebbe essere rallentato e addirittura invertito attraverso la somministrazione dell’estratto di Ashwagandha.

Lo studio, limitato al modello animale, ha infatti evidenziato come la perdita di memoria e le capacità cognitive fossero migliorate a seguito dell’assunzione di Ashwagandha per venti giorni, permettendo di tornare ad uno stadio normale (ovvero analogo a prima dell’insorgere della demenza) dopo un mese esatto dall’inizio del trattamento.

Anche la curcumina, estratto naturale della curcuma, sembrerebbe avere effetti molto postivi sulla salute del cervello: recentemente infatti è stato osservato come questa pianta abbia contribuito a smaltire l’accumulo di sostanze tossiche (chiamate beta amiloidi) e delle placche già presenti a livello cerebrale, entrambi fenomeni caratteristici del morbo di Alzheimer.

Esistono inoltre altre piante in grado di attenuare gli effetti legati all’insorgenza del morbo di Alzheimer, tra cui la melissa, menta e rosmarino (la cui assunzione combinata permetterebbe, secondo recenti studi, di migliorare l’apprendimento e la memoria), l’Uncaria ed il Gingko biloba, entrambi conosciuti per la capacità di stimolare l’ossigenazione del cervello.

Il Ginkgo biloba in particolare, è stato utilizzato a lungo dalla medicina orientale per il trattamento di disturbi come la pressione alta ed i problemi di memoria: proprio su questi due utilizzi tradizionali è basata la convinzione che il Ginkgo possa essere considerato come un valido alleato nel trattamento del morbo di Alzheimer, un’ipotesi questa che rimane ancora da verificare scientificamente.

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